La Champions al Real, Ancelotti nella storia

Ma la finale di Parigi è stata pessima sotto il profilo organizzativo: tifosi fuori controllo, gas urticanti della polizia, disservizi della metropolitana

Il Real Madrid batte il Liverpool 1-0 nella finale di Parigi e vince la Champions League. L’allenatore italiano entra nella storia come il tecnico più vincente in Champions: 4 i trofei conquistati. Il match è cominciato con oltre mezz’ora di ritardo per gravi disordini e un’organizzazione inadeguata. 

La Champions al Real, Ancelotti nella storia
Il Real Madrid ha vinto la sua 14/ma Champions. Foto Twitter @realmadrid

I blancos di Carlo Ancelotti, a Parigi, si impongono grazie al gol segnato da Vinicius. Il Real conquista il titolo di campione d’Europa per la 14ª volta e corona un’annata straordinaria. Già impreziosita dalla vittoria nella Liga. Il Liverpool di Juergen Klopp fallisce l’appuntamento con il settimo titolo continentale. E dopo il secondo posto in Premier League deve accontentarsi di un’altra piazza d’onore. Ma in una stagione comunque più che positiva, con la FA Cup e la Coppa di Lega in bacheca.

Real Madrid
Foto Twitter @realmadrid

La finale inizia con circa 40 minuti di ritardo per problemi legati all’accesso dei tifosi del Liverpool allo Stade de France. Tra spettatori senza biglietto e lacune nell’organizzazione e nei controlli, il calcio d’inizio si fa aspettare. Troppo lunghi i controlli, metropolitana a rilento e organizzazione carente alla base del clamoroso disservizio. Improvvisata in 3 mesi, l’organizzazione di questa finale fra Liverpool e Real Madrid – che doveva disputarsi a San Pietroburgo – ha fatto acqua da tutte le parti. Quando la polizia si è vista travolta dagli eventi, con decine di inglesi che scavalcavano le inferriate senza più alcun controllo né perquisizione, ha fatto anche uso di gas urticanti.

Real, vittoria e caos allo stadio

I media inglesi hanno diffuso immagini e video di tifosi in maglia rossa attaccati alla rete di recinzione, tutti con il regolare biglietto in mano ma senza poter entrare. Molte le ragazze e i bambini, e alcune persone piangevano. La situazione più caotica si è creata verso gli ingressi a sud-est dello stadio. Quello contrassegnato dalla lettera Y non è stato aperto neppure dopo lo sblocco di tutti gli altri, compresi quelli da cui entravano i tifosi del Real. Lo sciopero della metropolitana, che è stato una delle cause del ritardo degli inglesi, era stato dichiarato da giorni, ma in mattinata le autorità dei trasporti avevano assicurato che in serata 3 treni su 4 avrebbero funzionato.

Foto Twitter @prefpolice

La realtà era che i treni erano strapieni, spesso in difficoltà nel ripartire perché le porte non si riuscivano a chiudere. I timori della prefettura per Real-Liverpool erano legati anche al previsto afflusso di decine di migliaia di tifosi, soprattutto inglesi, privi di biglietto. Alle stazioni delle due metropolitane per lo stadio, a 2 ore dall’inizio, c’era un mare di tifosi dei Reds, molti con la birra in mano, altri sdraiati sull’erba, in gran parte in attesa di amici o familiari che si erano smarriti durante la giornata o erano in ritardo con la metro.

Così alla fine ci è andato di mezzo anche chi non aveva nulla a che vedere con i teppisti, come il fratello di Joel Matip del Liverpool, Marvin, che avrebbe semplicemente voluto assistere al match fra Liverpool e Real assieme alla sua famiglia. “Ma a un certo punto – ha raccontato a Sky Deutschland – la polizia ha perso il controllo della situazione e ha cominciato a sparare gas urticanti sulla folla, famiglie comprese. L’organizzazione è stata indegna per una finale di Champions“. Così Marvin Matip ha dovuto rifugiarsi in un ristorante vicino allo stadio, insieme alla moglie incinta.

Carlo Ancelotti
Carlo Ancelotti. Foto Twitter @realmadrid

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.