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Ucraina, stragi a Bucha. “Bimbi scudi umani sui tank”. Odessa sotto attacco. [IMMAGINI MOLTO FORTI]

Mosca punta al Donbass. "Prove di crimini di guerra" russi per Human Rights Watch

Dopo oltre un mese di guerra in Ucraina, primi attacchi nel cuore di Odessa. A Bucha stragi dei russi che avrebbero usato i bambini come scudi umani. E nelle ore in cui cade il trentesimo anniversario dell’assedio di Sarajevo, capitale della Bosnia Erzegovina, nel Donbass la popolazione civile soffre sempre di più.

Il passaggio delle truppe russe continua a lasciare una lunga scia di sangue in Ucraina. Nel cittadina di Bucha, a nord-ovest di Kiev appena liberata dall’occupazione di Mosca, le strade sono disseminate di cadaveri di civili. Il governo di Kiev parla di esecuzioni di massa. “I corpi di persone con le mani legate, uccise a colpi di arma da fuoco da soldati russi, giacciono per le strade. Queste persone non erano nell’esercito. Non avevano armi. Non rappresentavano una minaccia. Quanti altri casi simili stanno accadendo in questo momento nei territori occupati?“, scrive su Twitter Mykhaylo Podolyak, consigliere del presidente ucraino Zelensky.

Ucraina Bucha
Civili uccisi e abbandonati per le strade di Bucha. Foto Twitter @Podolyak_M

“A Bucha 300 morti nelle fosse comuni”

Qui ci sono quasi 300 persone sepolte in fosse comuni, ha detto il sindaco, Anatoly Fedoruk. Per l’organizzazione umanitaria Human Rights Watch ci sono “prove di crimini di guerra commessi a Bucha“. Una donna avrebbe visto le truppe russe radunare 5 uomini e sparare a uno di loro alla nuca, uccidendolo. “Abbiamo documentato un evidente caso di esecuzione sommaria da parte delle forze armate della Federazione Russa a Bucha il 4 marzo“, ha affermato una portavoce di Human Rights Watch. Dai resoconti di testimoni sul posto, riportati dal quotidiano inglese The Guardian, i soldati russi avrebbero usato i bambini ucraini come scudi umani” sui loro mezzi per proteggere i loro spostamenti.

“Bambini piazzati davanti ai tank”

Ciò non sarebbe successo solo a Bucha. Testimoni hanno raccontato di passeggini piazzati davanti ai carri armati nel villaggio di Novyi Bykiv, vicino alla città circondata di Chernihiv, 100 miglia a nord di Kiev. È stato inoltre raccontato che soldati russi avrebbero preso bambini come ostaggi in una serie di punti caldi del conflitto in tutto il Paese per garantire che la gente del posto non fornisse le coordinate dei movimenti del nemico alle forze ucraine.

Ucraina Bucha Strage Mani Legate
Uomini uccisi con le mani legate dietro la schiena a Bucha. Foto Twitter @Podolyak_M

Donbass, obiettivo della Russia

Gli obiettivi dell’invasione russa sono infatti i territori orientali dell’Ucraina e quelli meridionali. Ne è sicuro il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Nel consueto videomessaggio notturno lo ha ribadito: “Le truppe russe vogliono prendere il Donbass e il sud dell’Ucraina. Siamo consapevoli che il nemico ha riserve per aumentare la pressione a est. Qual è il nostro obiettivo? Proteggere la nostra libertà, la nostra terra, la nostra gente.” La guerra, dunque, appare lontana dalla sua fine. Non si intravede neppure la possibilità concreta di una tregua delle ostilità. Non oltre quanto necessario per consentire alcuni corridoi umanitari per l’evacuazione di profughi. “Stiamo rafforzando le difese – ha aggiunto Zelensky – e bisogna elogiare il coraggio e la resilienza di coloro che difendono le città“. Poi la sferzata all’Occidente: “Occorre anche dire che il nostro Paese non ha ricevuto abbastanza moderni sistemi antimissilistici dagli alleati“.

Peskov Dmitry Russia
Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino

Lo stesso Cremlino ha ammesso che il Donbass è al centro della sua “operazione militare speciale” (la Russia non consente ai cuoi cittadini di pronunciare i termini “guerra” o “invasione“). La sovranità delle autoproclamate repubbliche di Donetsk e Lugansk è riconosciuta dalla Russia fin dai giorni immediatamente precedenti all’invasione dell’Ucraina del 24 febbraio. “Abbiamo riconosciuto la loro indipendenza” ha spiegato Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino. “La nostra operazione avviene su richiesta di queste due repubbliche. Uno degli obiettivi principali consiste nel salvarle e ripristinare la loro statualità entro i confini del 2014 sanciti dalla costituzione delle repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk“. Secondo Peskov, “l’Ucraina è un paese difficile e ostile per la Russia, è un Paese che reso la lingua russa secondaria“.

Ucraina, la situazione al fronte

Sul fronte bellico lo Stato maggiore delle forze armate ucraine ha fatto sapere che “il nemico continua a effettuare sistematici attacchi missilistici e aerei“. Aggressioni “con armi ad alta precisione su obiettivi militari e civili, ma l’intensità è diminuita“. Missili russi sono caduti anche su Odessa, la grande città portuale sul Mar Nero, di 1 milione di abitanti. Odessa è sotto attacco. I russi avrebbero colpito depositi di carburante situati vicino al porto. Richard Gaisford, inviato della televisione britannica Itv, parla di almeno 5 punti di impatto.

Mantas Kvedaravičius Lituania Ucraina
Il regista lituano Mantas Kvedaravičius ucciso in Ucraina

Nelle immagini da lui postate si vedono enormi colonne di fumo nero che oscurano tutto il cielo. Non ci sarebbero comunque vittime a Odessa, secondo l’ufficiale del comando operativo Sud delle forze ucraine, Vladislav Nazarov, citato dall’agenzia di stampa Unian. Una delle autorità del Consiglio comunale di Odessa, Petro Obukhov, ha chiesto ai cittadini di restare in casa e non interferire coi soccorsi. Da Mariupol la notizia della morte del regista lituano Mantas Kvedaravičius, 45 anni. Stava cercando di lasciare la città sotto assedio quando una razzo ha centrato la sua auto. I soccorritori lo hanno trasportato d’urgenza in ospedale ma egli è morto poco dopo il ricovero.

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Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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