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Trattato del Quirinale, nasce il nuovo asse europeo Italia-Francia

Sotto l'egida di Mattarella, Draghi e Macron firmano un patto di ferro su economia, cultura, giustizia e migrazioni

Nel corso di una cerimonia svoltasi al Colle, oggi 26 novembre, il premier Mario Draghi e il presidente francese Emmanuel Macron hanno firmato il Trattato del Quirinale che sarà quindi sottoposto alla ratifica dei rispettivi Parlamenti. Alla cerimonia hanno partecipato, oltre al Capo dello Stato, Sergio Mattarella, anche i ministri degli Esteri, Luigi di Maio, e Jean-Yves Le Drian. Subito dopo la firma, mentre Mattarella, Macron e Draghi ascoltavano gli inni nazionali al Colle, nel cielo di Roma sfrecciavano le Frecce Tricolori in doppia formazione (in alto nella foto). La prima formazione con i colori della bandiera italiana, la seconda con quelli francesi.

Cos’è il Trattato del Quirinale

Dopo una lunga gestazione, cominciata quatto anni fa, nel 2017, il Trattato del Quirinale è dunque nato. E di fatto costituisce un nuovo perno politico-istituzionale in Europa. Serve a far crescere la cooperazione tra Italia e Francia e tocca innanzitutto le politiche economiche e culturali dei due paesi. È prevista, ad esempio, una maggiore connessione tra Caisse des Dépots e la nostra Cassa Depositi e Prestiti. Ma l’accordo disciplina anche altri settori: le politiche di difesa, quelle migratorie e di giustizia. Nel trattato si definisce inoltre una politica spaziale comune. Per quanto riguarda l’istruzione e la ricerca si consente una completa equipollenza tra titoli di studio italiani e francese.

Italia Francia Draghi Macron
Foto Twitter @Palazzo_Chigi

Il nuovo asse italo-francese

Tra Italia e Francia c’è una sintonia politica e istituzionale crescente. Un colpo d’acceleratore alla conclusione di un patto che rimarrà storico l’ha data la presenza di Mario Draghi a Palazzo Chigi. E più ancora il ruolo di autorevole mentore politico dell’Unione europea che l’ex banchiere centrale sta svolgendo in questi mesi. Anche a fronte della pandemia di Covid e della fase difficile dell’asse franco-tedesco, data la situazione delicata della Germania, alle prese con il dopo-Merkel. Dal canto suo Emmanuel Macron si ricandida per un secondo mandato presidenziale ed è sotto elezioni (aprile 2022). Incassare un trattato in grande stile con un alleato e un partner commerciale fondamentale come l’Italia può restituire l’immagine di statista al capo dell’Eliseo. Il quale non brilla nei sondaggi e sarà quasi certamente costretto al ballottaggio elettorale per l’incalzare dell’estrema destra.

Mattarella: “Italia e Francia più forti

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha sottolineato l’importanza del Trattato del Quirinale. Un patto che creerà un legame più forte e strutturato tra Roma e Parigi e che contribuirà a costruire un’Europa più forte. Ma soprattutto “un futuro comune“. Da parte italiana il Trattato, come prevede la Costituzione, è stato firmato dal presidente del Consiglio, Mario Draghi. La sede e il nome scelti per finalizzare il nuovo accordo – Roma e il Quirinale – intendono riflettere l’eccezionalità delle relazioni tra Italia e Francia, al di là di alcuni malintesi del recente passato. E anche evocare in una nuova chiave quel Trattato dell’Eliseo che nel 1963 riavvicinò Francia e Germania, ripreso e completato nel 2019 da Macron e Merkel col Trattato di Aquisgrana.

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Foto Twitter @Palazzo_Chigi

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Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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