Ucraina, la guerra spacca la Chiesa ortodossa: Kiev abbandona Mosca

Senza tregua l’offensiva russa nel Donbass. “A Severodonetsk uccise 1500 persone” denuncia il sindaco

Come un’Idra dalle sette teste, la guerra in Ucraina morde velenosamente tutto. E ora divide i cristiani ortodossi, mettendoli gli uni contro gli altri. La Chiesa ucraina afferma di aver tagliato tutti i legami con la Chiesa russa: impossibile accettare le posizioni del Patriarca ‘putiniano’ Kirill.

Ucraina, la guerra spacca la Chiesa ortodossa: Kiev abbandona Mosca
Il Concilio della Chiesa ortodossa ucraina che ha sancito lo scisma da Mosca. Foto Facebook @Church.ua

L’invasione da parte delle truppe di Mosca ha esacerbato i rapporti fra i cristiani ortodossi fin dall’inizio della guerra. La Chiesa ortodossa russa, che fa capo a Patriarcato di Mosca, comprende decine di milioni di credenti fra Russia, Ucraina, Moldavia, Bielorussia, Estonia, Lettonia, Lituania, Kazakistan, Asia Centrale. Dopo tre mesi di sanguinoso conflitto – decine di migliaia di morti fra militari ucraini e russi, migliaia di civili ucraini uccisi, violenze efferate, torture e crimini di guerra – la Chiesa di Kiev dichiara “piena indipendenza” dalla consorella. “Non siamo d’accordo con la posizione del Patriarca di Mosca, Kirill, sulla guerra“, affermano le gerarchie ucraine in un comunicato. E per questo dichiarano la “piena indipendenza e autonomia della Chiesa ortodossa ucraina“.

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Foto Facebook @Church.ua

La tensione resta alta anche fra le comunità cristiane ortodosse dell’Occidente e quelle russe. Già lo scorso 9 marzo, due settimane dopo l’invasione russa dell’Ucraina, il Primate metropolita Jean de Doubna – Arcivescovo delle chiese ortodosse di tradizione russa in Europa occidentale – aveva contestato il Patriarca di Mosca, Kirill con una lettera aperta. Persino nei colloqui con Papa Francesco, il Patriarca Kirill non ha mai rinunciato a difendere e a giustificare l’invasione russa, facendone una sorta di battaglia di civiltà contro la barbarie.

La Chiesa ucraina e lo scisma interno

Il risultato è che adesso il Consiglio della Chiesa ortodossa ucraina ha rotto i rapporti di subordinazione col Patriarcato di Mosca. “Durante i tre mesi di guerra – recita il comunicato del Concilio tenutosi il 27 maggio – più di 6 milioni di cittadini ucraini sono stati costretti ad andare all’estero. Per lo più cittadini delle regioni meridionali, orientali e centrali dell’Ucraina. Molti di loro sono fedeli alla Chiesa ortodossa ucraina. Ecco perché il Metropolita di Kiev della Chiesa ortodossa ucraina riceve appelli da vari paesi con la richiesta di aprire parrocchie ortodosse ucraine.”

Frattura col Patriarca di Costantinopoli

Il Concilio – si specifica inoltre nella nota – esprime il suo profondo rammarico per la mancanza di unità nell’Ortodossia ucraina.” E si menziona uno scisma interno alla stessa comunità ucraina: “Una profonda ferita dolorosa sul corpo ecclesiale.” “È particolarmente spiacevole che le recenti azioni del patriarca di Costantinopoli in Ucraina, che hanno portato alla formazione della ‘Chiesa ortodossa dell’Ucraina’, abbiano solo approfondito le incomprensioni e portato a uno scontro fisico. Ma anche in tali situazioni di crisi, il Consiglio non perde la speranza di riprendere il dialogo.

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Il rapporto dell’Intelligence britannica del 28 maggio. Foto Twitter @DefenceHQ

Ucraina, i russi prendono Lyman

Sul fronte di guerra la situazione si complica per le forze armate dell’Ucraina. L’Intelligence britannica conferma che i russi hanno preso il controllo della città di Lyman, un importante snodo ferroviario grazie al quale Mosca può rafforzare la massiccia offensiva in corso in Donbass. Il prossimo passo, si legge nel rapporto del ministero della Difesa britannico, sarebbe l’avanzata attraverso il fiume Siverskyy Donets.

La sacca di Severodonetsk

Nei prossimi giorni è probabile che le unità russe nell’area diano la priorità all’attraversamento forzato del fiume” si legge nella nota dell’Intelligence britannica. “Per ora, lo sforzo principale della Russia rimane probabilmente intorno alla sacca di Severodonetsk, ma una testa di ponte vicino a Lyman darebbe alla Russia un vantaggio nella fase successiva dell’offensiva nel Donbass. Quando probabilmente cercherà di avanzare verso Donetsk, Sloviansk e Kramatorsk“. Dal sindaco di Severodonetsk – già ribattezzata in Ucraina la nuova Mariupol – arriva un allarme. “Sono 1.500 le persone rimaste uccise dall’inizio della guerra” afferma infatti Oleksandr Stryuk, citato dalla Bbc. “La città è continuamente bombardata. Il 60% del patrimonio abitativo è completamente distrutto. Fino al 90% degli edifici sono danneggiati. Circa 12-13mila persone (su circa 100mila abitanti, ndr.) sono rimaste ancora in città.”

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La situazione bellica in Donbass, attorno a Severodonetsk, dopo la metà di maggio

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.