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Ucraina, battaglia a Mariupol nel Venerdì Santo: “I russi non fanno seppellire i morti”

Joe Biden, in caduta nei sondaggi, pensa di recarsi a Kiev per manifestare il sostegno dell'America a Zelensky

A ormai più di 50 giorni dall’invasione russa dell’Ucraina la guerra fa registrare scontri senza esclusione di colpi a Mariupol. La città portuale sul Mare d’Azov sarebbe sul punto di cadere. Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, non esclude di recarsi in visita a Kiev, dopo che in un primo momento si era parlato di funzionari di secondo rango. 

Il comandante della 36ª brigata della Marina ucraina, il maggiore Serhiy Volyna, lancia un appello alle autorità dell’Ucraina a “sbloccare Mariupol il prima possibile, militarmente o politicamente“. Da questa mattina del Venerdì Santo sarebbero in corso feroci combattimenti: “I russi avanzano in modo aggressivo, la situazione è critica“. Serhiy Volyna lo ha detto in un’intervista all’Ukrainska Pravda: “Non abbiamo intenzione di arrenderci, ma la situazione sta precipitando“.

Mariupol Ucraina Bambini

Cadaveri riesumati dai russi

Il Consiglio comunale della città di Mariupol afferma che gli occupanti russi hanno iniziato a riesumare i cadaveri sepolti nei cortili dei blocchi residenziali. Lo scrivono i funzionari su Telegram, citati dalla Bbc. “I soldati russi non stanno permettendo ai residenti di seppellire le persone, ogni cortile ora ha un supervisore per far rispettare questa regola“. A Mariupol ci sarebbero, secondo Kiev, 13 forni crematori mobili. Le autorità cittadine sospettano che i russi stiano cercando di coprire i crimini di guerra, già scoperti in altre aree dell’Ucraina.

Attacchi su Kiev

Intanto la Russia fa sapere che aumenterà il numero e la portata degli attacchi missilistici su obiettivi a Kiev. E questo in risposta agli atti di sabotaggio sul suo territorio da parte delle forze dell’Ucraina. Lo riporta Interfax, che cita il ministero della Difesa russo. Le forze russe avrebbero colpito una fabbrica di armi vicino alla capitale, nella notte fra ieri e oggi 15 aprile, con missili Kalibr lanciati dal mare.

Moskva Incrociatore Russia Ucraina
L’incrociatore russo Moskva

Da parte russa si ammette, inoltre, che l’incrociatore missilistico Moskva è affondato nel Mar Nero, divorato dalle fiamme. L’Ucraina aveva rivendicato di averlo colpito. “Ha perso stabilità ed è affondato mentre lo rimorchiavamo durante una tempesta” dice ora il ministero della Difesa russo. La nave “ha perso stabilità a causa del danno allo scafo“. Danno che però Mosca attribuisce all’incendio seguito all’esplosione delle munizioni “trasportate a bordo” e non a un missile lanciato dagli ucraini.

Testata nucleare sul Moskva?

Con il Moskva, si teme possa essere finita negli abissi del mare dell’Ucraina anche una testata nucleare. Secondo voci non confermate, avrebbe fatto parte del suo arsenale. Si tratta comunque di un duro colpo per la flotta militare russa, come il Pentagono non ha mancato di rimarcare. Pur ammettendo di non poter verificare in “modo indipendente” se a colpire l’incrociatore russo nel Mar Nero sia stato un missile dell’Ucraina.

Biden in difficoltà nei sondaggi

E il presidente Usa, Joe Biden, sta valutando l’ipotesi di volare a Kiev. A confermarlo con un “” ai cronisti è proprio l’inquilino ella Casa Bianca. “Qualsiasi tentativo della Russia di ostacolare il trasferimento di armi all’Ucraina rischia di innescare un’escalation.” Biden tenta anche così la risalita nei sondaggi che lo vedono sempre più in difficoltà. Solo il 33% degli americani lo promuove a fronte di un 54% che lo boccia su come sta conducendo il suo lavoro di presidente degli Stati Uniti. Meglio sul fronte dell’Ucraina, dove incassa il 39% dei consensi per la sua azione. A far eco a Biden è in queste ore lo stesso Parlamento di Kiev. Che bolla come “un genocidio” le azioni dell’esercito russo in Ucraina, usando la stessa definizione adoperata dal Presidente Usa.

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Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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