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Breiner David e René, nothing can be lost

Un ragazzo e un anziano muoiono a pochi giorni di distanza in luoghi che più diversi non potrebbero essere. Ma le loro storie hanno punti in comune

Un ragazzo fiero e pieno di dignità guarda dritto negli occhi chi lo sta fotografando. Guarda anche noi. Ha 14 anni e si chiama Breiner David Cucuñame López. È morto assassinato lo scorso 14 gennaio in Colombia, il suo paese. La sua colpa? Essere un “guardiano della terra” non violento, come il suo popolo di sole 140mila persone, i nativi Nasa, chiama i giovani leader sociali. Breiner David apparteneva alla “guardia indigena studentesca Kiwe Thegna“. I “guardiani della terra” sono civili impegnati nella difesa delle aree indigene. Come nel Cauca, la regione di Breiner David.

Breiner David
Breiner David, 14 anni. Foto Twitter @serviotuliodiaz

David, il bastone del comando

Un territorio infestato da cacciatori di risorse naturali e dalla violenza dei gruppi armati che insanguinano la Colombia da decenni. Sotto accusa per l’assassinio del giovane sono le cosiddette Farc dissidenti: organizzazione armata rivoluzionaria che non ha accettato gli accordi di pace del 2016. Breiner David, così come gli altri della guardia indigena, portava sempre con sé il “bastone del comando“, simbolo di un’autorità morale da rispettare. Con sé portava anche coraggio, fierezza e dignità. Lo sappiamo perché ce lo racconta la foto che vedete sopra. Se il suo bastone del comando è forse andato perduto, nella sua comunità che grida giustizia il suo esempio vive. Come un lampo nel buio della cosiddetta civiltà.

Robert René
René Robert, 85 anni. Foto Twitter @ManuelRevilla57

Cinque giorni dopo l’omicidio di Breiner David in Colombia, il fotografo svizzero René Robert, 85 anni, celebre ritrattista dei ballerini di flamenco, sta rientrando a casa dopo un incontro con amici. È il 19 gennaio, siamo nel cuore della sua città: Parigi. Improvvisamente, in Rue de Turbigo, fra Place de la République e Les Halles, René crolla a terra sul marciapiede. Un malore, una vertigine, la caduta. Il fotografo rimane fermo. Nove ore. Nessuno dei tanti passanti del centro interviene. All’alba un uomo senza fissa dimora lo vede e dà l’allarme. I soccorritori trasportano il fotografo in ospedale, dove muore un’ora dopo. Era ormai andato in ipotermia a causa del freddo di nove lunghe ore steso a terra.

Robert, “non voltiamoci dall’altra parte

Sui social scoppia la polemica. La solita. “Ucciso dal freddo e dall’indifferenza” titolano i giornali. Tutto vero. Fa riflettere però la considerazione di Michel Mompontet, giornalista e amico di René Robert, che ha dato la notizia. “Prima di dare lezioni o accusare qualcuno – dice – devo capire se mi sarei fermato di fronte a un uomo a terra”. Poi Mompontet fa appello a “non voltarsi dall’altra parte quando vediamo qualcuno a terra per strada“. René, con Breiner David, il ragazzo colombiano, fa parlare di sé forse più in morte che in vita. Ma quando si parla di vita e morte “nothing can be lost” diceva il maestro buddista vietnamita Tich Nath Han. Nulla può essere perduto. Neppure l’appello alla giustizia e alla solidarietà che questo vecchio e questo bambino gridano con la loro scomparsa.

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Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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