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Ucraina, Ue chiede tregua. Russia: “Solo dopo resa Azovstal”. Draghi verso Kiev

Nei tunnel dell'acciaieria di Mariupol 2mila militari e mille civili. Rogo vicino Mosca, "possibile sabotaggio". Il premier italiano presto da Zelensky

Nel tentativo di fermare la guerra in Ucraina, Charles Michel ha avuto un colloquio telefonico con Vladimir Putin. Il presidente del Consiglio europeo ha chiesto che la Russia apra corridoi umanitari per la Pasqua ortodossa (24 aprile). Intanto Mario Draghi sta preparando una visita a Kiev per incontrare Zelensky.

La Russia, è la risposta, è disponibile a una tregua a patto che ci sia la resa dei militari  asserragliati nell’acciaieria Azovstal di Mariupol. “Ho chiesto l’apertura immediata di corridoi umanitari da Mariupol e dalle città assediate, in particolare in occasione della Pasqua ortodossa” ha scritto in un tweet Charles Michel. Il quale sostiene di aver sottolineato “in maniera diretta” a Putin che l’Unione europea è “unita” nel suo “incrollabilesostegno alla sovranità e all’integrità dell’Ucraina. Michel ha inoltre “dettagliato i costi delle sanzioni europee per Mosca“. Il presidente del Consiglio Ue avrebbe inoltre “chiesto a Putin di avere in maniera urgente un contatto diretto con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, come chiesto dallo stesso Zelensky“.

Michel Charles Ue
Charles Michel, presidente del Consiglio europeo

Putin, l’Ucraina e l’Europa

Da parte sua Putin ha replicato seccamente all’Unione europea. Secondo l’agenzia di stampa russa Tass, nella telefonata con Michel il capo del Cremlino ha denunciato “le dichiarazioni irresponsabili dei rappresentanti del Consiglio europeo“. Relativamente alla “necessità di una soluzione militare del conflitto in Ucraina“. Putin ha accusato “le leadership della maggior parte degli Stati membri Ue di incoraggiare una sfacciata russofobia, che si manifesta in particolare nei campi culturale, umanitario e sportivo“.

Draghi presto in Ucraina

Palazzo Chigi, intanto, conferma che il premier Mario Draghi è pronto per recarsi a Kiev, per un incontro faccia a faccia con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Il Presidente del Consiglio – al momento ancora positivo al Covid e in isolamento a Città della Pieve – sta valutando seriamente questo viaggio. E lo fa sulla falsariga di altri leader europei che hanno visitato l’Ucraina nelle ultime settimane. Al momento non ci sarebbe ancora nulla di pianificato. Ma la visita di Draghi a Zelensky potrebbe avvenire prima del viaggio del premier negli Usa, in programma attorno alla metà di maggio.

Attacchi russi nel Donbass

I “colloqui fra Russia e Ucraina sono in stallo“, ha detto dal canto suo il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov, citato da Interfax. Sul terreno di guerra l’esercito di Mosca avrebbe bombardato un ospedale nel distretto di Donetsk, in Donbass, riporta il Kyiv Independent citando il governatore regionale, Pavlo Kyrylenko. Secondo l’agenzia di stampa ucraina Ukrinform i russi hanno aperto il fuoco anche su un autobus che stava evacuando civili da Popasna, città che si trova dell’oblast (regione) di Lugansk (sempre nel Donbass). La società americana Maxar Technologies ha intanto diffuso le immagini satellitari delle fosse comuni nel villaggio di Manhush, vicino a Mariupol. E l’Onu ha documentato l’esecuzione sommaria di almeno 50 civili nella cittadina di Bucha, vicino a Kiev, tristemente famosa per le immagini dei civili assassinati e abbandonati per strada dopo il ritiro dei russi.

Putin Cremlino Russi Traditori
Vladimir Putin

“Bombe anti bunker su Azovstal”

Parlando alla Bbc dall’interno dell’acciaieria Azovstal di Mariupol, il militare del battaglione Azov, Svyatoslav Palamar, ha riferito di pesanti bombardamenti russi. “Tutti gli edifici nell’area della Azovstal sono praticamente distrutti.” ha detto. Hanno gettato bombe pesanti, bombe anti-bunker. Abbiamo persone ferite e morte all’interno dei bunker. Alcuni civili sono intrappolati sotto gli edifici crollati“. Palamar, secondo quanto riporta la Bbc, ha spiegato che i civili si trovavano in aree separate rispetto ai combattenti. La Russia si è detta pronta a una tregua umanitaria all’acciaieria “in qualunque momento” ha affermato il ministero della difesa. Ieri 21 aprile Putin aveva annullato l’assalto al complesso industriale. Ma “non deve passare una mosca” aveva aggiunto. E infatti i circa 2mila soldati ucraini più un numero imprecisato di civili – forse fino a mille – restano come sepolti vivi al suo interno. Sotto feroci bombardamenti dall’alto.

Russia, l’incendio all’Istituto dei missili

Ma non c’è solo l’Ucraina nelle fiamme della guerra. Oggi 22 aprile un rogo di notevoli dimensioni si sarebbe sviluppato a Korolyov, non lontano da Mosca, in un edificio a uso industriale, secondo le prime informazioni. “Possibile un atto di sabotaggio” scrive online il Corriere della Sera. E resta tutta da chiarire la vicenda del gigantesco incendio che ieri 21 aprile ha distrutto l’Istituto di ricerca per la difesa aerospaziale della Federazione russa a Tver. Almeno 6 i morti e 27 i feriti. Secondo i primi elementi la causa dell’incendio potrebbe essere accidentale. Ma il fatto che si tratti del centro dove gli scienziati hanno progettato i missili Iskander e S400, e forse anche missili balistici intercontinentali, desta sospetti. Le cause potrebbero essere altre e non accidentali. In termini, cioè, di sabotaggio da parte di oppositori del regime di Putin.

Incendio Russia Tver Missili Ucraina
L’incendio che ha distrutto l’istituto di ricerca di Tver, in Russia. Foto Twitter @BielorussiR

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Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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