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Giorgio Lupano ci racconta il suo Benjamin Button ne ‘La vita al contrario’

Dopo l'esperienza de "Il Paradiso delle Signore", l'interprete piemontese è tornato a teatro e, in esclusiva per VelvetMAG, ci parla del suo imminente debutto nei panni di un inedito Benjamin Button

Dopo l’esperienza in serie TV come Il Paradiso delle Signore, Giorgio Lupano si è buttato a capofitto nel teatro. In esclusiva per VelvetMAG, l’interprete ci racconta del suo nuovo spettacolo, La vita al contrario, basato su Il curioso caso di Benjamin Button, che debutterà il prossimo 24 luglio.

La sua immagine è legata senza dubbio al volto del ragioniere Luciano Cattaneo ne Il Paradiso delle Signore, ma Giorgio Lupano è molto altro. Di formazione teatrale, in una delle scuole più rinomate a livello nazionale, ovvero quella del Teatro Stabile di Torino, diretta da Luca Ronconi, Lupano ha preso parte a diversi progetti di successo, sia su grande che piccolo schermo, come anche a teatro. Lo abbiamo visto in fiction del calibro di Regina dei fiori, Orgoglio, R.I.S – Delitti imperfetti, ma anche in produzioni internazionali come La Papessa e la serie Hannibal.

Photo Credits: Alessandro Rabboni
Abiti Empresa Italia
Location Vinificio

Da diverso tempo, Giorgio Lupano ha “riscoperto” il suo primo amore (al quale si è sempre dedicato), ovvero il teatro. Dopo aver concluso l’esperienza con Sherlock e i delitti di Jack lo Squartatore e Tre Uomini e una Culla, l’interprete piemontese è in procinto di debuttare con un nuovo spettacolo, ovvero La vita al contrario. Basato sul racconto Il curioso caso di Benjamin Button di Francis Scott Fitzgerald e riadattato, per l’occasione, da Pino Tierno, debutterà il prossimo 24 luglio. In esclusiva per VelvetMAG, Lupano ci racconta la sua esperienza nei panni del protagonista e molto altro.

Intervista esclusiva di Giorgio Lupano a VelvetMAG

A breve debutterai con lo spettacolo La vita al contrario basato su Il curioso caso di Benjamin Button: qual è stata la sfida maggiore nell’affrontare questo ruolo?

Questa è una storia che tutti conoscono, la difficoltà maggiore è far dimenticare il film con Brad Pitt e Cate Blanchett (ride, n.d.r.). E poi comunque portare a teatro un racconto, quindi non un testo teatrale, è un bell’impegno. L’adattamento è curato da Pino Tierno ed è un racconto però a più voci perché è un racconto in prima persona di Benjamin Button che in questa trasposizione italiana racconta della sua vita al contrario (nasce vecchio e muore neonato) durante la quale incontra tante persone, le quali hanno un unico interprete che sono io. Come dice il nostro regista, Ferdinando Ceriani, noi non abbiamo gli effetti speciali del film, il nostro effetto speciale è la voce. Cambiando un accento, un’intonazione, un timbro di voce si crea l’insieme dei personaggi che incontra il nostro protagonista nell’arco della sua vita.

Benjamin lascia il posto a Giovanni, in un contesto italianizzato, ma Pino Tierno è rimasto quanto più fedele possibile al racconto

Il racconto di Fitzgerald rimane quello però Pino Tierno ha fatto questo adattamento, perché c’è il dubbio che lo stesso Fitzgerald lo abbia tratto da un racconto italiano, ovvero Storia di Pipino nato vecchio e morto bambino (di Giulio Gianelli, n.d.r.), antecedente a Il curioso caso di Benjamin Button. Quindi Pino Tierno ha fatto questo adattamento per riportarlo anche un po’ alle origini e soprattutto per rendere questo personaggio più vicino a noi. In ottant’anni di vita, Giovanni/Benjamin attraversa diversi momenti della storia d’Italia: la fine dell’Ottocento, la Prima e Seconda Guerra Mondiale, le canzoni di quegli anni.

Uno dei temi principali è la centralità del ricordo e la necessità di tramandarlo: oltre la memoria di Giovanni si può parlare anche della memoria di un intero Paese e periodo?

