Blu Yoshimi è Sara nel film ‘Il Nido’: “Non tutte le case sono dei luoghi che mettono al sicuro”

L’attrice si è cimentata in un ruolo che l’ha portata a guardare in faccia l’oscurità nella trama di una “favola” horror diretta da Mattia Temponi disponibile su tutte le piattaforme dal 20 giugno 2022

Blu Yoshimi, 25 anni nei quali si è cimentata fin dai 9 nell’arte attoriale. Dal teatro alle telecamere per il piccolo e grande schermo, oggi, 20 giugno debutta sulle piattaforme digitali con l’horror psicologico diretto da Mattia Temponi Il Nido (El Nido).  

Blu Yoshimi è Sara nel film ‘Il Nido’: “Non tutte le case sono dei luoghi che mettono al sicuro”
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Dentro un El Nido, un rifugio moderno e accogliente, due sconosciuti si incontrano. Sara (Blu Yoshimi): una ragazza problematica e di buona famiglia. Ivan (Luciano Cáceres): un uomo all’apparenza anonimo e innocuo, ma che nasconde un passato oscuro. Sono al sicuro e protetti dal mondo esterno, però la ragazza è stata infettata e si sta lentamente trasformando in un mostro. Ma invece di ucciderla, Ivan decide che proverà a curarla. Così comincia la loro discesa in una spirale di manipolazione e inganni. Ed è fra i meandri di questa favola horror moderna che Blu si è raccontata tra righe di VelvetMAG. Iniziando proprio dalle sue origini quando debutta al cinema nel 2008 al fianco di Nanni Moretti nel film Caos Calmo.

Blu Yoshimi
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In esclusiva di Blu Yoshimi a VelvetMAG

Se la tua carriera artistica fosse rappresentata da una mappa, il punto di partenza è il tuo debutto al cinema con Nanni Moretti nel 2008 con Caos Calmo

Mi trovo di nuovo sul set con Nanni Moretti alla regia del suo prossimo film, ed è curioso come spesso il tutto possa tornare. Forse, uno dei ricordi che più ha lasciato traccia in me è quando Moretti si è rapportato trattandomi fin da subito come una professionista. Come anche Antonello Grimaldi, il regista di Caos Calmo. Io Nanni litigavamo anche, un “dettaglio” che sottolinea quanto mi ha sempre trattato alla sua altezza. Ma non solo, Nanni ha un atteggiamento propositivo verso i più giovani e quel suo modo di rapportarsi, allora era fondato proprio su questo principio.

Blu Yoshimi
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Proseguendo la cronologia della tua carriera saltiamo al 2012 con Applausi e Sputi, miniserie dedicata ad Enzo Tortora di Ricky Tognazzi. 

Anche lì ero piccola, ma anche un po’ più grande e mi cimentavo su di un set che raccontava una storia vera, ed è stata una di quelle volte che mi sentivo una certa responsabilità nel portarla sul piccolo schermo. Essere parte di un cast che racconta una storia realmente accaduta e narrando con l’idea che alcune di quelle persone che hanno vissuto lo spessore di quella vita possano comunque rivederlo – che sia su di un piccolo o grande schermo – comporta  una responsabilità.

Voliamo all’oggi, 20 giugno 2022, è disponibile su tutte le piattaforme di distribuzione di film e serie Tv Il Nido. Di solito rimanda all’odore di casa, al calore, ma in quello raccontato dal regista Temponi è un “luogo” ambiguo. Raccontaci del tuo personaggio: Sara.

Il Nido dimostra come la realtà superi di gran lunga l’immaginazione. E credo anche che metta in luce una cosa che è stata sottovalutata nella vita reale, ovvero che non tutte le case sono dei luoghi che mettono al sicuro. Penso infatti all’aumento dei casi di violenza domestica che ci sono stati durante il lockdown. Come credo che non si sia tenuto conto della depressione tra i giovani che è aumentata nel periodo delle restrizioni da Covid-19. Il Nido nel mio caso è  stato un film forte per molti motivi.

Blu Yoshimi ne "Il Nido"
Photo Credits: Emanuala Scarpa

Sara ha qualcosa di fichissimo. E’ un personaggio femminile molto sfaccettato: contraddittorio, antipatico in alcuni momenti. Ma Sara ha anche un lato dolce, e ha un’oscurità enorme che se la mangia. Proprio quell’oscurità che la lega e la rende dipendente dalla volontà di qualcun altro, in questo caso di Ivan. Qui ci introduciamo nella sensazione di non avere un’altra scelta quando si vive una relazione abusiva, tossica e manipolatoria.

Come ti sei preparata per poter interpretare Sara? A chi ti sei ispirata?

Ho visto tanti film di genere, anche i più recenti. Ho inoltre da sempre la mia musa ispiratriceNatalie Portman, concentrandomi molto sui ruoli che ha portato in scena, come per esempio ne Il cigno nero dove la stessa Portman aveva l’idea di questo mostro interiore che doveva uscire. Il Nido, è stato un film che a livello personale ha lasciato il suo spessore, un atto di coraggio che mi ha introdotto in tutte quelle situazioni che mi fanno paura. Il film mi ha spaventato da subito, ma non perché è un horror, ma perché mi portava ad avvicinarmi verso l’oscurità. E a volte, guardare in faccia quell’oscurità, non è la cosa più divertente del mondo. Con Il Nido ho avuto la spinta nel farlo e divertirmici anche a tal punto da esser tornato il solito gioco meraviglioso della recitazione.

