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Artemisia Gentileschi: lo stupro e la fama della prima pittrice della storia

Il destino nel nome, la violenza dell'ambiente in cui è cresciuta. L'influenza, il fascino e l'interpretazione del Caravaggio al femminile

Artemisia è senza dubbio un nome capace di connotare il destino di chi lo porta. Dalla regina di Caria, comandante delle navi di Serse nella seconda guerra persiana alla figlia di Orazio Gentileschi. Queste donne, a cui viene posto il nome di una pianta dalle proprietà speciali, hanno cambiato la concezione del loro ruolo nel mondo. Oggi 8 luglio del 1593 nasceva a Roma colei che con il pennello in mano ha cambiato la storia dell’arte del Seicento e quella di tutte noi venute dopo di lei.

Probabilmente agli occhi del padre Orazio Gentileschi, che ne vede il grande talento – e chissà se ha mai ammesso quanto gli fosse superiore – Artemisia ha avuto la colpa di nascere femmina. Tutte quelle potenzialità pittoriche erano decisamente uno spreco. Che destino poteva avere una donna a cavallo di quello straordinario cambio di secolo in cui dopo Michelangelo da Merisi la pittura non sarebbe stata più lo stessa? Forse per questo la sfrutta, e non si cura di lei quando un suo amico le usa violenza.

L’autoritratto di Artemisia Gentileschi come Santa Caterina di Alessandria, esposto alla National Gallery di Londra nel 2020.
@Ansa – EPA/FACUNDO ARRIZABALAGA

Tutto questo – dolore, violenza, competizione, pregiudizio e tanto altro – si trasforma in colori, forme, racconti. Finisce nelle sue tele, con una forza disarmante e un punto di vista irraggiungibile: quello di una donna. Non una qualsiasi, la prima donna della storia ad essere ammessa alla prestigiosa Accademia Delle Arti e Del Disegno.

Artemisia: l’ammirazione per il padre e lo stupro

La figura chiave nella vita di Artemisia è il padre Orazio. Nel 1605 muore sua madre Prudenzia di Ottaviano Montoni. Confinata in quella casa di cui deve farsi carico – è la maggiore di sei figli – riesce ad apprendere l’esercizio della pittura. Nonostante quella sia una carriera maschile, mostra una straordinaria abilità nel lavoro preparatorio. Dalla macinazione dei colori, alla gestione degli olii, fino al confezionamento di pennelli, tele e pigmenti. In principio sono le copie delle xilografie e dei dipinti che il padre aveva sotto mano nel suo studio. Non di rado frequentato quest’ultimo dal Caravaggio, che è indubbio sia stato pittoricamente il suo riferimento. Poi nel 1610 Artemisia entra di colpo nel mondo dell’arte, dipingendo Susanna e i vecchioni.

Estratto della tela “Susanna e i vecchioni” di Artemisia Gentileschi

Il quadro è indubbiamente influenzato dall’adorato padre – come pure dalla scuola bolognese dei Carracci – ma è Orazio a spingerla in questa fase: “Questa femina, come è piaciuto a Dio, avendola drizzata nelle professione della pittura in tre anni si è talmente appraticata che posso adir de dire che hoggi non ci sia pare a lei“. La ragazza di cui vantarsi nel 1611 viene affidata alla guida dell’amico Agostino Tassi, noto virtuoso della prospettiva in trompe-l’œil e poco altro. Orazio è impegnato con lui nella loggetta della sala del Casino delle Muse, a Palazzo Rospigliosi, vicino al Quirinale. Non si cura della pessima fama dell’amico: omicidi, vicende giudiziarie e ingenti perdite finanziarie. Artemisia deve subire ripetuti approcci, violenti, tutti rifiutati, fino a quando Tassi coglie il momento dell’assenza del padre e riesce a prenderla con la violenza. Come spesso accade ancora oggi siamo nella loro casa di via della Croce, con la complicità di chi doveva proteggerla.

Il processo: tra violenze psicologiche e tortura

Subito dopo la violenza Orazio non si scompone e ‘concedeArtemisia in una sorta di comportamento more uxorio. Un atteggiamento consueto per l’epoca e non solo, aspettando la soluzione, sempre possibile delle nozze riparatrici. Il matrimonio in fondo è un contratto e poca importa lo stato della malcapitata; ci sono affari da portare a compimento! Il problema sorge solo un anno dopo quando si scopre che Tassi non può farlo, perché era già coniugato. Gentileschi offeso più da questo che dallo stupro lo denuncia al Papa Paolo V. Per aver deflorato la figlia contro la sua volontà, e scrive nella querela che “oltre allo sverginamento“, si è visto derubato di “alcuni quadri di pitture di suo padre et in specie una Juditta di capace grandezza.”

