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Bettino Craxi: il vero colpevole?

La globalizzazione finanziaria, il crollo del muro e la regia dietro l'inchiesta

Sono trascorsi 22 anni oggi da quando si è spenta ad Hammamet una delle personalità politiche più importanti della vita politica degli Anni ’80-’90. L’ex presidente del consiglio: Bettino Craxi. Eletto segretario del Partito Socialista Italiano nel 1976, divenne nel 1983 il primo Presidente del Consiglio di aerea socialista della storia. Il suo nome richiama indissolubilmente alla memoria due episodi storici controversi e cruciali del nostro Paese: Sigonella e Tangentopoli. Il primo consacrava Craxi salvatore della difesa della sovranità nazionale italiana, mentre il secondo al contrario finì per eleggerlo il colpevole numero uno del sistema di finanziamento illecito ai partiti. Chi è stato Bettino Craxi? Un salvatore o un colpevole? Quella storia oggi, alla luce delle ultime indiscrezioni e riflessioni ex post, merita forse di essere raccontata da un altra prospettiva.

Il contesto storico del Craxismo

Per comprendere fino infondo la vicenda è indispensabile l’analisi del contesto storico e soprattutto dello ‘straordinario’ tempismo che la contraddistingue. Gli Anni ’80-’90 furono segnati principalmente da due importanti episodi: la fine della Guerra Fredda con la caduta del Muro di Berlino nell’ 1989 e l’accelerazione verso l’integrazione europea con il Trattato di Maastricht del 1992. L’Italia con la fine del conflitto fra i due blocchi, perdeva la sua posizione geopolitica strategica. In quanto paese NATO, democratico, con all’interno il più grande partito comunista d’occidente, era infatti per gli USA di cruciale interesse. La caduta del Muro inoltre metteva fine allo storico conflitto DC-PCI che per decenni aveva fossilizzato la politica interna del nostro Paese. Perdendo la loro giustificazione ideologica, questi partiti apparvero agli occhi della società civile sempre più obsoleti e ingombranti. Scollati dal contesto internazionale.

La questione dell’integrazione europea nel frattempo, con l’imminente riunificazione della Germania, premeva sull’assetto del nostro sistema economico. L’Italia era un Paese con una forte economia mista, dove il sistema economico produttivo rimaneva saldamente nelle mani dello Stato. Le nuove istanze neoliberiste invece propagatesi dall’America di Reagan al Regno Unito della Thatcher durante gli Anni ’80, promettevano attraverso il superamento del ruolo dello Stato, il risanamento delle finanze pubbliche e quell’integrazione economica di cui avrebbero beneficiato tutti.

Fu così che negli ambienti dell’alta imprenditoria privata e tra le fila delle giovani élite europeiste, si saldò fortemente la volontà di improntare questa filosofia il neo mercato unico europeo e la futura unione monetaria. Soprattutto di accelerarne il processo così da porre fine all’esorbitante potere economico della cosiddetta “partitocrazia”. Il Trattato di Maastricht poneva difatti attraverso i suoi 5 parametri un “vincolo esterno” alla spesa pubblica dei governi, con il debito al 60% e deficit al 3%.         

Craxi e la regia occulta

La questione del finanziamento illecito ai partiti e un apparato statale ormai insostenibile erano in Italia problemi noti a tutti. Craxi era però consapevole che il delicato passaggio da pubblico a privato sarebbe dovuto avvenire in più tappe, richiedendo delle strategie e tempi politici lunghi. L’inchiesta giudiziaria di Mani Pulite non concesse tutto ciò. Abbattendosi duramente verso la classe dirigente e verso il politico, che più di tutti avevano rappresentato gli interessi del nostro Paese oltreoceano. L’episodio di Sigonella, come rivelano documenti storici desecretati, destò profondo scalpore nell’amministrazione USA. Craxi, alla pari di Andreotti, era fortemente convinto della natura euro-mediterranea del nostro Paese e ne auspicava un ruolo di primo piano. Sia nel neo progetto europeista, che nelle aree strategiche del mediterraneo a monopolio franco-statunitense. Questo bastava a rendere Craxi una personalità politicamente scomoda.

