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Dall’Ucraina all’India, donne che non temono gli uomini

Oleksandra, anziana di Kiev sotto i bombardamenti, sceglie di non evacuare. Santra, giovane della foresta di Hasdeo, difenderà i suoi alberi fino alla fine

Cosa potrà mai accomunare due donne così diverse come un’ottuagenaria ucraina e una giovane indiana? Nulla, si direbbe a prima vista. E al tempo stesso tutto.

Nulla perché paesi e culture più differenti forse non ci sono, tutto perché parliamo di due donne così legate alla propria terra da non poter vivere senza di essa. Senza la sua Kiev Oleksandra non saprebbe dove andare; priva degli alberi della foresta di Hasdeo per cui lotta, nel Chhattisgarh indiano, Santra non potrebbe sfamarsi, lavorare e crescere i propri figli.

Oleksandra-Kiev
Lubov Oleksandra Kurdumova, 84 anni. Foto Facebook / Carol Guzy / Zuma Press

Dove dovrei andare? Non ho altro che Kiev” dice Lubov Oleksandra Kurdumova, 84 anni, alla fotoreporter statunitense Carol Guzy, che la incontra nel suo appartamento a Kiev. E la ritrae in questa espressione luminosa (e negli altri scatti che pubblichiamo, dal profilo Facebook della fotografa). La quattro volte Premio Pulitzer ha visitato la signora il 25 marzo, mentre la capitale ucraina era sotto tiro degli invasori russi. Bisognava evacuare. E in fretta. Ma Oleksandra, così come altre donne, ha scelto di restare. È passato ormai più di un mese, Kiev è ancora sotto tiro ma non più come prima. La vita nella capitale riprende lentamente, almeno in parte, malgrado viga ancora la legge marziale. Ci piace pensare che l’ottuagenaria dal sorriso dolce sia ancora lì, nella sua casa di sempre.

Ex bambina della Guerra Mondiale

Oleksandra racconta a Carol Guzy di essere nata sull’isola di Truchaniv, in mezzo al fiume Dnepr che solca Kiev, in corrispondenza della confluenza con il fiume Desna. “C’era un insediamento di pescatori con una chiesa, una clinica, una scuola – spiega – Tutto è andato a fuoco nel 1943“. La maggior parte degli anziani paragona l’invasione russa dell’Ucraina a ciò che ha visto nella Seconda Guerra Mondiale. Agli occhi di Oleksandra, e di molti ucraini a cui non restano lunghi anni da vivere, i distinguo russi e quelli occidentali probabilmente non hanno senso. La ‘denazificazione’ del loro paese che Mosca vuole ‘liberare’, così come il ruolo della NATO e delle sanzioni europee contro la Russia sono concetti astratti rispetto all’indicibile: la realtà della guerra sulla propria pelle. Proprio come quando erano bambini, ottant’anni fa.

Oleksandra Kiev Bambina
Foto Facebook / Carol Guzy / Zuma Press

Di fronte alla sua illustre ospite, pluripremiata fotoreporter, l’ex bambina della Seconda Guerra Mondiale sfoggia l’album dei ricordi. E mostra con orgoglio le foto di suo padre nell’Armata Rossa, e di se stessa, da piccola, in costume ucraino. Ma anche quelle da ragazza, con un cappello militare. Una padrona di casa consumata, Oleksandra. Insiste che i suoi visitatori assaggino un delizioso piatto di cavoli, nella sua vissuta cucina, ricca di pentole e casseruole. Là fuori gli attacchi aerei contro i sobborghi di Kiev, urlano il loro incessante memento della guerra che ruggisce infuriata. Il dialogo scivola su quel razzo che ha seminato il terrore vicino al suo quartiere. Sui figli e i nipoti che le hanno fatto spesso visita. E sulla nipote che prima della guerra viveva con lei. Ma ora vive sola. “Con un sorriso dolce e uno spirito indomabile” racconta Carol Guzy, la signora Oleksandraquasi balla mentre saluta dalla porta della sua nuova normalità.

Oleksandra Kiev
La signora Oleksandra saluta i suoi ospiti a Kiev. Foto Facebook / Carol Guzy / Zuma Press

La foresta ancestrale delle donne

È invece nei giorni di maggio che si fa più serrata la lotta degli aborigeni indiani che fanno parte dei popoli tribali Adivasi: popolazioni che vivono da sempre in India. Fra le loro terre c’è la foresta di Hasdeo, nello Stato di Chhattisgarh, India centrale. Adivasi in sanscrito significa “abitanti originari” ed è il termine con il quale si riassume l’eterogeneo insieme dei popoli indigeni del Subcontinente. La foresta di Hasdeo è vitale per la popolazione Adivasi del Chhattisgarh.

India
Donna Adivasi dell’India. Foto Vijay Ramamurthy

Di giorno sono le donne a custodire la loro terra ancestrale. Di notte le motoseghe azionate uomini, con il placet del Governo di Nuova Delhi, abbattono centinaia di alberi alla volta. Per fare spazio a un’imponente campagna di deforestazione che ha uno scopo molto preciso: sostituire la natura secolare con una moderna miniera di carbone, a uso e consumo del tumultuoso sviluppo economico indiano. Per ora la resistenza Adivasi ha fermato le motoseghe, spiega sui social Survival International, il movimento per i diritti dei popoli indigeni di tutto il mondo. Ma fino a quando? Difficile dirlo. In ogni caso le donne Adivasi stanno resistendo da 10 anni contro la miniera. E non è certo adesso che hanno intenzione arrendersi.

Chhattisgarh India
Lo Stato del Chhattisgarh, nell’India centrale

Lo spiega bene la giovane Santra, in un video postato su Twitter da Survival. “Non vogliamo che taglino i nostri alberi – dice infervorandosi – prima di tagliare i nostri alberi devono tagliare noi. Questi alberi sono la nostra anima, la nostra vita. Essi significano tutto per noi. Ci danno il loro legno, le loro foglie…tutto“. “Noi dipendiamo da queste piante sotto ogni aspetto“. “Questi alberi sono la nostra vita, non abbiamo nient’altro.” “Come possiamo lasciare che siano tagliati?” “Tagliate prima noi e soltanto dopo riuscirete a tagliare questi alberi. Lotteremo per vincere!“. 

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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