Ucraina, Zelensky: “Genocidio in Donbass”. Draghi a Putin: “Sblocca il grano”

Dagli Usa a Kiev missili capaci di colpire a centinaia di chilometri di distanza

L’esercito dell’Ucraina è in difficoltà nel tentativo di respingere gli invasori russi. Dopo tre mesi di guerra il tempo gioca a favore di Mosca che sta rovesciando un diluvio di fuoco sul Donbass e nel Sud del paese. 

Ucraina, Zelensky: “Genocidio in Donbass”. Draghi a Putin: “Sblocca il grano”

Infuriano i combattimenti. Soprattutto nel conteso Donbass. Il generale ucraino Oleksiy Gromov ammette: la Russia “è in vantaggio nel Lugansk“. Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, accusa Mosca di compiere un “genocidio“. La Russia sta praticando la “deportazione” e “l’uccisione di massa di civili” nel Donbass, afferma Zelensky nel suo quotidiano discorso in video. Secondo l’ONU sfiora quota 4mila il bilancio delle vittime civili accertate in Ucraina dall’inizio dell’invasione russa, il 24 febbraio. I civili feriti sono almeno 4.693. Ma si tratta di cifre che vanno riviste al rialzo. Le stesse Nazioni Unite ritengono che i dati reali siano molto più alti.

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L’amministrazione Biden si starebbe intanto preparando a inviare all’Ucraina armi ancora più potenti. La lotta contro gli invasori russi si gioca ormai, dall’inizio della guerra, anche sul piano di continui massicci aiuti militari a Kiev. L’Occidente non entra sul terreno di guerra con le sue truppe – sarebbe la catastrofe – e la NATO avrebbe trovato un’intesa informale per non inviare blindati, tank e aerei da combattimento agli ucraini. Ma gli Stati Uniti spingono. Così oggettivamente contribuendo all’assenza di spiragli per un rapido cessate il fuoco.

Ucraina, armi americane

Al contrario, gli Usa, secondo la Cnn, intendono inviare all’Ucraina i missili a lungo raggio che da tempo Kiev sta chiedendo. E ciò perché “potrebbero essere il punto di svolta nella guerra contro la Russia” secondo gli ucraini. Si tratta in particolare di sistemi di missili a lungo raggio, Multiple Launch Rocket System o MLRS, che da tempo Zelensky sta chiedendo. Le armi, prodotte negli Stati Uniti, possono sparare una raffica di razzi per centinaia di chilometri. Molto più lontano di qualsiasi altro sistema già presente in Ucraina. Un altro sistema richiesto dal Governo di Kiev è l’High Mobility Artillery Rocket System o HIMARS, più leggero, ma in grado di sparare lo stesso tipo di munizioni. Finora l’amministrazione Biden aveva evitato di inviare questi sistemi per timore che l’Ucraina potesse utilizzarli per attaccare all’interno del territorio russo. Con la conseguenza di una reazione da parte di Mosca.

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Un sistema di artiglieria mobile per il lancio di missili. Foto Twitter @hdevreij

L’Italia e il gas russo

Dal Cremlino invece fanno sapere che la Russia ha intenzione di garantire una fornitura ininterrotta di gas all’Italia. Putin lo ha detto premier Mario Draghi nel corso di una telefonata, ieri 26 maggio. Il presidente russo ha inoltre spiegato a Draghi che Mosca è pronta ad aiutare a superare la crisi alimentare – innescata dal blocco militare russo dei porti dell’Ucraina – in cambio della revoca delle sanzioni occidentali. Dal canto suo Draghi ha affermato di non aver visto spiragli per la pace nel colloquio con Putin. Il presidente del Consiglio italiano ha spiegato di essere stato lui a cercare Putin. “Lo scopo era chiedere se si potesse far qualcosa per sbloccare il grano che oggi è nei depositi in Ucraina” ha spiegato. “Perché la crisi alimentare che si sta avvicinando, e in alcuni paesi africani è già presente, avrà proporzioni gigantesche e conseguenze umanitarie terribili“.

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Foto Twitter @UkrainesGrains

Il grano dell’Ucraina

Il presidente russo ha sostenuto che “la crisi alimentare è colpa delle sanzioni e che se le sanzioni fossero tolte la Russia potrebbe esportare grano. Ma ovviamente – ha sottolineato Draghi riportando la conversazione – le sanzioni sono lì perché la Russia ha attaccato l’Ucraina“. Una prima iniziativa che ha provato a esplorare Draghi è “se si possa costruire una cooperazione sullo sblocco dei porti sul Mar Nero. Putin ha detto che non è sufficiente a risolvere la crisi alimentare mondiale. Gli ho replicato ‘sblocchiamoli altrimenti c’è il rischio che vadano a male’. Putin ha poi detto che il problema è che i porti sono minati. Ma i porti sono minati – ha spiegato Draghi – per impedire alle navi russe di attaccare l’Ucraina“.

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.