NewsPrimo piano

Al Meyer di Firenze i bimbi ucraini: “Non curavamo piccoli feriti in guerra dal 1943”

Sono già diversi i pazienti minorenni, anche neonati, trasferiti d'urgenza in uno dei migliori ospedali pediatrici d'Europa

L’ospedale pediatrico Meyer di Firenze, all’avanguardia nel mondo, sta accogliendo bambini e ragazzi feriti che arrivano dall’Ucraina. Come una ragazza di 14 anni, di Kiev, che ha riportato una lesione a un braccio a causa dell’esplosione di una mina. E un neonato di 5 mesi, di Cherson, afflitto da una patologia oncologica.

Entrambi, accompagnati dalle mamme, sono giunti a Firenze ieri sera 31 marzo dopo che il loro volo era atterrato all’aeroporto di Bologna. Ad accoglierli all’ospedale, gli operatori del Meyer che li accompagneranno nel percorso di cura che li attende. Ha gestito il viaggio la CROSS che ha sede presso la Centrale Operativa del 118 di Pistoia-Empoli. Si tratta di una delle sole due Centrali Operative Remote Operazioni Soccorso Sanitario: l’altra è a Torino. È una struttura che opera per conto del Dipartimento Nazionale di Protezione Civile.

Meyer Ucraina Bambini Firenze
Prime cure ai bambini ucraini destinati al Meyer. Foto Toscana-notizie.it

La Toscana va avanti nel suo impegno – ha sottolineato il presidente della Regione Toscana, Eugenio Gianisiamo al fianco del popolo ucraino e soprattutto dei bambini, prime vittime della guerra“. “Riceviamo una bambina con una ferita di guerra. Era dai bombardamenti del Campo di Marte (quartiere di Firenze, ndr.) del 1943 che il Meyer non curava feriti di guerra” ha dichiarato Alberto Zanobini, direttore generale del Meyer.

I bambini ucraini al Meyer

Lo scorso 18 marzo 4 piccoli pazienti oncologici in fuga dalla guerra in Ucraina erano già arrivati all’ospedale Meyer, anche in quel caso grazie al coordinamento della CROSS di Pistoia. I bambini – di età compresa fra i 3 e i 10 anni – si trovano ricoverati nel pediatrico fiorentino per continuare a ricevere le cure di cui hanno bisogno per affrontare la malattia. Ad accompagnare i piccoli pazienti, le loro mamme, oltre a medici e infermieri. A loro disposizione, anche gli psicologi, gli assistenti sociali e i mediatori culturali.

Meyer Tac Ospedale Firenze
La nuova Tac del Meyer, pediatrico all’avanguardia anche per l’attenzione degli allestimenti

Il 13 marzo era arrivato il primo bambino dall’Ucraina. Un piccolo disabile di 10 anni. Durante il lungo viaggio fino in Italia non aveva potuto assumere i farmaci necessari per curare la sua patologia e si è dovuto ricoverarlo. In cura al Meyer anche una bambina di 4 anni, che necessita di un delicato intervento chirurgico. I genitori non riuscivano più a reperire i farmaci in Ucraina. Arrivato da Leopoli, infine, un altro piccolo di 10 mesi che ha una polmonite. Altri pazienti, invece, sono seguiti a livello ambulatoriale e di day hospital. Sono infine almeno 21, al momento, i minori non accompagnati accolti dallo storico Istituto degli Innocenti di Firenze. In Italia, a oggi, sono circa 75mila gli ucraini fuggiti dalla guerra: donne e bambini innanzitutto.

Task force Meyer in missione al confine

Il 20 marzo, inoltre, una task force del Meyer si è recata a Rzezsow, in Polonia, vicino al confine con l’Ucraina. Obiettivo: curare sul posto i piccoli pazienti fuggiti dalla guerra. Anche questa missione è coordinata dalla CROSS di Pistoia. Ne fanno parte un chirurgo del Centro ustioni, una pediatra specialista in malattie infettive e un infermiere del pronto soccorso. I bambini in condizioni più gravi saranno trasferiti negli ospedali pediatrici italiani, Meyer incluso.

Meyer Ospedale Bambini Ucraina
Il team fiorentino in Polonia. Foto Facebook / Fondazione Ospedale Pediatrico Meyer

LEGGI ANCHE: Ucraina: chi è Edy Ongaro, morto in guerra con i filorussi del Donbass

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

Back to top button
Privacy