Ucraina: truppe russe nel Donbass, sanzioni Ue. L’Onu: “Rischio di una guerra enorme”

Putin ha riconosciuto l’indipendenza delle repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk e ha ordinato l’invio di soldati

L’Ucraina rischia davvero di precipitare nella guerra a causa di un’invasione da parte della Russia. Un conflitto polimorfo, fatto di propaganda, annunci, e progressivo rialzo della tensione, giorno dopo giorno. Fino al possibile baratro. Mentre intanto si continua a parlare di pace e diplomazia. Adesso però la situazione sembra avviata verso un punto di non ritorno. In una riunione d’urgenza del Consiglio di sicurezza, l’Onu ha sottolineato che “il rischio di un grande conflitto” in Ucrainaè reale e deve essere prevenuto a tutti i costi“.

Truppe russe nel Donbass

Con una mossa a sorpresa, ieri 21 febbraio, il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato il riconoscimento dell’indipendenza delle autoproclamate repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk. Subito dopo ha ordinato l’invio di truppe nel Donbass, la regione russofona dell’Ucraina orientale, con lo scopo – sostiene il Cremlino – di “assicurare la pace“. “Non abbiamo paura della Russia” è la replica del presidente ucraino, Volodimyr Zelensky, che in un discorso alla nazione ha ribadito che gli ucraini non cederanno “un solo pezzo” del Paese.

Sanzioni Ue contro la Russia

Ma su Twitter il ministro della Difesa ucraino, Oleksii Reznikov, scrive: “Rimaniamo fiduciosi e calmi. Siamo pronti e in grado di difendere noi stessi e la nostra sovranità“. Il riconoscimento dell’indipendenza del Donbass da parte di Mosca è un atto col quale “il Cremlino ha riconosciuto la sua aggressione nei confronti dell’Ucraina“. Da parte europea l’Alto Rappresentante per la Politica Estera Ue, Josep Borrell, ha dichiarato stamani che “oggi pomeriggio adotteremo le prime sanzioni” nei confronti di Mosca.

Notte di paura di Ucraina

Temendo l’invasione nella notte, i diplomatici statunitensi si sono spostati in Polonia. Due soldati ucraini sono rimasti vittime di bombardamenti nemici mentre altri 12 sono rimasti feriti, secondo la Joint Forces Operation del ministero della Difesa ucraino. Lo riporta il Guardian. Il documento sottolinea che l’Ucraina ha registrato 84 violazioni del cessate-il-fuoco nelle ultime 24 ore. Kiev accusa le forze appoggiate dalla Russia di avere violato gli accordi di Minsk.

Cosa sono gli accordi di Minsk

Si tratta dell’intesa firmata nel 2014 da Russia, Ucraina e dai separatisti filorussi del Donbass nella capitale della Bielorussia. Gli accordi di Minsk avrebbero dovuto fermare la guerra nelle regioni separatiste filorusse del sudest ucraino. A settembre del 2014, dopo cinque mesi di conflitto, Ucraina, Russia e i separatisti filorussi concordarono un cessate-il-fuoco. L’intesa tuttavia è fallita rapidamente, a causa di ripetute violazioni della tregua da entrambe le parti. A febbraio 2015 i leader di Francia, Germania, Russia e Ucraina, il cosiddetto quartetto Normandia, riuscirono ad arrivare alla firma di una nuova intesa in 13 punti. Ma anche il secondo accordo è rimasto in parte non attuato. Uno degli ostacoli è che la Russia formalmente non è parte nel conflitto del Donbass, quindi non si sente vincolata. C’è inoltre il nodo dello status speciale da concedere ai separatisti, che le autorità centrali ucraine faticano ad accettare perché temono minacci l’unità territoriale. Un timore che adesso è diventato realtà.

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Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.