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San Francesco contempla un teschio, per la prima volta Zurbarán a Roma ai Musei Capitoli

Grazie al prestito dal Saint Louis Art Museum l’opera sarà esposta dal 16 marzo al 15 maggio tra le tele di Caravaggio e Velázquez in Campidoglio

Per la prima volta a Roma l’opera San Francesco contempla un teschio del pittore spagnolo Francisco de Zurbarán. Sarà in mostra dal 16 marzo al 15 maggio 2022 nella Sala Santa Petronilla dei Musei Capitolini, tra le tele di Caravaggio e Velázquez

Mostrata in anteprima alla stampa questa mattina un ‘opera del maestro spagnolo Francisco de Zurbarán arrivata per la prima volta a Roma in prestito dal Saint Louis Art Museum. Si tratta del San Francesco contempla un teschio, che esposto nei Musei Capitolini da oggi 16 marzo e fino al 15 maggio 2022. Come potete vedere dalla foto in alto che l’inviato di VelvetMAG ha realizzato per voi lettori, tra due tele di grandissimi della collezione capitolina: Caravaggio e e Velasquez.

San Francesco contempla un teschio: Zurbarán a Roma

L’opera giunta nei Musei Capitolini è una delle raffigurazioni più impressionanti di San Francesco d’Assisi, ossessione pittorica ed eponima di Zurbarán. Il santo, vestito con l’abito dei frati minori cappuccini, è in
piedi in atto di avanzare verso di noi mentre medita sul teschio che tiene tra le mani. Il capo è reclinato e il volto si intravede appena sotto al cappuccio appuntito che verticalizza la figura e che si ripete come una eco nell’ombra alle sue spalle. La figura emerge lentamente dal buio e prende forma per effetto della luce
`divina´ che la colpisce. Quasi monocroma, concorre al rigore e alla forte austerità devozionale trasmessa dal santo raccolto in un muto dialogo con il cranio, chiara allusione alla fragilità dell’esistenza umana e alla sua brevità. Temi ricorrenti nell’arte barocca spagnola e in generale in quella della Controriforma.

Il San Francesco contempla un teschio – dipinto nel 1635 – era in origine parte di una pala d’altare (retablo) conservata nella chiesa carmelitana del collegio di Sant’Alberto a Siviglia. Nonostante le dimensioni contenute, ha costituito una delle raffigurazioni più affascinanti del fraticello d’Assisi, spesso presa a riferimento, come espressione del formalismo mistico del maestro spagnolo. Ammirata da vicino è un’occasione d’eccezione per ammirare il suo linguaggio pittorico, la cui lezione fu compresa per primi dai pittori francesi dell’Ottocento, mentre la critica italiana e internazionale vi giunge solo a partire dagli Anni Venti del Novecento.

Chi era Francisco de Zurbarán

Originario della regione dell’Estremadura, Zurbarán si forma a Siviglia presso il pittore poco noto Pedro Díaz de Villanueva entrando però in contatto anche con il più celebre Francisco Pacheco e il suo giovane allievo Diego Velázquez. Nel capoluogo dell’Andalusia lavorò per le maggiori comunità monastiche realizzando i suoi primi capolavori, tra cui il monumentale e iperrealistico Cristo crocifisso (1627) e la solenne tela con l’Apoteosi di san Tommaso d’Aquino (1631).

