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Covid: via le mascherine all’aperto, i nuovi casi scesi del 40% in 7 giorni

La pandemia rallenta anche se i ricoveri e i morti restano elevati

Non è ancora ufficiale ma è quasi certo che dal venerdì prossimo 11 febbraio non saranno più obbligatorie le mascherine anti Covid all’aperto in tutta Italia, a prescindere dal colore della Regione. Un provvedimento del ministero della Salute è in arrivo, dice il sottosegretario alla Salute, Andrea Costa.

Rallenta la corsa del Covid

In Italia si intravede anche la riapertura delle discoteche, così come un cambio delle regole per quanto riguarda la capienza negli stadi. Più in generale, il Covid sembra rallentare la sua corsa e lo stato di emergenza, che dura da due anni, potrebbe terminare definitivamente il prossimo 31 marzo. Un’iniezione di fiducia giunge dalle vaccinazioni. Con il completamento delle terze dosi – circa 12-13 milioni quelle che ancora mancano – previsto entro marzo, la necessità di una ennesima proroga dello stato di emergenza potrebbe venire meno.

Positivi in calo

Tornano intanto sotto i 2 milioni gli italiani attualmente positivi al Coronavirus. In base al bollettino Covid del ministero della Salute sono 1.990.701, un dato che non si registrava dal 9 gennaio. Il record assoluto, dall’inizio della pandemia, è stato raggiunto il 23 gennaio, con 2,7 milioni di italiani positivi. “Siamo ancora in fase di lotta ma i segnali sono incoraggianti“, dice il ministro della Salute, Roberto Speranza. Alle Agorà del PD in Basilicata il ministro ragiona di “una decrescita del 40% dei casi in una settimana. Questo è stato possibile grazie a una campagna vaccinale straordinaria.” Nei reparti ordinari la percentuale dei posti letto occupati da pazienti con Covid-19 risale però al 29% a livello nazionale. Il 7 febbraio i nuovi contagiati da Coronavirus in Italia sono stati 41.247 in 24 ore, contro i 57.715 di una settimana prima: una riduzione su base settimanale del 39%. I morti sono 326. Le vittime totali dall’inizio della pandemia sfiorano le 150mila.

Bologna, il caso della trasfusione al bimbo

Sul fronte della cronaca si registra la presa di posizione del giudice tutelare di Modena. Il magistrato ha accolto il ricorso dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna sul caso del bambino affetto da una cardiopatia la cui famiglia rifiuta trasfusioni di sangue da donatori vaccinati contro il Covid. Il piccolo, infatti, deve essere sottoposto a un intervento e i familiari hanno chiesto che non gli sia somministrato sangue contenente il vaccino. Ma il giudice avrebbe in sostanza ritenuto che ci siano le garanzie di assoluta sicurezza nel sangue fornito dall’ospedale, qualunque sia la sua provenienza. In questo modo diventa giuridicamente superabile l’obiezione dei genitori che per motivi religiosi vogliono che il sangue provenga da non vaccinati.

Covid Donna Mascherina
La mascherina non sarà più obbligatoria all’aperto

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Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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