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Chiara Civello, cittadina del mondo, dell’anima e nella sua musica: “Fa parte della mia essenza”

Un'artista che non smette mai di stupire, ma soprattutto dalle molteplici capacità come autrice e interprete

Chiara Civello è un’artista dalle note internazionali, che ha saputo fare del concetto di ‘cittadina del mondo’ il suo stile di vita e della sua musica. La cantante si è raccontata in esclusa a VelvetMAG dai suoi esordi in campo musicale al suo ultimo lavoro discografico, proiettata al futuro. 

Il suo incontro con la musica è stato quasi del tutto naturale, come se fosse un talento innato. Così, Chiara Civello ha deciso di fare della sua passione anche il suo lavoro, seguendo anche i suggerimenti dei suoi maestri. Oggi la cantante è un’artista affermata non solo sul panorama discografico italiano, ma anche a livello internazionale.

Chiara Civello musica
Courtesy of Press Office

Il suo ultimo album, Chansons, uscito nel 2021, riflette proprio la multiculturalità con cui affronta la sua passione e tenta di mettersi in gioco sempre in nuove esperienze. Una raccolta in lingua francese, canzoni che hanno fatto la storia della musica, ma che in realtà erano scritte da autori francesi. Noi di VelvetMAG abbiamo voluto così incontrare in esclusiva per i nostri lettori Chiara Civello. Parlando dei suoi attuali progetti discografici, con uno sguardo al passato, ma anche alle aspirazioni future.

Partiamo dal tuo ultimo album: come spesso ti accade contiene singoli o riadattamenti in lingua francese. Cosa volevi raccontare in Chanson?

Ultimamente ho seguito un po’ un doppio registro nella mia discografia, uno da autrice e uno da interprete. A un album precedente di canzoni italiane, poi è susseguito Eclipse che invece è un disco di inediti e infine è arrivato come sequel di canzoni Chansons, che per altro è proprio questo il suo significato: ‘canzoni’. Ma invece di dedicarmi al repertorio italiano, ho deciso questa volta di dare spazio a quello francese, visto da un’angolazione un po’ di diversa. Questo è il secondo album in collaborazione con la Nouvelle Vague, il mio produttore mi ha proposto di fare una raccolta di canzoni francesi conosciute, inserendo anche quelle più misteriose, che sono diventate grandi standard internazionali. Non tutti sanno per esempio che My way è una canzone scritta da un francese. Oppure Feeling, che è stata una grande hit del ’75, era in realtà un plagio di una canzone del ’56 francese di Louis Gasté, e così via. Insomma, ci siamo divertiti a raccogliere una serie di canzoni significative per tutto il mondo che non tutti sanno essere di autori francesi.

Il tuo percorso ha un’impronta decisamente internazionale. Quanto e in che modo hanno influito le esperienze all’estero sul tuo stile e sulle tue prospettive musicali?

Secondo me sono state fondanti. Fanno parte della mia essenza. Il fatto di essere andata via dall’Italia a soli 18 anni e aver creato un futuro e una vita musicale partendo da fuori è stato molto importante. Poi la musica che mi interessava era una musica nata negli Stati Uniti d’America, essendo partita con la volontà di approfondire il jazz. Successivamente, sono tornata sui passi di casa, delle mie radici. Qui, dov’è forte la canzone, la melodia e poi ho approfondito la nostra lingua. Per quanto riguarda la mia composizione artistica, il mondo e le altre culture sono dei punti molto importanti. Sono una persona curiosa, molto attratta dal mondo, che però non perde di vista le proprie radici. Questo fatto di essere un po’ cittadina del mondo rispecchia la mia sicilianità, perché la Sicilia è il posto di cui io sono originaria in parte. Mio padre è siciliano. È una delle regioni italiane che è stata più esposta alle culture diverse, tra arabi, normanni, barbari e greci. Quindi, forse io nella mia musica cerco questo: il dialogo con le altre culture. E forse è questo ciò che mi muove a continuare a fare quello che faccio.

Torniamo lontano: al tuo esordio. Come è arrivata Chiara Civello al mondo della musica?

Come delle storie che non sono necessariamente originalissime. Io passavo tantissimo tempo con mia nonna, che era unica, e mi metteva sempre di fronte il pianoforte. Forse perché si voleva un po’ liberare di me e voleva in qualche modo allentare il babysitting. Lei aveva un pianoforte, mi metteva lì e se ne andava senza darmi nessuna indicazione. Quindi, passando del tempo con questo strumento ho instaurato una relazione molto personale, finché non ho cominciato a riconoscere delle melodie. Allora mia nonna ha pensato che avessi orecchio e quindi lo ha segnalato a mia madre, che mi ha proposto di fare le solite lezioni di musica. E piano piano tramite dei suggerimenti sono andata a finire in una scuola di musica italiana – non in conservatorio – che si chiama S. Luiss di Roma. Da lì, ho conosciuto dei maestri molto bravi che mi hanno instradato, mi hanno detto che avevo talento e spronato a continuare. E così ho fatto un’audizione per una borsa di studio per andare in America, l’ho vinta e sono partita.