Artemisia Gentileschi – Giuditta che decapita Oloferne – Particolare

Prende il via da uno scontro tra maschi uno dei processi più noti del Seicento. Il peso cade tutto su Artemisia che affronta la vicenda con grande coraggio. Parliamo dell’aggressività delle visite ginecologichepubbliche e che accertano la lacerazione dell’imene – per provare lo stupro, come della reputazione insozzata da testimoni prezzolati. Fino ad arrivare alla tortura. Il giudice opta per il supplizio della sibilla: tecnicamente era previsto lo stritolare le falangi, rischiando di perdere le dita per sempre. Ma non si tira indietro, lei che con le dita letteralmente ci campa, per vedersi riconosciuto il torto subito, proferendo parole terribili: “Questo è l’anello che mi dai, e queste sono le promesse!”. La condanna il 27 novembre del 1612 arriva con una sanzione pecunaria e 5 anni di carcere. Oppure può optare per l’allontanamento, ma Tassi è ancora ben protetto e pieno di committenze, e di fatto non l’ha scontata mai. E in fondo Artemisia, la protagonista di numerosi scritti licenziosi, è descritta come una “zoccola bugiarda che va a letto con tutti“.

Il matrimonio d’onore e la fama a Firenze, Londra e Napoli

Due giorni dopo la sentenza arriva il matrimonio con Pierantonio Stiattesi, un pittore di modestissima levatura. Con lui si trasferisce nella Firenze di Cosimo II dei Medici. Una realtà del tutto diversa dalla Roma papalina del tempo: ospita Galileo Galilei, Michelangelo Buonarroti il giovane, dove ritrova serenità e in cui arriva il trionfale riconoscimento dei meriti pittorici. Artemisia Gentileschi solo quattro anni più tardi delle ore più buie – il 19 luglio 1616 – viene ammessa alla prestigiosa Accademia delle arti del disegno di Firenze. Ci rimane per 4 anni: la prima donna a godere di tale privilegio. Intanto il matrimonio con Stiattesi resta un legame di carta nonostante i quattro figli, ma lei è costretta a mantenerlo per il pubblico pudore. Intreccia diverse relazioni, ma è il lavoro che la prende. Deve fare ritorno a Roma nel 1622 – principalmente servono commesse finanziariamente più sostanziose per mantenere il tenore di vita del marito, un mantenuto, la casa e i figli – per questo accetta di andare a con il padre a Genova dove incontra van Dyck e Rubens.

Artemisia non si ferma: ormai è una pittrice di chiara fama. Nel 1627 per tre anni è a Venezia. Nel 1638 non può opporsi alla chiamata a Londra da Carlo I, dove raggiunge il vecchio padre, pittore di corte, impegnato nella decorazione di un soffitto – Trionfo della Pace e delle Arti – nella Casa delle Delizie della regina Enrichetta Maria. Ma il suo peregrinare finalmente nel 1630 aveva trovato una casa, in cui rimase fino alla morte – avvenuta nel 1653 a 60 anni, un’età longeva assai per il tempo – che è stata Napoli. Dove si può coccolare dell’influenza caravaggesca, e allo stesso tempo essere sostenuta dall’intellighenzia dell’epoca, come avvenuto a Firenze. Lei che ha vissuto come scrisse: “mio illustre signore, le mostrerò cosa sa fare una donna“. E ha dipinto come nessuna.

Angela Oliva

Direttore Responsabile
Pugliese di nascita, muove le sue prime esperienze giornalistiche tra Palio, Sport e Cronaca bianca a Siena durante il periodo universitario divenendo pubblicista subito dopo la laurea con lode in Scienze della Comunicazione. Con il trasferimento a Roma inizia il praticantato che la porterà a diventare professionista nel 2008. Si è occupata di gambling, dipendenze, politica estera (ha una seconda laurea sempre con lode in Scienze internazionali e diplomatiche), ippica, economia. Ha collaborato con giornali, TV (Telenorba), l'agenzia di stampa nazionale Il Velino-AGVNews e con diverse realtà specializzate. Diverse le esperienze in agenzie come account ed advisor del settore bancario, di associazioni di categoria, di comunicazione pubblica, turismo, trasporti, cybersecurity, compliance & risk management, telecomunicazioni, 5G e di gaming.
In parallelo si è occupata di Comunicazione strategica e Marketing come manager in azienda - trasferendosi a Rimini - assumendo spesso anche la responsabilità delle Relazioni esterne. Ha approfondito, con due diversi master, anche i temi della Corporate Social Responsibilty e della Sostenibilità.

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