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Che Tempo che Fa, Papa Francesco: “quello che si fa con i migranti è criminale”

La lunga intervista di Fabio Fazio spazia attraverso molti temi e il Santo Padre racconta le sue passioni

Papa Francesco affronta molti temi dai migranti alla guerra, alla necessità di farsi carico dell’altro come della Madre Terra. La lunga intervista – registrata e trasmessa questa sera – fatta Fabio Fazio nel programma Che tempo che Fa, è la prima apparizione televisiva del Santo Padre. Che non ama la televisione, come ha raccontato lui stesso, non la guarda dal 16 luglio del 1990, se non per seguire l’informazione su eventi importanti e tragedie. Ma ripercorriamo quanto ha raccontato questa sera.

Un Papa che sopporta come un padre di famiglia

Se dicessi che sono un campione di sopportazione non sarei onesto” – si schernisce così il Pontefice alla domanda sulla capacità di sopportare grandi difficoltà. Sono quelle dei padri di famiglia, spiega, della gente comune e lo fa grazie all’aiuto di tutta la Chiesa, dei Vescovi, come delle persone che gli sono accanto.

La gente è meno importante della Guerra

Sul tema dei migranti ancora una volta Papa Francesco è nettissimo spiegando come tutto dipenda dal dilagare della “cultura dell’indifferenza” che mette le guerre al primo e la gente al secondo. Come esempio ricorda lo Yemen, da tanti anni coinvolto in un conflitto senza soluzione perché spiega “i poveri non contano, non sono al primo posto nell’immaginario universale. Conta la guerra, la vendita delle armi. Un anno senza armi permetterebbe di far mangiare ed educare gratuitamente tutto il mondo”. 

Le guerre producono bambini che muoiono di fame, che muiono sulle spiagge” – ha proseguito, illustrando poi come esistano diversi tipi di guerra: “ideologica, di potere, commerciale, per sopravanzare l’altro“. In ogni caso la guerra è “un controsenso della creazione“, ma che cammina di pari passo. Nella Bibbia dopo la creazione c’è la guerra tra fratelli, quella per culturale di Babele. Poi indica il buono in chi lavora la terra, cura i propri figli come antitetico a chi si impegna nella guerra, nella sua “meccanica di distruzione”.

Papa Francesco: “In Libia ci sono i Lager

Sollecitato sulla sua definizione del Mar Mediterraneo come cimitero, non usa mezzi termini: “quello che si fa con i migranti è criminale“; ricorda cosa passano per arrivare. “In Libia ci sono i lager dei trafficanti” e invita il pubblico a vedere i filmati disponibili sul sito del dicastero dello Sviluppo Umano e li potete vedere. Spiega come Spagna e Italia, più vicine alle rotte siano più investite e sprona l’Unione Europea a trovare l’accordo oggi sulla politica migratoria: “Ogni paese deve dire quanti migranti può accogliere”.

 

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E poi offre la sua visione di una giusta politica migratoria esortando i governanti a non sottrarsi: “il migrante va accolto, accompagnato, promosso e integrato nella società“. Perché in paesi come il nostro la migrazione è anche una risposta al calo demografico e ricorda come “un migrante integrato aiuti il paese in cui emigra“. Strettamente correlata è la necessità di farsi carico delle ingiustizie e non voltarsi dall’altra parte: “non basta vedere, è necessario sentire, è necessario toccare, sentirsi coinvolti“. Proprio toccando le miserie arriviamo spiega poi all’eroicità come hanno fatto medici ed infermieri in questa pandemia, ci hanno mostrato come solo toccando “il dolore della gente ci permette di trovare una soluzione“.

L’importanza secondo Papa Francesco del “buon vivere”

Fazio poi passa ai temi ‘ambientalisti’ trattati nell’enciclica Laudato Sì. “La deforestazione amazzonica significa meno ossigeno, cambiamento climatico, morte della biodiversità: uccidere la Madre Terra…” quando invece sarebbe necessario l’approccio degli aborigeni, del buon vivere per farsi carico nel migliore dei modi della Madre Terra. E cita una canzone di Roberto Carlos in cui un bambino domanda al suo papà “perché il fiume non canta più”; con il padre risponde: “perché il fiume non c’è più“. Per questo sottolinea come buttare la plastica in mare sia “criminale” e quanto sia necessaria un’educazione per prendersi cura del creato.