Chiara Civello
Courtesy of Press Office

Nel corso della tua carriera hai partecipato al Festival di Sanremo nel 2012 nella serata dei duetti con il rapper Shaggy. Cosa ti è rimasto di questa esperienza?

Mi è rimasta molta emozione, ma anche paura. Soprattutto paura di scendere quella scalinata ripidissima, però è stata un’esperienza molto forte. Sanremo si porta dietro una tradizione molto grande. È una delle cose che molti artisti italiani si aspettano prima e poi di poter fare. Sono grata a quell’esperienza, ma è un’esperienza fine a sé stessa, come tante altre nella musica.

In passato hai collaborato e duettato con volti esordienti del panorama musicale italiano, come Annalisa e Francesca Michielin. Cosa contraddistingue la nuova generazione di interpreti secondo Chiara Civello?

Credo che non si possa unire sotto una generalizzazione una generazione di interpreti. Credo che quello che caratterizza ogni interprete è proprio la sua unicità. Devo dire che quello che mi sta piacendo molto in questo momento in Italia è che dopo due anni di disastri, di impedimenti, di Covid, di restrizioni sta comunque aumentando il fermento creativo. Ci sono delle voci nuove, soprattutto autorali, molto significative, che stanno nascendo. Ci sono produttrici donne, donne che oltre a cantare uniscono anche altre cose significative alle loro attività performanti. Credo che ci sia un grande fermento adesso, com’è giusto che sia dopo un grande periodo di buio. Lo trovo bello e incoraggiante.

Nel tuo caso spesso sei anche autrice. Quale veste preferisci?

Sono due parti del mio essere, della mia espressività. Sono molto importanti, quasi comunicanti. Nel comporre le canzoni metti la tua visione personale, così come nell’interpretare le canzoni di altri che poi piano piano trovi il modo di far diventare tua sotto un’altra veste, tenti di vestirle. Quindi sono due cose di cui ho bisogno. Ma soprattutto, quando scrivo ho sempre bisogno di immaginare delle grandi canzoni. Mi pongo sempre un traguardo emotivo, che sempre vorrebbe toccare il pathos delle canzoni che più mi piacciono, torno sempre ad evocarle. Quindi, il mio ruolo da interprete rimane sempre coinvolto anche nella scrittura. Sono come due organi vitali.

Chiara Civello tournée
Courtesy of Press Office

Attualmente stai lavorando a nuovi progetti discografici? Puoi darci qualche anticipazione?

Si, sto cominciando a scrivere, a sperimentare, a capire che direzione prenderà il mio prossimo lavoro discografico. Sto facendo degli incontri, sto meditando di fare dei viaggi. Ma adesso sono completamente immersa nella tournée. La sua ultima tappa primaverile sarà questa sera, 5 maggio, a Napoli all’Auditorium Salvo D’Acquisto, insieme alla mia band. E poi riprenderemo in estate, con un calendario di date da luglio ad agosto. La tournée adesso è il primo obiettivo, però lavoro anche su altre cose. Cerco di leggere, di scrivere, di fare incontri, di capire dove mi porterà il cuore la prossima volta.

Ci sarà anche qualche tappa internazionale?

In questo momento no. Ma abbiamo in vista un viaggio negli Stati Uniti, probabilmente Brasile e suonerò anche lì.

Com’è stato tornare in live dopo la pandemia?

È stato magico, con un altro peso specifico. Mentre prima eravamo tutti abituati ad andare, tornare e partire. Adesso andare è stato liberatorio, così come cantare di fronte un pubblico. È ancora un po’ strano cantare davanti un pubblico con la mascherina, soprattutto mi dispiace per loro. Ma credo che i loro cuori siano compartecipi del momento, sapendo che anche loro sono dovuti stare a casa per molto tempo senza poter godere della musica dal vivo.

Per salutare i lettori di VelvetMAG, ti chiediamo a cosa aspiri per il tuo futuro musicale e se c’è un sogno particolare per la tua carriera.

I sogni son desideri e io ne ho tanti, ma non li dico altrimenti non si avverano. Nel prossimo futuro mi auguro di poter vedere nuovi posti del mondo che ancora non ho esplorato, per esempio l’India. Mi piacerebbe fare anche un’esperienza lì e continuare a esplorare mondi diversi e culture diverse.

Chiara Civello album
Courtesy of Press Office

Chiara Scioni

Intrattenimento & Cronaca rosa

Romana, esperta di logistica con la passione per il canto, motivo per cui è un'appassionata di talent show. Dai blog locali che fin da giovanissima frequenta per coltivare la passione della scrittura. Sceglie la facoltà di Lingue e Culture Straniere presso l’Università di RomaTre per approfondire alcuni ambiti multiculturali che l'appassionano del mondo anglosassone e latino. Predilige la cronaca rosa, infatti è una delle curatrici del blog di VelvetMAG dedicato ai VIP www.velvetgossip.it, ma non disdegna moda, Tv e intrattenimento.

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