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Covid, zona arancione per l’Italia? Gli anestesisti: “Lockdown ai no vax”

I contagi crescono senza tregua spinti da Omicron e in Italia mancano medici e posti in ospedale. Si temono ricoveri in intensiva a +70% in 3 settimane

Avanza in Italia l’epidemia di Covid, spinta dalla variante Omicron. Il ministero della Salute chiede alle Regioni di rafforzare le misure di assistenza: “Il Paese è in una fase epidemica acuta“. Secondo Guido Rasi, consulente scientifico del generale Francesco Paolo Figliuolo, l’Italia si sta avvicinando alla zona arancione. Lo riporta l’Ansa. Continua infatti ad aumentare “l’occupazione dei posti ospedalieri.” Fondamentale, dunque, fare subito le terze dosi, perché “è una corsa contro il tempo“.

Perché il Covid è in “fase acuta”

Le autorità sanitarie considerano l’Italia in una fase epidemica “acuta“, caratterizzata da una elevata velocità di trasmissione del virus Sars-CoV-2. La nuova variante Omicron rappresenta una crescente minaccia. Il ministero della Salute, in una nuova circolare, fotografa così la situazione attuale e invita le Regioni ad alzare la guardia. Serve soprattutto rafforzare l’assistenza ospedaliera e territoriale in vista di un eventuale e consistente aumento dei casi Covid.

L’allerta Covid degli anestesisti

Un’allerta che gli anestesisti ospedalieri italiani confermano. La categoria si aspetta un aumento del +70% dei ricoveri Covid in terapia intensiva in poco tempo. Per gli anestesisti, in base all’attuale trend di contagi da Coronavirus, l’Italia rischia di avere, nelle prossime 2-3 settimane, “circa 1.700 pazienti in intensiva(oggi i malati Covid in rianimazione sono circa 1000). Lo afferma all’Ansa Alessandro Vergallo, presidente dell’Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani (Aaroi-Emac).

Covid Italia 19 Dicembre 2021
La pandemia in Italia al 19 dicembre 2021. Foto Twitter @MinisteroSalute

“Intensive, pochi posti e pochi medici” 

Oggi i posti in intensivasono 9mila, ma non tutti effettivi, e ne sono occupati circa mille“. Un quadro più veritiero, secondo Vergallo, è piuttosto quello che delinea la Corte dei Conti, la quale indica 1000 posti reali in più rispetto ai circa 5100 presenti, per un totale dunque di circa 6100 posti nelle rianimazioni. A fronte di tali numeri, avverte, è “irrealistico pensare di poter aumentare i posti letto ulteriormente, perché mancano i medici. Non è questa la soluzione, non si può spremere ancora il sistema”.

Sanitari pronti allo sciopero

Anzi, “se la politica continuerà a proporre la moltiplicazione dei posti letto in intensiva e area medica come unica soluzione” al Covid le conseguenze saranno gravi. Non si può, afferma Alessandro Vergallo, restare incuranti della “carenza cronica degli organici medici e delle condizioni di lavoro dei sanitari, “. Per questo i sanitari non escludono “azioni di protesta dei medici anestesisti e di Pronto soccorso, fino allo sciopero“.

“Covid, misure per i non vaccinati” 

Piuttosto, sostiene Vergallo, la soluzione per affrontare la prevedibile crescita della pandemia in Italia è un’altra. Ovvero “adottare misure di contenimento più drastiche per frenare la circolazione del virus. Come il lockdown stringente per i non vaccinati“. Nelle ultime otto settimane ne nostro Paese si sono registrati rapidi incrementi dell’incidenza del Covid, che ha ormai raggiunto i 241 casi per 100mila abitanti. Cresce il tasso di occupazione dei posti letto in terapia intensiva: al 9,6% rispetto alla soglia nazionale di allerta fissata al 10%. Nelle aree mediche è del 12,1% rispetto alla soglia del 15%. L’indice di trasmissibilità Rt del virus si colloca stabilmente sopra il valore di 1, a quota 1,13.

Covid Ospedale Terapia Intensiva
Crescono i ricoveri per Covid negli ospedali

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Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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