Zurbarán rivela nelle sue opere la sua natura di pittore naturalista e poetico interprete dell’atmosfera spirituale della vita conventuale lontana da qualsiasi vanità e celebrazione. Il tenebrismo di matrice caravaggesca si
fonde con il suo cromatismo rendendo reali i soggetti per effetto della luce, veicolo del divino, che
illumina e scolpisce come un’accetta i suoi modelli. Dopo la parentesi madrilena in cui viene chiamato «pittore del re», la sua fama si avvia al tramonto con l’arrivo sulla scena pittorica spagnola di Bartolomé Esteban Murillo. Zurbarán inizia una serie di dipinti destinati al fiorente commercio con l’America dove le sue pitture erano ancora particolarmente richieste. Dal 1568 fino alla morte nel 1664 risiederà a Madrid con la terza moglie conducendo una vita modesta e dedicandosi a quadri di piccole dimensioni e di devozione privata.
Superbe rimangono ancora oggi le sue nature morte (bodegones), tanto ammirate da Cezanne e Morandi, per la maestria con cui seppe rendere potentemente reali gli oggetti: vasi, frutti, fiori o tessuti, riprodotti come entità fisiche e allo stesso tempo evidenze ottiche astratte.

L’allestimento dei Musei Capitolini: Zurbarán tra Caravaggio e Velaquez

Zurbarán insieme a Diego Velázquez e a Murillo costituisce il trio che incarna la pittura spagnola del cosiddetto «Siglo de Oro» dell’arte spagnola. Di qui la scelta di allestire l’opera nella Sala Santa Petronilla idealmente in proprio con il Ritratto di Juan de Córdoba (1650) di Velázquez. E in presenza delle due tele di Caravaggio presenti nei Musei Capitolini: la Buona Ventura (1597) e il San Giovanni Battista (1602). Quattro capolavori eseguiti nell’arco di circa cinquant’anni, il cui accostamento offre una riflessione sull’arte dei tre protagonisti della pittura seicentesca.

Proprio sull’uso della luce si incentra il confronto tra i 4 dipinti. Sul rapporto tra forma, spazio, tempo e luce, comune denominatore, mentre molto diversa è la scelta pittorica e l’interpretazione simbolica che ognuno ne diede. Lo stile austero e rigorosamente geometrico di Zurbarán non cede però al fascino poetico dell’esistenza, anche dei più umili. Il contrasto tra l’oscurità degli sfondi e la luce dei primi piani ha ispirato per lui le definizioni di pittore mistico, metafisico, onirico e magico. Il soprannome diCaravaggio di Spagnainvece risale al  primo dal biografo spagnolo Antonio Palomino nelle sue Vite degli artisti del 1724.
Tra tutti i pittori iberici, Zurbarán è stato l’unico a guadagnarselo sebbene in Italia non sia mai venuto, ed abbia appreso la pittura di Caravaggio solo attraverso le copie di sue opere o osservando i dipinti dei seguaci del Merisi, primo tra tutti Jusepe de Ribera.

Zurbarán in Italia

Rarissime sono inoltre le opere di Francisco de Zurbarán conservate in Italia. Sono soltanto a Firenze e a Genova, mentre l’unica mostra dedicata al pittore nel nostro Paese è stata allestita a Ferrara nel 2013. Allora il dipinto di Saint Louis era assente. Di qui l’importanza dell’opportunità di ammirarlo a Roma dal vivo, presso la Sala Petronilla dei Musei Capitolini. Il complesso museale è aperto in Piazza del Campidoglio, 1 tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30. Per maggiori info chiamare lo 060608 o si può visitare il sito www.museicapitolini.org o www.museiincomune.it.

Il progetto espositivo Zurbarán a Roma. Il San Francesco del Saint Louis Art Museum tra Caravaggio e Velázquez è promosso da Roma Culture, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali ed è curato da Federica Papi e Claudio Parisi Presicce. L’organizzazione di Zètema Progetto Cultura.

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Ettore Mastai

Redazione interna - Esteri, Economia, Arte, Sport

Giornalista professionista specializzato in politica estera ed economia. Si è laureato con lode nel 2007 con una tesi sulla rivoluzione Khomeinista. Negli anni dell'università ha coltivato la sua passione per la scrittura sportiva e per i temi del gambling. Per l'agenzia di stampa nazionale AGV News-Il Velino ha curato la sezione di Giochi e Scommesse e di Ippica e dintorni. Spesso si è occupato anche di politica nazionale in relazione ai suoi campi di azione giornalistica.

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