Andy, Cesare e Soham: altre voci chiedono ascolto

Due fotografi, un giornalista. Li collega un filo rosso: “Se anche sapessi che domani finisce il mondo, oggi stesso pianterei il mio alberello di mele”

Ci sono fotografi, fotoreporter e giornalisti che desiderano “affliggere i soddisfatti e soddisfare gli afflitti” e così raccontare altre voci sul mondo, quelle dei dimenticati. Non per cattiveria. Per sete di verità e di giustizia. Per far questo possono arrivare a perdere la vita, che per loro non è tanto un perderla. Non hanno mai voluto possederla, piuttosto, donarla. 

Andy, Cesare e Soham: altre voci chiedono ascolto
Bunkers, di Andrea 'Andy' Rochelli. Foto tratta dal sito andyrocchelli.com

Del fotografo e fotoreporter Andrea ‘Andy’ Rocchelli, 30 anni, è trascorso in sordina l’ottavo anniversario della morte, avvenuta il 24 maggio 2014 in Ucraina, nel Donbass, presso Andreevka (Slovjansk). Zone dove adesso cresce di giorno in giorno il terrore della guerra. Rocchelli, precoce talento di appassionato documentatore della vita dei civili vittime dei conflitti e della violazione dei diritti umani, aveva all’attivo pubblicazioni su testate prestigiose. Da Le Monde a Newsweek, e dal Wall Street Journal alla Novaya Gazeta.

Andrea Andy Rocchelli
Bunkers, di Andrea ‘Andy’ Rochelli. Foto tratta dal sito andyrocchelli.com

Era l’uomoche aveva previsto la guerra“, come recita il titolo della nuova puntata che la rubrica Spotlight di Rainews24 gli ha dedicato. “Andy aveva deciso di scendere sotto terra per mostrare gli effetti dei bombardamenti sui civili” racconta chi lo ha conosciuto bene. “Sentiva il bisogno di continuare a indagare, sul perché ci sono le guerre, perché i bambini devono subire determinate situazioni“. Il fotoreporter Rocchelli è stato assassinato durante la guerra del Donbass, mentre stava documentando le condizioni di chi viveva tra il fuoco dell’esercito ucraino e le postazioni dell’artiglieria separatista filorussa. Celebre la fotografia che pubblichiamo in primo piano e che vedete sopra: bambini in un bunker rifugio.

Verità sulla morte del fotoreporter

Assieme a lui è morto l’attivista russo Andrej Mironov, mentre sono rimasti feriti il fotoreporter francese William Roguelon e l’autista locale. A sparare furono militari ucraini, a seguito di un’aggressione dell’esercito di Kiev e della Guardia nazionale ucraina. Lo riconosce la sentenza della Corte d’Assise d’appello di Milano, passata in giudicato, che pure ha assolto Vitalij Markiv, il soldato condannato in primo grado per concorso di colpa nel duplice omicidio.

Lo scorso febbraio un’inchiesta dei giornalisti Andrea Sceresini (oggi inviato di guerra in Ucraina) e Giuseppe Borello, per Spotlight di Rainews24, ha gettato luce su un altro pezzo di verità. Un disertore dell’esercito ucraino accusa il suo superiore, il comandante Mychajlo Zabrodskij, di aver riconosciuto il gruppo di civili, fra cui Rocchelli e Mironov, quel 24 maggio 2014. E di aver dato l’ordine di sparare per eliminarli. Zabrodskij è un militare e deputato ucraino, membro del gruppo per le relazioni interparlamentari con l’Italia.

Una domanda al Governo italiano

Il Governo italiano, pur appoggiando Kiev contro l’invasione russa e rifornendo di armi l’Ucraina, saprà esigere verità e giustizia da Volodymyr Zelensky per Andrea Rocchelli o resteremo di fronte a un altro caso Regeni?

Cesare Sangalli
Cesare Sangalli, giornalista, autore di Altrevoci.it, dirigente di Amnesty International. Foto Facebook / Cesare Sangalli

Per aggrapparsi alla speranza può servire il ricordo di Cesare Sangalli, 58 anni, reporter freelance di lungo corso in vari continenti, scomparso il 23 maggio. Un ‘toscanaccio’ verace dell’Isola d’Elba trapiantato a Foggia, responsabile del locale gruppo di Amnesty International. Indimenticabile, per chi scrive, lo spirito appassionato, idealista, utopista e pronto a pagare di persona di un uomo e un reporter che l’Ucraina l’aveva già raccontata un quarto di secolo fa. Per non parlare dell’Africa e della sua amata Costa d’Avorio.

Giornalista col blog pieno di fotoreporter

La speranza, frutto della lotta e dell‘impegno, Cesare ce l’aveva nel sangue. In testa al suo blog Altrevoci.it, dedicato ai reportage dal Sud del mondo, ricorda come “secondo una definizione di scuola americana, la funzione del giornalismo è quella di ‘affliggere i soddisfatti e soddisfare gli afflitti’.” Il suo motto era quello di Martin Luther King: “Se anche sapessi che domani finisce il mondo, oggi stesso pianterei il mio alberello di mele“. Sangalli se n’è andato per un malore improvviso, nel corso di un dibattito a Foggia, sull’ultimo libro di Papa Francesco, dedicato alla pace.

Soham Gupta
Fotografie di Soham Gupta in mostra alla Maison Doisneau di Gentilly (Francia). Foto Twitter @MaisonDoisneau

Ad Altrevoci.it collaborano molti fotoreporter, cronisti che chiedono di ascoltare punti di vista nuovi sul mondo. Come quelli che l’emergente fotografo indiano Soham Gupta, 34 anni, lancia come un pugno nello stomaco di chi guarda i ritratti che lui realizza.

Volti dal buio oltre la civiltà

Il suo progetto Angst (angoscia) sta riscuotendo successo in Europa, in mostra quest’anno – finora – fra Germania e Francia. Gupta “non giudica mai niente e nessuno e non rispetta in codici della fotografia umanista per sconvolgere, colpire e far reagire” ha scritto Christian Caujolle su Internazionale. Il fotografo indiano “cerca sempre di evidenziare i momenti di tenerezza e le relazioni tra le persone“. Persone dimenticate, come in People of the bridge: un lavoro di 2 anni sui senzatetto che vivono sotto il ponte di Howrah, nella metropoli di Calcutta. Fra Andy, Cesare e Soham c’è un filo rosso: mostrare al mondo ricco su quali ingiustizie si fonda.

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.