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Il patto di Algeri: più gas all’Italia dal gasdotto “Enrico Mattei”

Draghi e Di Maio nel paese nordafricano che fornirà all'Italia molta più energia di adesso. Per sganciarci dalla Russia

Accordo fra Italia e Algeria per nuove massicce forniture di gas naturale. Lo firmeranno oggi 11 aprile ad Algeri il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, e il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio. Obiettivo: sganciarsi dalla dipendenza degli approvvigionamenti che arrivano dalla Russia. Per il gas il nostro paese è dipendente al 95% dalle importazioni dall’estero.

Secondo l’agenzia di stampa americana Bloomberg l’accordo prevede per il 2022 una fornitura aggiuntiva di 9 o 10 miliardi di metri cubi di gas naturale. Tutto questo in aggiunta ai 21 miliardi di metri cubi importati nel 2021. Già nel corso di quest’anno l’Algeria dovrebbe quindi fornire all’Italia fra i 30 e i 31 miliardi di metri cubi di gas. In questo modo si supereranno i 29 miliardi di metri cubi di gas russo che nel 2021 avevano reso la Russia il principale paese fornitore di gas all’Italia.

Draghi Quirinale Mattarella
Il premier Mario Draghi

Gas, l’incubo del ricatto russo

Con il Presidente Draghi sarò in Algeria per firmare un accordo sul gas che ci permetterà di fronteggiare gli eventuali ricatti russi” ha detto Luigi Di Maio. “Purtroppo siamo in ritardo come paese, dovevamo diversificare molto prima ma abbiamo tanti partner e amici nel mondo“. “Nell’ultimo mese e mezzo sono stato in Algeria, Qatar, Congo, Angola, Mozambico, Azerbaijan“. In tutti questi paesi “ho trovato disponibilità ad aumentare le forniture all’Italia” ha aggiunto.

Minacce Isis

Da tempo l’Italia, come altri paesi europei, sta cercando di ridurre la propria dipendenza da forniture di fonti energetiche provenienti dalla Russia. Dopo lo scoppio della guerra in Ucraina il problema, sottovalutato per anni, è diventato d’improvviso molto urgente. Chiudere il rubinetto del gas – per usare una metafora – a Mosca significa indurre una delle maggiori pressioni possibili su Putin perché arresti l’invasione. E consente all’Italia di non sottostare ai ricatti economici, finanziari e geopolitici che possono arrivare dalla Russia.

Da dove l’Italia importa il gas

Per l’afflusso in Italia di più gas dall’Algeria non servono particolari investimenti. Sarà necessario il gasdotto già in essere: il TransMed o “Enrico Mattei“, dal nome dello storico fondatore dell’Eni nel 1953, che dell’amicizia con i popoli africani che lottavano per l’indipendenza fece una bandiera. Il TransMed è una condotta che parte dal deserto algerino, attraversa la Tunisia e poi il Mar Mediterraneo per arrivare fino a Mazara del Vallo, in Sicilia. Da lì risale l’Italia, fino a Minerbio, in provincia di Bologna. Questo gasdotto può trasportare circa 30 miliardi di metri cubi in un anno, scrive ilPost.it, quindi più o meno la cifra che il governo italiano sta pattuendo con quello algerino. L’Italia usa molto il gas per la produzione di energia (42% nel 2020), importandolo quasi tutto (il 95% nel 2021). Finora in larga parte dalla Russia. Negli ultimi anni gli altri paesi da cui l’Italia ha acquistato più gas erano stati l’Algeria (31% delle importazioni nel 2021), il Qatar (9%), l’Azerbaijan (10%) e la Libia (4%).

Gas Algeria Italia Enrico Mattei
I gasdotti che dalla Nigeria arrivano in Italia. Foto Wikimedia Commons

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Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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