Dalla Seconda Guerra Mondiale in poi il mondo occidentale è stato prettamente America-centrico. Gli USA si sono eretti a pacieri internazionali, investendo miliardi nell’industria delle armi, fondando la centralità del dollaro, promuovendo la globalizzazione finanziaria e l’integrazione dei mercati.

Il potere a stelle e strisce dalla caduta del Muro di Berlino era divenuto tale da spingere gli analisti a descriverla non più come una superpotenza mondiale – contrapposta all’U.R.S.S. prima e alla Cina poi – ma un’iperpotenza indiscussa. All’Europa a parte l’influenza politica dovuta ai rapporti di vicinato sull’area mediterranea o a quelli risalenti al periodo coloniale, era rimasto ben poco.

Patriotic holiday. Silhouettes of people holding the Flag of USA. America celebrate 4th of July.

 

Oggi l’ombra di un possibile declino USA sembra invece avvicinarsi o forse i segnali risultano più evidenti che mai. Con esso la centralità dell’Occidente è oggi fortemente messa in discussione e i prossimi decenni saranno decisivi. Ma perché il modello americano scricchiola? Il sistema mondiale a stelle e strisce ha garantito davvero la libertà e lo sviluppo promesso?

L’ordine mondiale americano: il liberal-capitalismo e la globalizzazione

I concetti di liberal-capitalismo e globalizzazione sono due pilastri dell’ordine mondiale a dominanza americana nell’ultimo trentennio. L’idea di base è semplice: maggiori libertà di movimento dei capitali avrebbero significato maggiori occasioni di profitto per tutti. Le regole del libero mercato applicate in tutti i settori avrebbero premiato il migliore.   

L’Europa così aveva trovato nel neoliberalismo americano quell’ideologia universale in grado di riempire quel grande vuoto politico e ideologico creatosi con la fine del Novecento. Il liberalismo erodeva principalmente l’intervento statale, imponendo che qualsiasi settore venisse regolamentato solo per consentire la concorrenza internazionale. Un’ideologia dunque che banalmente allena e incentiva i politici alla messa all’asta dei beni nazionali, piuttosto che la loro “difesa”.

L’America e la bugia liberista: chi detiene il potere?

Il modello americano prometteva molto ed era profondamente allentante. Spingendo le nazioni ad aprirsi al commercio e a non screditare i prodotti esteri, ad accogliere gli investitori stranieri, si sposava perfettamente con quell’ideale di pace e di mondo interconnesso che l’Occidente professa storicamente di voler costruire. Il problema è che se osserviamo bene oggi i frutti di questa ideologia vediamo che il mondo ha intensificato i propri scambi, ma che la redistribuzione della ricchezza è rimasta nelle mani di pochi. In più si osservano i settori strategici essere sotto il pieno controllo di Washington. Qualche esempio? Il primo esportatore di armi al mondo? L’America. La moneta di riserva e parametro degli scambi monetari internazionali? Il dollaro USA. I maggiori fondi di investimento che detengono la maggior parte della ricchezza mondiale? Sono americani. Quale stato ha liberamente accesso alle transazioni globali in dollari sulla piattaforma Swift? La risposta è ancora: “l’America“. 

Photo Credits: Gerd Altmann da Pixabay

Il Tesoro americano, attraverso l’OFAC (l’agenzia governativa Ufficio di controllo dei beni stranieri) negli anni ha sanzionato più volte banche, aziende europee, colpevoli di aver commerciato con stati, individui, aziende bannati dagli States. E poi c’è il capitolo dei dati personali! Google, Amazon, Facebook, Instagram, non sono di certo proprietà UE. L’obiettivo non è alimentare una crociata anti-americana; né colpevolizzarla. Ma è importante analizzare lo scenario nel suo complesso e quindi far luce su una grande menzogna che avvolge la narrazione occidentale. Il mondo ha conosciuto un’espansione delle catene di produzione e dell’intensità degli scambi commerciali che grazie alle tecnologie moderne viaggiano ad una velocità mai vista prima. Ma il potere e la ricchezza sono appannaggio solo di chi detiene l’ordine mondiale. 

America: born to be …

Una vera governance globale non è mai esistita. Il ruolo della potenza americana non è molto diverso da quello assunto dalla Spagna del Cinquecento, dall’Inghilterra della rivoluzione industriale o dalla Francia del Settecento. La potenza mondiale che prevale sulle altre si erge a paladina della giustizia e cerca di conservare la propria posizione egemone. Gli stati oggi si devono aprire ai capitali stranieri per favorire la competizione, ma esistono dei monopoli che non vanno intaccati. La morale gattopardesca del “tutto cambi affinché rimanga com’era” descrive perfettamente la menzogna liberista in cui oggi viviamo. La libertà degli stati è in realtà ancora molto relativa. Gli stati europei vivono in una condizione di dipendenza, anche strategica dall’America. I paesi più poveri continuano ad essere sfruttati ed essere imbrigliati nelle sfere di influenza che cambiano a seconda delle epoche. Prima europea, poi americana ed ora contesa con l’alternativa russo-cinese. 

La narrazione del modello americano si è inceppata

Se l’1% della popolazione mondiale è due volte più ricco di 6,9 miliardi di persone significa che a questo sviluppo hanno partecipato in pochi. Da questo fallimento che hanno preso forza i regimi alternativi al modello americano. L’Oriente – capeggiato dalla Cina – fomenta un’alternativa al dollaro, un’alternativa alla liberal-democrazia, un’alternativa al capitalismo-finanziario. Senza un neorinascimento l’Occidente rischia di ripiegare su se stesso, perché esiste una grande fetta di mondo oggi che si è disinnamorata del modello americano.

La narrazione di questo modello si è inceppata. Forse perché la libertà venduta si è rivelata alla fine per citare Gaber “una libertà obbligatoria”. Il neoliberalismo americano ha aperto ai capitali stranieri, ma non ha favorito una vera governance globale. Siamo abbastanza consapevoli della verità sull’opposto modello cinese?Della distanza dal nostro? Da quello che riteniamo fondamentale? Resta la certezza che l’Occidente ha oggi i giorni contati per riformulare una visione del mondo più equa e giusta.

LEGGI ANCHE: San Marino, primo paese al mondo con un Capo di Stato dichiaratamente gay