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Marta Russo uccisa all’Università, 25 anni fa l’omicidio più controverso a Roma

Il dolore della famiglia: "Ancora oggi si vogliono assolvere Scattone e Ferraro, sono loro i colpevoli"

L’Italia ha ricordato, lunedì 9 maggio, il 25° anniversario della morte di Marta Russo. Studentessa di giurisprudenza di 22 anni, campionessa di scherma, fu uccisa da un colpo di pistola alla testa sparato da una sala dell’Università la Sapienza di Roma.

Un quarto di secolo dopo i fatti il caso Marta Russo resta ancora fra i più controversi della storia nazionale, malgrado una sentenza definitiva di condanna, quasi 20 anni fa, nei confronti dei responsabili del delitto. Oggi 9 maggio l’Ateneo La Sapienza di Roma ha ricordato la studentessa che perse la vita mentre camminava in un vialetto della cittadella universitaria, assieme all’amica Jolanda Ricci.

Gli allora giovani assistenti universitari, Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro, sono stati condannati in via definitiva nel 2003. Sulla base di una testimonianza controversa, sarebbero loro i responsabili della morte della studentessa. Eppure, ancora oggi, si nutrono dubbi sulla loro colpevolezza.

Scattone e Ferraro

Secondo quanto riporta online l’enciclopedia libera Wikipedia, Giovanni Scattone, assistente di Filosofia del diritto, ricevette una condanna a 5 anni e quattro mesi per omicidio colposo aggravato. Il suo collega Salvatore Ferraro, a 4 anni e due mesi per favoreggiamento. Entrambi si sono sempre professati innocenti. Scattone avrebbe esploso un colpo per errore, maneggiando una pistola per motivi mai chiariti. Ferraro lo avrebbe coperto, tacendo e portando via l’arma. La Corte di Cassazione assolse il terzo indagato, l’usciere dell’istituto, Francesco Liparota, dall’accusa di favoreggiamento. Tutti i numerosi altri indagati, principalmente per i reati di favoreggiamento, diffamazione o falsa testimonianza, furono assolti con formula piena in primo grado.

Scattone Ferraro Marta Russo
Da sin., Salvatore Ferraro e Giovani Scattone all’epoca dei fatti

Marta Russo, caso (anche) mediatico

La morte di Marta Russo, assassinata all’Università, per motivi inspiegabili – si parlò anche di un fantomatico ‘gioco’ a voler inscenare il delitto perfetto – fu uno shock per gli italiani. Il caso ebbe una risonanza enorme, anche sul piano mediatico. Sul piano istituzionale si mossero le più alte cariche. Ai funerali della giovane partecipò l’allora presidente del Consiglio, Romano Prodi. Papa Giovanni Paolo II inviò un messaggio. Il presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, presenziò alla cerimonia di conferimento della laurea alla memoria.

Tiziana Russo
Tiziana Russo oggi, è la sorella di Marta Russo

I genitori di Marta Russo, Donato Russo e Aureliana Iacoboni, e la sorella Tiziana, decisero di donare gli organi della studentessa. In questo seguendo un desiderio che Marta aveva espresso anni prima, dopo aver visto un servizio televisivo sul delitto di Nicholas Green, il bambino statunitense di 7 anni ucciso in Calabria nel 1994 mentre era a bordo dell’auto dei suoi genitori, che i killer scambiarono per quella di un gioielliere.

La madre: “I colpevoli sono loro

All’agenzia di stampa Agi, la madre di Marta Russo, Aureliana Iacoboni, mostra dispiacere e risentimento per il fatto che ci sia in Italia, 25 anni dopo, chi ancora mette in dubbio la responsabilità dei colpevoli dell’omicidio della figlia. “Già durante il processo tutti coloro che volevano mettersi in mostra proponevano tesi alternative e fantasiose e il palcoscenico era tutto per loro” afferma. “I colpevoli sono stati affidati alla giustizia. Sono loro i responsabili“. E per “fare chiarezza su queste menzogne“, Tiziana Russo, sorella della vittima, ha deciso di scrivere un libro dal titolo Marta Russo. Vent’anni senza te che sarà pubblicato nei prossimi mesi.

Marta Russo Omicidio Università

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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