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Russia, morto un altro manager Gazprom. “È caduto da una scogliera”

Dubbi sul decesso di Andrei Krukowski, secondo dirigente scomparso in poco tempo. Un terzo, Igor Volobuev, si è unito alla resistenza ucraina

Si allunga in Russia la lista dei top manager legati a Gazprom, il colosso energetico di Stato, che hanno perso la vita in circostanze poco chiare nelle ultime settimane. L’ultimo è Andrei Krukowski, 37 anni, direttore del resort sciistico di proprietà della stessa Gazprom. Sarebbe morto “cadendo da una scogliera” a Sochi.

Lo rendono noto i media internazionali sottolineando che ufficialmente si tratta di un “incidente” ma ricordando – come scrive il sito polacco Onet – che diversi oligarchi legati a Gazprom o al Cremlino sono morti in circostanze tragiche da quando la Russia ha invaso l’Ucraina. E in particolare, aggiungiamo noi, da quando Putin aveva lanciato un avvertimento brutale contro gli uomini d’affari russi che “non possono fare a meno del foie gras, delle ostriche o delle cosiddette libertà di genere“. Il dubbio è che anche quella di Krukowski possa rivelarsi una prematura scomparsa causata da tutto meno che da “un tragico incidente“.

Direttore del resort Gazprom

La morte di Krukowski, avvenuta domenica 1 maggio, è al vaglio degli inquirenti che avrebbero disposto l’autopsia. “Il direttore generale del resort di Krasnaya Polyana, Andrei Alekseevich Krukowski, è morto tragicamente. Amava le montagne e vi trovò la pace. La tragedia è avvenuta sulla strada per la fortezza di Aczipsinskaya” recita laconicamente l’agenzia di stampa Tass, stando al sito Onet. A confermare il decesso, a seguito delle ferite dopo essere “caduto da una scogliera” il servizio stampa delle terme, che Krukowski gestiva dal 2019.

Krasnaya Polyana
La località di Krasnaya Polyana. Foto Sergei Kazantsev / Wikimedia Commons

Krasnaya Polyana, il cui resort dove lavorava Krukowski è di proprietà di Gazprom, è una delle località sciistiche più famose di tutta la Russia. Nel 2014 ha fatto  parte del complesso olimpico dei Giochi Invernali di Sochi. Quest’ultima è appunto la città sul Mar Nero – il cui comprensorio si estende fino in montagna – nel territorio di Krasnodar. Nota nel mondo per aver ospitato le Olimpiadi del 2014. Le prime mai realizzate nella Federazione Russa. L’unico precedente riguardò l’Unione sovietica, che organizzò i Giochi olimpici estivi del 1980. Una località, Sochi, amata da Vladimir Putin.

Una carriera fulminante

Andrei Krukowski, spiega il sito Onet, si era laureato con lode presso l‘Istituto di economia, politica e diritto di Mosca nel 2006. Nel 2019 aveva completato il programma Executive Education presso la London Business School. Negli anni 2001-2014 aveva ricoperto incarichi dirigenziali in imprese private. Nel 2015 aveva cominciato a lavorare presso il resort di Krasnaya Polyana e quattro anni dopo ne era diventato il direttore. Di oggi 2 maggio la notizia della sua improvvisa scomparsa, sulla quale, però, gli stessi inquirenti russi vogliono vederci chiaro.

Oligarchi Avayev Vladislav
Vladislav Avayev, 51 anni, vicepresidente di Gazprombank, morto il 18 aprile

Gazprom, il caso Avayev

Krukowski è infatti il secondo dirigente legato a Gazprom a perdere la vita negli ultimi tempi. Il lunedì di Pasqua, 18 aprile, a Mosca era stato trovato morto Vladislav Avayev, 51 anni, ex consigliere del Cremlino. Ma anche ex vicepresidente della Gazprombank, la banca del gas diventata snodo dei pagamenti di gas russo in rubli. La scena sembrava ricondurre a un omicidio-suicidio nell’ambito di una famiglia di oligarchi. Il cadavere di Avayev aveva la pistola in mano e accanto al suo – nell’appartamento al 14° piano di un lussuoso condominio di Mosca – c’erano i corpi senza vita della moglie incinta Yelena (47 anni) e della figlia Maria di 13. A trovarli era stata la figlia maggiore, Anastasia, di 26 anni.

Fra gli alti papaveri russi si registra inoltre la fuga di quello che era l’attuale numero due di GazprombankIgor Volobuev. Dal 2 marzo, pochi giorni dopo l’invasione russa dell’Ucraina, si sarebbe unito alle forze di difesa territoriale di Kiev. L’Ucraina è il suo paese di origine. “Putin deve essere processato e impiccato, ma solo in conformità con la legge” ha dichiarato al quotidiano inglese Daily Telegraph. Volobuev si è detto “pentito” di aver lavorato a lungo per lo Stato russo. E ha affermato di essere tutt’altro che l’unico magnate scontento delle azioni del Cremlino. “Conosco persone le cui opinioni sono molto diverse da quelle che dicono pubblicamente sul loro lavoro“.

Gazprombank Igor Volobuev
Igor Volobuev, ex numero due di Gazprombank

Igor Volobuev è il quarto dirigente di alto rango ad abbandonare la Russia di Putin. Alla fine di marzo, a fuggire era stato Anatolij Chubais, l’ex vicepremier di Boris Eltsin e uomo di fiducia dello ‘zar’. L’ombra lunga della guerra in Ucraina si è stesa anche su un altro manager russo morto in circostanze oscure, questa volta in Spagna il martedì dopo Pasqua, 19 aprile: Sergei Protosenya. Si tratta del 55enne vicepresidente del colosso del gas Novatek. Come già per Vladislav Avayev, dietro l’apparenza di un omicidio-suicidio, col quale Protosenya avrebbe ucciso se stesso dopo avere sterminato la famiglia, la verità potrebbe essere un’altra. Ovvero, un plurimo omicidio in stile mafioso.

Il 21 aprile, inoltre, Vagit Alekperov si è dimesso dalla guida del colosso petrolifero Lukoil senza dare spiegazioni. In Italia, infine, si trova Vladimir Lisin, 65 anni, noto come l’uomo più ricco di Russia. È presidente e maggiore azionista di Novolipetsk, fra le società siderurgiche più importanti del paese. Anche lui, come Volobuev, ha espresso la sua contrarietà alla guerra in Ucraina.

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Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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