Tangentopoli e gli USA contro Craxi

Recenti rivelazioni dell’ambasciatore americano di quegli anni, Peter Semler, confermano che già molti mesi prima dell’inchiesta, Antonio di Pietro ne avesse anticipato i risvolti al console di Milano Bartholomew. L’inchiesta ha poi portato a tanti arresti, che avrebbero colpito soprattutto Craxi e la DC. Il tribunale mediatico-giudiziario doveva dunque colpire quella classe politica più ostica agli schemi internazionali in atto. Si presentava un mondo dove il capitalismo avrebbe assunto una dimensione soprattutto finanziaria, sostituendo l’economia reale, determinando inevitabilmente anche le nuove scelte politiche. Cirino Pomicino racconta di come sia storia nota, che la CIA agli inizi degli Anni ’90 abbia ricevuto ordine di fare intelligence economica e raccogliere informazioni sull’Europa corrotta. Europa in quegli anni a stampo ancora fortemente socialdemocratico, con “politici di razza“, spesso scomodi sul campo, come Bettino Craxi e François Mitterrand. Senza dimenticare, di area opposta, il cancellerie che ha riunificato le due Germanie, Helmut Kohl.

Le conseguenze di Mani Pulite

Tangentopoli ha segnato l’inizio del declino economico e politico del nostro Paese. L’Italia secondo la classifica stilata dall’Economist, raggiungeva nel 1991 la quarta potenza mondiale superando l’Inghilterra. A seguito delle massicce ondate di privatizzazioni del sistema e degli attacchi speculativi dovuti all’instabilità politica di quegli anni, il Paese scivolò verso la settima posizione del 2001. L’IRI ad esempio che rappresentava circa il 5% del nostro PIL e le cui molte attività risultavano ancora valide, subì la privatizzazione incondizionata per far fronte al debito pubblico al 101%. Diversi colossi di Stato una volta privatizzati furono condannati a cambiare proprietà ripetutamente e a perdere la capacità di competere in Europa e nel mondo. L’Italia si ritrovò improvvisamente alla mercé della finanza globale e priva di una politica industriale.  

L’inchiesta giudiziaria di Mani Pulite aveva assunto connotati di una vera e propria gogna mediatica. Il segreto istruttorio riguardo gli avvisi di garanzia venne quasi sistematicamente meno e reso merce di scambio con i mass media, che orientavano l’opinione pubblica prima ancora delle azioni della Procura o delle sentenze definitive. Più del 50% di quegli arresti non produsse alcun risvolto penale. A pagare fu un’intera classe dirigente e, insieme a lei, l’intero paese che da quel momento in poi ha progressivamente perso prestigio e credibilità politica.

Craxi colpevole assoluto o fu una “falsa rivoluzione”?

Il vero colpevole non fu Craxi, ma un sistema politico pigro e malato che purtroppo non seppe cambiare in tempo. Un sistema che però ha il merito in 60 anni di aver costruito la fortuna di molti e soprattutto di aver sempre difeso la sovranità nazionale. Il capo del pool di Mani Pulite Francesco Saverio Borrelli, ha commentato così anni dopo gli effetti dell’inchiesta: “non valeva la pena buttare all’aria il mondo precedente per cascare poi in quello attuale”. Quella che Craxi stesso aveva da sempre definito “una falsa rivoluzione“.

 

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Chiara Cavaliere

Attualità, Spettacolo e Approfondimenti

Siciliana trapiantata nella Capitale, dopo la maturità classica ha coltivato la passione per le scienze umane laureandosi in Scienze Politiche alla Luiss Guido Carli. Senza mai abbandonare il sogno della recitazione per cui ha collaborato con le più importanti produzioni cinematografiche italiane tra cui Lux Vide, Lotus e Italian International Film.
Si occupa di attualità e degli approfondimenti culturali e sociali di MAG Life, con incursioni video. Parla fluentemente inglese e spagnolo; la scrittura è la sua forma di attivismo sociale. Il suo mito? Oriana Fallaci.

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