Il Paese, con tutto quello che lo riguarda, fa da sfondo a questa storia. Gli avvenimenti sono accennati, il cuore del racconto è la storia di un uomo che per tutta la sua vita ha un aspetto che non corrisponde a quello che lui è. Benjamin/Giovanni si trova sempre a fare i conti con quello che gli altri pretendono che lui sia e che non combacia mai con la sua vera natura. Per esempio: quando lui nasce, il padre vorrebbe avere in casa un bambino, vuole che giochi con i sonaglini e i trenini e lo manda all’asilo… ma lui ha 75 anni. Viceversa, quando è piccolo il figlio gli dice “puoi avere l’aspetto di un vecchio? Tu dovresti essere mio padre, non puoi dimostrare 15 anni“.

Giorgio Lupano
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Quindi, per tutta la vita è “fuori posto e si trova disperatamente a cercare di far collimare quello che lui è con quello che gli altri si aspettano che lui sia. E in questo senso, – aggiunge Giorgio Lupano – il racconto è molto moderno; tutti noi facciamo costantemente i conti con la nostra immagine: comunichiamo molto con l’immagine e, tanto sui social quanto nella vita reale, cerchiamo sempre di non scontentare nessuno, di essere come si deve, giusti, alla moda. Però è sempre un fare i conti con l’apparenza, con quello che gli altri si aspettano che noi siamo e molto spesso lasciamo indietro la nostra natura. Quindi è il tema del racconto: un uomo fuori posto che combatte e fa fatica contro le apparenze.

Ci sono dei punti in comune tra te e Giovanni?

No, non tanti (ride n.d.r.). – ha ironizzato Giorgio Lupano, proseguendo – Questa storia, basata sul ricordo e sulla memoria dal momento che avviene tutto in flashback, potrebbe essere triste e malinconica: invece, nel racconto di Fitzgerald e nell’adattamento di Pino Tierno, per fortuna c’è molta ironia. Benjamin/Giovanni è il primo a non prendersi troppo sul serio, a scherzare sulla sua situazione, ad esempio parla della sua “infanzia artritica”… nell’ironia che ha nel cogliere l’aspetto buffo e divertente di ogni cosa io un po’ mi ci ritrovo, perché è anche il mio modo di affrontare la vita, a volte anche troppo (ride, n.d.r.).

Questa caratteristica dell’ironia nella trasposizione cinematografica veniva un po’ meno…

Il film si basa molto, avendo due star come Cate Blanchett e Brad Pitt, sulla storia d’amore tra i due. Lui vive questo amore in una parte della sua vita che dura circa quindici anni. Quando si incontrano lui è più grande di lei, poi le loro età si incrociano e, a un certo punto, lui è molto più giovane di lei e prosegue il suo cammino verso il ringiovanimento. Il film ha privilegiato l’aspetto romantico, a discapito di tutto quello che succede a Benjamin prima e dopo.

Giorgio Lupano e il ritorno sul palcoscenico

Cambiando argomento, nell’ultimo periodo ti sei dedicato maggiormente al teatro, un ritorno alle origini, per così dire. A fine maggio hai anche concluso la tournée di Tre Uomini e una Culla. Com’è stato il ritorno sul palco, soprattutto per le difficoltà connesse al Covid?

Ho sempre cercato di fare sia fiction, film che di lavorare in teatro. Negli ultimi anni ho partecipato anche a Il Paradiso delle Signore: quello è stato un impegno quotidiano, per cui per due anni e mezzo non ho potuto fare teatro se non pochissime cose e quindi mi era mancato molto. Sono tornato a recitare a teatro a “tempo pieno” con Tre Uomini e una Culla e altre cose proprio nel momento in cui il teatro era in maggiore sofferenza. E quindi ho detto ‘va bene, è il momento giusto per impegnarsi‘: non parlo solo di me, ma tutti quanti noi che facciamo questo lavoro perché lo spettacolo dal vivo ha bisogno di persone che ci si dedichino, perché bisogna riportare la gente a teatro.

E sta succedendo: certo, c’è ancora la situazione del Covid, ma in qualche modo dobbiamo conviverci. Vediamo quello che sta succedendo con il cinema: le sale fanno fatica a riempirsi, subiscono la concorrenza della grande offerta delle piattaforme. Quindi, a maggior ragione dobbiamo impegnarci perché la gente torni in sala, torni a teatro: per far questo dobbiamo proporre spettacoli di qualità e dedicarcisi con passione.

