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I Cinefanatici – cosa non ha funzionato in “Justice League” rispetto alla “Snyder Cut”

In onda stasera in chiaro su Italia 1, ha ricevuto la stroncatura da parte del pubblico e della critica, fino al "salvataggio" di Zack Snyder

Era il 2017 quando nelle sale approdò Justice League. Quinto titolo appartenente al cosiddetto DC Extended Universe, ha portato in scena l’omonimo gruppo di supereroi. Superman, Batman, Aquaman, Wonder Woman, Flash: tutti hanno risposto all’appello, supervisionati dalla regia di Zack Snyder. Il regista – come è noto – si è però trovato costretto ad abbandonare il progetto per delicate vicende personali, comportando l’ingresso di Joss Whedon alla regia. Quest’ultimo ha dunque portato a termine le riprese, gestendo la post-produzione del blockbuster.

Nonostante il suo intervento, però, il risultato non ha destato particolare apprezzamento, venendo stroncato su più fronti. Sia il pubblico che la critica, infatti, hanno bocciato il cinecomic del DC Extended Universe. I fan hanno dunque avvertito l’esigenza di una nuova versione, maggiormente fedele agli intenti originali del regista. Nel 2020, perciò, Zack Snyder ha annunciato la director’s cut, intitolata programmaticamente Zack Snyder’s Justice League, distribuita direttamente sulla piattaforma HBO Max.

Justice League

Perché la Snyder Cut era assolutamente necessaria

Gli appelli disperati da parte dei fan hanno trovato accoglienza da parte di Zack Snyder, che ha dunque rielaborato il materiale di Justice League, arricchendolo di scene inedite (e molto altro). E, se Jeremy Irons – che ha ricoperto il ruolo di Alfred Pennyworth in entrambe le versioni – di recente ha ammesso di non aver ancora visto la director’s cut, dicendosi sicuro che “non sarebbe potuta essere peggiore“, in molti si sono lasciati conquistare. Il 18 marzo 2020 ha dunque visto la luce in prima assoluta su Sky e in streaming su NOW la Snyder Cut. Le due ore della versione del 2017 hanno lasciato spazio a una durata complessiva di quattro ore, ridistribuita in altrettanti episodi da un’ora ciascuno. Il wide screen cinematografico ha lasciato il posto a un 4:3. E, soprattutto, il Joker di Jared Leto e il Vulko di Willem Dafoe sono stati inclusi. Ma non sono le sole differenze.

 

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Le differenze decisive della Snyder Cut che hanno salvato Justice League

Questo perché l’epopea snyderiana ha offerto al proprio pubblico un’esperienza più avvincente, senz’altro più cupa e narrativamente strutturata in maniera più coerente. Se la trama, incentrata sull’intenzione di Bruce Wayne di radunare una squadra di supereroi per combattere una minaccia aliena, è (quasi) la stessa, le differenze sono sostanziali. Le stesse che rendono Justice League un buco nell’acqua e la Snyder Cut un progetto organico, riuscito nella sua interezza. A partire dalle scelte prettamente tecniche, come il formato video ripristinato a 4:3, di gran lunga più vicino al format IMAX, mantenendo perciò la composizione originale prevista delle scene (tagliate dalla risoluzione 16:9 imposta poi da Whedon).

Allo stesso modo, sul piano cromatico, le scelte di Whedon non si sono rivelate delle migliori. I colori più accesi e tendenti, al contempo, a tonalità sul blu, non solo hanno snaturato gli epici costumi di Superman Batman ma appiattito il ritmo narrativo. Altra differenza sostanziale è rappresentata dalla già citata durata, che nella Snyder Cut passa a quattro ore. Un intervallo temporale maggiore che conferisce ampio respiro alle sequenze, non dando più per scontante alcune spiegazioni doverose (il motivo, per esempio, per cui Diana/Wonder Woman sia a conoscenza dell’identità di Darkseid). Ne consegue una maggiore coerenza interna, ma anche una crescente intensità drammatica, in cui la posta in gioco finale è più alta. Non sono più gli eroi che cercano di sconfiggere la minaccia aliena, ma una vittoria dolce-amara in cui eventi specifici potrebbero determinare il destino della Terra.

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Lorenzo Cosimi

Cinema e tv

Romano, dopo la laurea triennale in Dams presso l’Università degli Studi Roma Tre, si è poi specializzato in Media, comunicazione digitale e giornalismo alla Sapienza. Ha conseguito il titolo con lode, grazie a una tesi in Teorie del cinema e dell’audiovisivo sulle diverse modalità rappresentative di serial killer realmente esistiti. Appassionato di cinema, con una predilezione per l’horror nelle sue molteplici sfaccettature, è alla ricerca costante di film e serie tv da aggiungere all’interminabile lista dei “must”. Si dedica alla produzione seriale televisiva con incursioni sui social.

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