Ucraina: Zelensky: “Italia garante della nostra sicurezza”

Secondo il presidente ucraino anche Usa, Regno Unito e Turchia si sono offerti come garanti di Kiev

L’Italia si è detta pronta a fare da garante della sicurezza dell’Ucraina. Lo sostiene il presidente ucraino Volodymyr Zelensky in un’intervista con i media ucraini.

A riportare la notizia è l’agenzia di stampa Unian, aggiungendo che oltre all’Italia anche Gran Bretagna, Stati Uniti e Turchia si sono offerti come garanti. “A oggi, chi si è detto pronto, anche se non abbiamo ancora nulla di firmato, sono la Gran Bretagna, gli Stati Uniti, l’Italia, la Turchia“, ha detto Zelensky. “In separata sede ho parlato con Ursula (von der Leyen, la presidente della Commissione europea, ndr), con Charles Michel, con la Francia e la Germania. Terremo un primo round di colloqui a cinque (Gran Bretagna, Stati Uniti, Germania, Francia e Polonia). Successivamente si uniranno altri Paesi“, ha detto Zelensky.

“A Mariupol ucraini spazzati via”

L’annuncio di Zelensky arriva alla vigilia di Pasqua, nel giorno in cui il ministero della Difesa russo afferma di avere “ripulito completamente l’area della città di Mariupol da tutti i miliziani del battaglione Azov, dei mercenari stranieri e delle truppe ucraine. Sempre secondo il ministero della Difesa di Mosca, 1.464 militari ucraini si sono arresi a Mariupol, mentre dall’inizio dell’attacco alla città oltre 4mila membri delle forze che la difendevano sono stati uccisi. Le autorità di Mosca affermano che tra i mercenari fatti prigionieri a Mariupol ci sono due cittadini britannici.

I civili, donne e bambini per primi, sono vittime della guerra

Si moltiplicano in queste ore le notizie sulle stragi di civili in Ucraina, mentre prosegue l’offensiva russa che ha preso di mira numerose città in tutto il paese. Compresa la capitale Kiev. Il presidente Zelensky ha rinnovato la richiesta di armi all’Occidente. Secondo lui finora sono tra i 2.500 ed i 3mila i soldati ucraini uccisi in combattimento. “La distruzione delle forze ucraine che difendono Mariupol metterà fine ai negoziati con la Russia“, avverte Zelensky. Da domani 17 aprile, inoltre, porti italiani off limits alle navi russe. Mosca, da parte sua, ha vietato l’ingresso del premier britannico Boris Johnson in Russia.

Bimbi e adulti massacrati

Il commissario per i diritti umani del Parlamento dell’Ucraina, Liudmyla Denisova, ha riferito con un post su Facebook che è salito a 200 il numero di bambini rimasti uccisi dall’inizio dell’invasione russa. Altri 360 sono stati feriti. La polizia invece ha diffuso la notizia che sarebbero stati quasi tutti giustiziati a colpi di pistola i 900 civili assassinati ritrovati nella regione che circonda Kiev. I corpi, sul 95% dei quali sono state trovate ferite da arma da fuoco, sono stati abbandonati nelle strade o hanno ricevuto sepolture sommarie.

Corpi di civili ucraini uccisi portati via dalle zone a nord di Kiev. Foto Twitter @lesiavasylenko

Militari inglesi in Ucraina

Forze speciali britanniche si sono recate a Kiev nelle ultime due settimane. Obiettivo: addestrare le truppe nell’impiego di alcuni tipi di armi. In particolare i razzi anti-carro Nlaw arrivati da Londra. Lo hanno detto ufficiali ucraini al Times. Ufficiali di due battaglioni hanno detto di avere seguito corsi di addestramento guidati dai loro colleghi britannici. Se la notizia fosse confermata si tratterebbe della prima volta che si registra la presenza in Ucraina di truppe di paesi NATO. Gli Usa e la Gran Bretagna avevano ritirato i loro consiglieri militari prima dell’invasione russa, temendo un eventuale scontro diretto dalle conseguenze imprevedibili.

Boris Johnson e Volodymyr Zelensky a Kiev il 9 aprile

LEGGI ANCHE: Buona Pasqua da VelvetMAG!

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.