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Ucraina, la guerra delle notizie: i casi del Memoriale della Shoah e dei ‘liberati’ felici

A Kiev i russi non avrebbero bombardato il sito di Babi Yar. A Kherson starebbero invece organizzando finti cortei per 'accogliere' i 'liberatori'

Dalla guerra scatenata dalla Russia in Ucraina emergono, oltre alle notizie vere, anche fake news. Oppure notizie – fatte spesso di testi, video e foto sui social media – contraddittorie, difficilmente verificabili. A volte frutto di propaganda sia da parte di Mosca che da parte di Kiev. È forse inevitabile in ogni guerra, da che mondo è mondo. Occorre però tenere presente questo aspetto.

Memoriale colpito? È intatto

Martedì scorso 1 marzo, durante un attacco alla torre della Tv di Kiev, ha fatto il giro del mondo la notizia che i russi avrebbero anche colpito, danneggiandolo, il sito di Babi (o Babyn) Yar. Si tratta del Memoriale della Shoah: lo sterminio degli ebrei ucraini da parte dei nazisti nella seconda guerra mondiale. In particolare, nel luogo di Babi Yar, si ricordano le circa 33mila persone di origine ebraica barbaramente sterminate nel settembre del 1943 dagli invasori. Ieri 3 marzo, è arrivata una smentita alla notizia del danneggiamento, se non della distruzione, di Babi Yar. L’ha fornita – essendo riuscito a recarsi fisicamente sul posto – il reporter israeliano del sito del giornale Ynet, Ron Ben-Yishai. Il giornale ha affermato che “il memoriale dell’Olocausto è illeso, nonostante tre missili siano stati lanciati verso la vicina torre di comunicazione, che ha subito gravi danni“.

Baby-Yar
La foto pubblicata da Ynet che ritrae il giornalista a Babi Yar. Foto Ron Ben-Yishai

La foto ‘contro’ Zelensky

Il reporter ha scattato una foto, pubblicata da Ynet, che riproduciamo sopra, in cui egli si mostra di fronte a uno dei principali monumenti presenti a Babi Yar, il quale è appunto, almeno quello, intatto. L’attacco che si affermava avesse danneggiato il Memoriale della Shoah di Kiev aveva suscitato “proteste da parte di molti leader e organizzazioni mondiali, incluso il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky” ha ricordato Ron Ben-Yishai. “Nessuna bomba, missile o proiettile di artiglieria ha colpito il sito stesso. Sembra che la notizia dell’attacco di Babi Yar fosse parte della campagna di disinformazione ucraina, atta a destabilizzare il nemico“, ha scritto Ynet. Ma anche la smentita resta controversa. O, almeno, così la interpreta, oggi 4 marzo, Bet Magazine Mosaico, il sito ufficiale della comunità ebraica di Milano. “Ancora non è pienamente chiaro cosa sia successo di preciso. L’intento era ‘solo’ di colpire i mezzi televisivi? O stanno forse pensando di distruggere anche i monumenti?” chiede, non senza una punta di polemica verso Ynet, Michael Soncin in un articolo sul sito di Bet Magazine.

Russia Ucraina Putin Zelensky
Da sinistra, il presidente ucraino, Zelenky, e quello russo, Putin

Ucraini ‘liberati’? Sono attori”

Le notizie difficili da verificare, se non addirittura completamente sballate, non sono certo da una parte sola. Sui social sta circolando un’informazione secondo cui la propaganda russa è in azione nella città di Kherson. Situata nell’Ucraina del sud, vicino al Mar Nero, Kherson è una città che i russi affermano di avere sotto controllo da due giorni. Nelle ultime ore avrebbero preso la torre della tv e sarebbero entrati nel municipio. Citando il Servizio di Sicurezza Ucraino, Euromaidan Press scrive su Twitter che “gli invasori russi stanno preparando manifestazioni a Kherson per una ‘foto’ destinata ai media russi“. Vale a dire che, sempre secondo Euromaidan Press, “persone dalla Crimea vengono portate a Kherson per partecipare a una manifestazione organizzata” a uso e consumo dei media controllati dal regime di Putin. Al fine di mostrare la presunta ‘felicità’ degli abitanti ‘liberati’ dai russi. In Ucraina ci sarebbero inoltre testimonianze di soldati russi, prigionieri, secondo cui prima dell’invasione le autorità avevano detto loro che “l’operazione speciale in auto del Donbass” sarebbe durata 3 giorni. Senza far capire a soldati, spesso giovani reclute inesperte, che, nella sostanza, si trattava di andare in guerra contro l’Ucraina.

Ucraina Mariupol Guerra
Case e negozi distrutti a Mariupol in Ucraina. Foto Twitter @EuromaidanPress

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Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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