Alpinista italiano sull’Annapurna, stabilito un contatto: “Sto bene”

È Giampaolo Corona, 49 anni, guida trentina. Di lui si erano perse le tracce ma secondo fonti nepalesi sarebbe vivo e in discesa dalla vetta

L’alpinista trentino Giampaolo Corona, dato per disperso, è vivo e sta scendendo da solo dall’Annapurna. “È stato visto a quota 7.400 metri, stabilito un contatto radio“.

L'alpinista Giampaolo Corona e un'immagine dell'Annapurna

A riportare la notizia è il sito web del The Himalayan Times. Il quotidiano in lingua inglese distribuito in Nepal scrive come ieri, giovedì 28 aprile, Corona, 49 anni, avesse perso i contatti col campo base in alta quota. Il fatto è avvenuto a 7.600 metri di altitudine, mentre l’alpinista era in discesa dalla vetta dell’Annapurna (8.091 metri, “Dea dei raccolti” in sanscrito). Corona, come già in altre spedizioni, ha scalato l’8mila in stile alpino: senza ossigeno supplementare e senza portatori.

Il massiccio dell’Annapurna, sull’Himalaya. Foto Wikimedia Commons

Dal campo base si è subito organizzata una missione di ricerca. Lo stesso Himalayan Times, in una notizia aggiornata alle prime ore del mattino di oggi 29 aprile, riporta come “la squadra di ricerca e soccorso aerea ha stabilito un contatto radio con Giampaolo Corona intorno alle 13 di oggi (circa le 9 del mattino in Italia, ndr.)”. L’alpinista italiano “è stato visto scendere sotto il Campo IV all’altezza di 7.400 metri.”

L’alpinista Corona: “Ce la faccio

Sto bene e per ora non ho bisogno di alcun supporto“, avrebbe riferito Corona al pilota di soccorso. Guida alpina e tecnico di elisoccorso, Giampaolo ha completato diverse spedizioni fuori dall’Europa. Anche su altri 8mila in Nepal, Pakistan e India. L’Annapurna, su cui si trova l’alpinista italiano, è una delle vette sopra gli ottomila metri di altitudine, in Nepal. Fa parte della catena dell’Himalaya (“Dimora delle nevi” in sanscrito). “Siamo a 7000, io, Hans e Tim” scriveva Corona sul suo profilo Facebook il 27 aprile. “Siamo quelli più in alto. Più in basso ci sono gli altri, con gli sherpa e tutto il resto. Domani è il summit day. Quando vediamo accendersi le loro frontali, ci mettiamo in moto anche noi. Meteo buono. È il momento giusto. O la va o la spacca. Del resto, dopo 4 giorni che sei sempre con 15 kg sulla schiena, sempre su e giù e a spalar neve… non vediamo l’ora.

A destra, l’alpinista Francesco Cassardo

Risale invece al 2019 il salvataggio sull’Himalaya di Francesco Cassardo, medico alpinista di Rivoli (Torino). Alle prime luci dell’alba del 22 luglio un elicottero lo soccorse in Pakistan prelevandolo e trasportandolo in ospedale. Cassardo era rimasto ferito precipitando per centinaia di metri mentre scendeva dal Gasherbrum VII (6.955 metri). I compagni, che lo avevano raggiunto a piedi a 6.300 metri di altitudine, erano riusciti con grande coraggio a portarlo a una quota più bassa.

Un anno fa l’addio a Cala Cimenti

Fra questi anche Carlalberto ‘Cala’ Cimenti, che lo aveva salvato, come lo stesso Cassardo ha dichiarato. L’alpinista Carlalberto Cimenti è morto poco più di un anno fa, l’8 febbraio 2021, a Sauze di Cesana, in Val di Susa (Torino). Pochi giorni prima del suo 46° compleanno. Stava sciando quando una valanga lo travolto in un canalone di Cima del Bosco, lungo il versante che scende sulla Valle Argentera. Assieme a lui ha perso la vita il suo amico Patrick Negro, di Pragelato (Torino).

L’alpinista Cala Cimenti, morto in Val Susa l’8 febbraio 2021

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Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.