Il male dell’aggressività sociale e il bullismo

Mette in evidenza il problema più grave per lui legato all’aggressività sociale, e che come conseguenza del bullismo sta provocando l’aumento dei suicidi giovanili. Spiega come l’aggressività non sia sempre dannosa, e che nasce sempre dal non affrontare direttamente il problema, anche in famiglia. L’aggressività che all’inizio è sempre verbale, allargandosi, può distruggere l’identità e incidere anche nelle famiglie. I genitori devono secondo il Pontefice “giocare e non spaventarsi di essere vicini ai figli anche quando commettono piccoli errori; devono essere complici perché avere complicità li fa crescere insieme“.

Poi Papa Francesco spiega il diritto al perdono: “Dio ci ha fatti buoni e liberi e quella libertà è capace di fare tanto bene e tanto male. Ma essere perdonati è un diritto umano; è un eredità di Dio agli uomini”. 

Papa Francesco: mondanità spirituale e putredine

Il male più grande della Chiesa è la mondanità spirituale, peggio dei papi libertini, perché fa crescere il clericalismo, una perversione della Chiesa che genera rigidità e sotto ogni tipo di rigidità c’è putredine, sempre… L’ideologia in questi casi prende il posto del Vangelo. La Chiesa va avanti con la forza di Dio e la misericordia. Senza la carne di Cristo non c’è redenzione. Nella carne di cristo c’è il futuro della Chiesa”.
Indica così semplicemente il cammino e l’obiettivo insieme della Chiesa e ai fedeli l’importanza della preghiera: “pregare è quello che fa il bambino chiedendo aiuto al papà e alla mamma … pregare è come incontrare il Papà per i cristiani. Se ti abitui a chiamare Dio Papà la tua fede non sarà superstizione”.

Francesco, un Papa che non si considera Santo

Poi c’è spazio per l’umanità immensa che è nel Santo Padre. Del suo ricordo di infanzia nel voler diventare un macellaio, dell’amore per la chimica e la preparazione per gli studi di medicina. Della musica che ascolta – classica e il tangoche mi piace. Un porteño che non balla il tango, non è un porteño”.

 

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Degli amici, pochi di cui ha bisogno, perché si considera un uomo comune e non un santo come i papi prima di lui e per questo non è andato a vivere in Vaticano, perché nell’appartamento in Santa Marta ci sono i suoi amici, “pochi ma veri”.
La medicina del senso dell’umorismo per cui suggerisce la nota 101 e la chiosa che lo contraddistingue da sempre di pregare per lui – “chiedo 100 preghiere” – e anche a chi non crede o non può, almeno “mandi buoni pensieri che ne ho bisogno”.

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Angela Oliva

Direttore Responsabile
Pugliese di nascita, muove le sue prime esperienze giornalistiche tra Palio, Sport e Cronaca bianca a Siena durante il periodo universitario divenendo pubblicista subito dopo la laurea con lode in Scienze della Comunicazione. Con il trasferimento a Roma inizia il praticantato che la porterà a diventare professionista nel 2008. Si è occupata di gambling, dipendenze, politica estera (ha una seconda laurea sempre con lode in Scienze internazionali e diplomatiche), ippica, economia. Ha collaborato con giornali, TV (Telenorba), l'agenzia di stampa nazionale Il Velino-AGVNews e con diverse realtà specializzate. Diverse le esperienze in agenzie come account ed advisor del settore bancario, di associazioni di categoria, di comunicazione pubblica, turismo, trasporti, cybersecurity, compliance & risk management, telecomunicazioni, 5G e di gaming.
In parallelo si è occupata di Comunicazione strategica e Marketing come manager in azienda - trasferendosi a Rimini - assumendo spesso anche la responsabilità delle Relazioni esterne. Ha approfondito, con due diversi master, anche i temi della Corporate Social Responsibilty e della Sostenibilità.

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