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Primo scrutinio Quirinale: trattative intense, intesa difficile

Fra carte coperte sui nomi, metodi di scelta e patto di legislatura la tattica prevale. Quasi certamente la 'chiama' odierna non avrà esito positivo

Per quanto appaia difficile l’intesa sul nome del nuovo Capo dello Stato tra le forze politiche, il primo scrutinio per il Quirinale, oggi 24 gennaio, si preannuncia scontato. Ovvero con esito nullo per assenza di un nome ampiamento condiviso e quindi con molte schede bianche nell’urna. Al massimo con candidature di bandiera, in modo da comprendere gli umori dell’Aula Alle 15 i grandi elettori si riuniranno per votare a Montecitorio, in una giornata che non sembra quella delle sorprese. I risultati attorno alle 20.

Incontro fra Letta e Salvini

Tattiche, incontri, telefonate e veti incrociati si moltiplicano. Anche perché adesso occorre far presto. Al quarto scrutinio basta la maggioranza assoluta (e non più qualificata) dei due terzi per eleggere il Presidente al Quirinale e può succedere di tutto. Oggi si svolgerà l’incontro, atteso inizialmente ieri, fra Enrico Letta (PD) e Matteo Salvini (Lega). Dopo i Cinque Stelle, il PD è la forza di Centrosinistra col maggior numero di grandi elettori: 154.

Una girandola di nomi

La lega è il partito con più grandi elettori del Quirinale nel Centrodestra: 212. Da parte dem i nomi sul tavolo sono Draghi e Mattarella prima di ogni altro. Salvini auspica di “non ricevere solo dei no” da Letta, che, dopo il ritiro di Berlusconi ha già cassato Letizia Moratti ed Elisabetta Casellati, e non è entusiasta di Pier Ferdinando Casini. Il PD idealmente vorrebbe nuovo Presidente Andrea Riccardi, il fondatore della comunità di Sant’Egidio. Un nome che per Matteo Renzinon ha chances“. Non sembra al momento avere chances neppure Marta Cartabia, la candidata in pectore di Carlo Calenda.

Il Presidente uscente, Sergio Mattarella

M5S, muro su Draghi al Quirinale

L’ipotesi di Draghi al Quirinale mette in forte agitazione il Movimento Cinque Stelle, la forza politica col maggior numero di grandi elettori: 236. “Ricordate i giornali? – ha detto Giuseppe Conte ai suoi – Da un anno ci dicono in ogni occasione che questo governo non va minato, che ci vuole responsabilità. Oggi alcuni dei questi stessi ci dicono il contrario, quasi che un premier valga l’altro. Per noi, questo governo deve continuare a lavorare. Ci descrivono solo come preoccupati di finire la legislatura. Siamo qui per tutelare interesse cittadini costi quel che costi“.

Centrodestra, i nomi per il Colle

Dopo l’uscita di scena di Silvio Berlusconi il Centrodestra appare lacerato e deve ricomporsi. La rosa di nomi annunciata da Matteo Salvini ancora non c’è ma l’ex ministro appare irremovibile su due punti. Il primo è il nome di Mario Draghi. “Toglierlo da Palazzo Chigi è pericoloso” sostiene Salvini. Il secondo è il nome di Pier Ferdinando Casini: “Non è un candidato del Centrodestra“. Ma sui nomi troppo vicini allo schieramento avversario Enrico Letta alza un muro: “Ulteriori candidature di Centrodestra faranno la stessa fine di quella di Berlusconi. È il metodo che era sbagliato“.

Renzi: “Al Quirinale mai contro i partiti

Nell’incontro-scontro fra Centrodestra e Centrosinistra le forze centriste attendono il loto momento. Matteo Renzi invita alla calma ma non esclude dalla corsa né Mario Draghi né l’ex Presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini. Sul Capo dello Stato, però, il leader di Italia Viva è netto: “Al Quirinale non si va contro i partiti. Penso che la candidatura di Draghi possa stare in piedi solo se ha questo elemento politico. Al Quirinale ci vai soltanto con un’iniziativa politica“. Giunge intanto la notizia della morte, ieri sera, del deputato di Forza Italia, Vincenzo Fasano. Scendono perciò a 1008 i grandi elettori che eleggeranno il prossimo Presidente della Repubblica. Per tornare al plenum di 1009 occorre proclamare deputato il primo dei non eletti, il quale potrà partecipare subito al voto.

Il Palazzo del Quirinale

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Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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