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Bum, bum… fail: la ‘caduta’ di Boris Becker

Il campionissimo tedesco condannato a 2 anni e mezzo per bancarotta fraudolenta nel Regno Unito

Boris Becker ha subito una condanna di 30 mesi – 2 anni e mezzo – di carcere per bancarotta fraudolenta. Per la legge inglese conta poco che tu sia un campione da sei Slam in bacheca.

Il tennista teutonico più vincente di tutti i tempi dovrà scontare almeno metà della sua pena di 30 mesi, e poteva andare anche peggio molto: rischiava fino a 7 anni di carcere se fosse stato applicato il massimo di quanto previsto dalla giustizia britannica. La giuria lo aveva ritenuto colpevole già lo scorso 8 aprile, ed oggi il giudice della Southwark Crown Court ha quantificato il verdetto rispetto alla colpevolezza.

Londra dà, Londra toglie: Boris Becker ha aspettato il verdetto indossando la sua cravatta di Wimbledon

Boris Becker aveva 17 anni e 227 giorni quando vinse Wimbledon nel 1985: primo della storia così giovane, con appena un anno di professionismo nelle gambe. Poi ci penserà Micheal Chang a scippargli il record facendolo scendere a 17 anni e 110 giorni nel Roland Garros del 1989. Quella stratosferica cavalcata ha consegnato alla storia del tennis Bum bum Becker”, come da allora lo hanno soprannominato, per la straordinaria potenza ed efficacia del servizio in combinata con volée esplosive e magistrali. Da allora come tutti quelli che hanno vinto i Championship ha diritto ad indossare la cravatta dell’All England Club. Lo ha fatto anche oggi come a ricordare al mondo, e forse un po’ anche al giudice e a se stesso, chi sia stato Boris Franz Becker. Ma non è bastato. Come dire: Londra dà, Londra toglie.

La condanna per bancarotta

E’ stato condannato per 4 dei 24 capi di imputazione per cui era indagato. Tutti reati fiscali. “È da notare – ha argomentato il giudice Deborah Taylor nel leggere la sentenza – come lei non abbia ammesso la sua colpa e nemmeno rimorso. C’è stata da parte sua una totale mancanza di umiltà“.
Il fallimento dichiarato nel 2017 è stato ricostruito durante il processo ed è scaturito da un prestito di 4,6 milioni di euro elargito da una banca privata nel 2013, a cui aggiungere circa 1,6 milioni di dollari da un uomo d’affari britannico nel 2014. L’ex campion tedesco, che vive a Londra dal 2012, ha spiegato come i 50 milioni di dollari guadagnati tra prize money e sponsorizzazioni siano scomparsi a causa del “costoso divorzio dalla prima moglie Barbara e dai debiti accumulati a fine carriera.

L’accusa gli imputa tra le altre cose di aver nascosto milioni di sterline in beni, inclusi i due trofei vinti a Wimbledon, per evitare di pagare i debiti accumulati. La cifra complessiva è stimata in circa 60 milioni di euro per conservare il suo altissimo tenore di vita e il mantenimento delle due mogli e dei suoi 4 figli. Non è la prima condanna, nel 2002 era stato condannato per evasione fiscale in Germania.

Il commiato di Becker: la condanna era attesa

La stampa britannica ha seguito Boris Becker durante tutta la mattinata prima della sentenza emessa questa sera. Ha trascorso del tempo con il più piccolo dei suoi 4 figli, Noah, protagonista di uno degli ultimi post condivisi via Instagram.

 

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Ha acquistato un mazzo di fiori, da donare alla compagna Lilian de Carvalho che lo accompagnato mano nella mano in tribunale. Sono loro ad aver consegnato all’ex campionissimo i suoi cambi ed effetti personali da portare in carcere. Si è costituito immediatamente e dovrà scontare in cella metà della pena; mentre per il restante sarà possibile chiedere il regime di semilibertà. Il legale di Becker ha commentato la sentenza: “non ha letteralmente nulla, è caduto in disgrazia. Questi procedimenti hanno distrutto la sua carriera e messo fine a qualsiasi prospettiva. La sua reputazione è a brandelli e dovrà fare affidamento sugli altri“. Nessuna magistrale volée in tuffo a saltare oltre questo brutto pasticcio!

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Angela Oliva

Direttore Responsabile
Pugliese di nascita, muove le sue prime esperienze giornalistiche tra Palio, Sport e Cronaca bianca a Siena durante il periodo universitario divenendo pubblicista subito dopo la laurea con lode in Scienze della Comunicazione. Con il trasferimento a Roma inizia il praticantato che la porterà a diventare professionista nel 2008. Si è occupata di gambling, dipendenze, politica estera (ha una seconda laurea sempre con lode in Scienze internazionali e diplomatiche), ippica, economia. Ha collaborato con giornali, TV (Telenorba), l'agenzia di stampa nazionale Il Velino-AGVNews e con diverse realtà specializzate. Diverse le esperienze in agenzie come account ed advisor del settore bancario, di associazioni di categoria, di comunicazione pubblica, turismo, trasporti, cybersecurity, compliance & risk management, telecomunicazioni, 5G e di gaming.
In parallelo si è occupata di Comunicazione strategica e Marketing come manager in azienda - trasferendosi a Rimini - assumendo spesso anche la responsabilità delle Relazioni esterne. Ha approfondito, con due diversi master, anche i temi della Corporate Social Responsibilty e della Sostenibilità.

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