Vorrei chiamarla catarsi. D’altronde è un film che è arrivato nel momento giusto. Ero pronta, anche perché avevo già avuto qualcosa di incisivo nella mia vita personale e con Sara ci siamo date proprio la mano per comminare insieme. Ho vissuto una situazione personale – non dico sentimentale – ma familiare manipolatoria. Vivendola ho sentito qualcosa che mi ha portato ad andare oltre e dire: “Non voglio essere la vittima, ma neanche il carnefice”. E quando ho capito che non mi piaceva fare quel “gioco”, lì, c’è stato il taglio netto. Sono trascorsi anni, ci sono stati dei confronti, studi e ricerche, e poi ho scelto e ho abbandonato tutto il resto.

Quest’anno è arrivata anche la laurea in DAMS. Ti vuoi cimentare con la scrittura cinematografica?

Cambia lo strumento, perché chiaramente come attrice sono più al servizio di una storia. La scrittura invece mi permette di essere un pochino più in potere di dirigere un racconto. Questo capita anche quando ci si veste di un ruolo su di un set, maggiormente quando si è protagonisti. Con Il Nido è un film che per esempio ho sentito tanto come mio. Ho sentito di averlo fatto insieme a Mattia, a Luciano (Ivan) e insieme a tutto il team.

Blu attrice e Blu scrittrice sì, sono diverse, ma forse perché nella scrittura posso dare più spazio alla mia personalità. Infatti, mi avvicino molto al dramedy. Mentre come attrice mi ritrovo a sperimentare di più perché in qualche modo mi metto al servizio della sceneggiatura, e quindi degli autori e della storia che si vuole raccontare. La responsabilità che sento da attrice la sento quanto quando scrivo.

Blu Yoshimi
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Su quale versante ti vedi più presente in futuro?

Innanzitutto è un periodo in cui faccio fatica nel vedere da qui in poi. Visto che mi sto concentrando molto sul presente, non ho idea. Se dovessi ascoltare il mio desiderio è che nessuna prenda il sopravvento, ma perché sono arti complementari e che vorrei riuscire a portare avanti insieme. Quello che attualmente scrivo sono storie femminili. Ce ne sono alcune che vorrei interpretare io per esempio, ma altri che, al contrario, vorrei scrivere per farli interpretare.

Blu, un nome delicato, insolito e singolare…

In realtà dobbiamo ringraziare la mamma. Al tempo, quando è rimasta incinta stava studiando Sociologia e, a quanto la leggenda narra, stava preparando una tesi per un esame sul fatto che il blu sarebbe entrato nell’immaginario collettivo attraverso il messaggio pubblicitario. Passo che è avvenuto se pensiamo a Facebook o Twitter. Colore che ha quindi proprietà comunicative, che mette a proprio agio e che porta all’apertura del dialogo. Io sono arrivata proprio in quel periodo e insomma, così è stato. Mentre Yoshimi è un nome che mi è stato affidato da Daisaku Ikeda, presidente onorario della Soka Gakkai internazionale e significa bella e buona. Non è assolutamente un nome d’arte e non è un cognome, ma un nome, difatti è sul documento. Ho deciso fin da bambina da portarlo in giro con me, in ogni piccola e grande vittoria.

Blu Yoshimi
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VelvetMag ha avuto il piacere di intervistare Lidia Vitale qualche mese fa. Per tutti una grande interprete, per te anche mamma e colei che ti ha dato Blu. La stessa arte crea un doppio filo intorno a voi due, ma in che cosa ti rivedi in lei?

Secondo me abbiamo tante cose in comune e altrettante che ci rendono due persone indipendenti. Sicuramente lei me lo ha trasmesso e poi io l’ho coltivato nella mia vita, e parlo di quella spinta di non fermarsi mai. Entrambe continueremo ad avere ricadute perché, va beh, la vita è fatta così, di alti e di bassi, però credo che sia io che mia madre abbiamo la forza nel dire: “No, vado avanti, mi rialzo e ancora meglio di prima”. Vedere questa forza non esaurirsi mai mi incoraggia tantissimo.

L’esser diventata attrice è stato naturale. La passione – certamente – si è alimentata stando a contatto con mia madre, nell’averla seguita per i vari workshop e guardando molti film. E poi ho deciso tante volte di diventare attrice. L’ho deciso ogni giorno perché l’ho sempre saputo che sarebbe stato questo. E dopo averlo appreso mia madre mi ha consigliato di iniziare il percorso studiando, una strada che mi ha permesso di avere un cammino mio, indipendente. Insieme è divertente, perché siamo due artiste con i loro percorsi che ci portano a confrontarci e, soprattutto ci stimiamo.

Spettacolo, Tv & Cronaca Rosa

Calabrese, a vent’anni si trasferisce a Roma dove attualmente vive. Amante della fotografia quanto della scrittura, negli anni ha lavorato nel campo della comunicazione collaborando con diverse testate locali in qualità di fotografa e articolista durante la 71ª e 75ª Mostra Internazionale D’Arte Cinematografica. Ha già scritto il suo primo romanzo intitolato Il muscolo dell’anima. Colonna portante del blog di VelvetMAG dedicato alla cronaca rosa e alle celebrities www.velvetgossip.it, di cui redige ogni mese la Rassegna Gossip.