Giorgio Lupano e l’esperienza ne Il Paradiso delle Signore

Visto che l’hai citato, sei molto attivo anche al cinema e in televisione: in particolar modo, è imprescindibile l’esperienza nella serie di Rai Uno Il Paradiso delle Signore nei panni di Luciano Cattaneo, tra la terza e la quinta stagione. Cosa ti ha lasciato questo ruolo e, in generale, l’intero show?

Un’esperienza con una presenza quotidiana come quella è stata abbastanza impegnativa. A differenza di altre serie che ho fatto, in questa c’era un rapporto costante con il pubblico, per ogni puntata che andava in onda c’erano i commenti in diretta su Twitter, Instagram, Facebook: c’era un feedback immediato. Si è creato un legame costante con la gente a casa e quello è stato bello, così come lo è stato lavorare con tanti colleghi con cui si è creata una bella sintonia sul set.

Giorgio Lupanoo
Photo Credits: Alessandro Rabboni
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A un certo punto, però, ho deciso, d’accordo con la produzione, di uscire perché secondo me ogni storia ha un inizio, uno sviluppo e una fine e la storia del mio personaggio era finita. Avevamo raccontato una bella storia, di un amore extraconiugale negli Anni Sessanta, quando non c’era il divorzio: secondo me era giusto concluderla. Perché rimanere lì, ne Il Paradiso delle Signore? Per raccontare che cosa poi? Era giusto anche nei confronti del pubblico che ha amato questa storia, dargli una fine. E poi, queste serie vivono anche di rinnovamento, di new entry. E, se avessi continuato con Il Paradiso, non starei qui a parlare con te de La vita al contrario (ride).

Pensi di ritornare nuovamente in televisione? Magari in un’altra veste a Il Paradiso?

Riguardo a Il Paradiso delle Signore, non credo, perché le cose vanno avanti e cambiano. – ha affermato Giorgio Lupano, proseguendo – In televisione, invece sì, tornerò. Da quando sono uscito da Il Paradiso ho fatto cinque spettacoli a teatro, uno dietro l’altro e un film al cinema. Ci sono state delle chiacchierate su dei progetti, ma sono tornato a fare teatro a tempo pieno perché mi mancava, perché contento di farlo, perché è il mio lavoro. Molti considerano il teatro un ripiego, ma non lo è per niente, anzi.

Il prossimo anno ci sarà la tournée sia di Tre Uomini e una Culla sia di La vita al contrario. Però, nel momento in cui dovessi avere del tempo libero e ci fosse da parte delle produzioni una proposta interessante, ovviamente tornerei a fare fiction. Fa tutto parte del mio lavoro: io non lo vedo separato quando faccio teatro o televisione, questo è più un luogo comune. Quindi, insomma, capiterà che tornerò a fare televisione quando ci sarà il personaggio giusto per me.

Progetti per il futuro o un sogno che ti piacerebbe realizzare?

Guarda, mi piacerebbe tornare all’estero. – ha confessato Giorgio Lupano, proseguendo – Ho sempre avuto la fortuna di fare esperienze fuori dall’Italia. Purtroppo il Covid ha dato una battuta d’arresto ai viaggi e agli spostamenti, ma non vedo l’ora di fare qualcosa all’estero: in primo luogo perché si incontrano persone che lavorano in modo differente e si fanno esperienze che allargano gli orizzonti; e poi è bello ogni tanto uscire dai nostri confini, lavorare fuori e poi scoprire che è bello ritornare.

Lorenzo Cosimi

Cinema e tv

Romano, dopo la laurea triennale in Dams presso l’Università degli Studi Roma Tre, si è poi specializzato in Media, comunicazione digitale e giornalismo alla Sapienza. Ha conseguito il titolo con lode, grazie a una tesi in Teorie del cinema e dell’audiovisivo sulle diverse modalità rappresentative di serial killer realmente esistiti. Appassionato di cinema, con una predilezione per l’horror nelle sue molteplici sfaccettature, è alla ricerca costante di film e serie tv da aggiungere all’interminabile lista dei “must”. Si dedica alla produzione seriale televisiva con incursioni sui social.

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