Dopo le inchieste dell’Espresso, in base a esposti e denunce, scoppia il caso dei falsi visti per l’area Schengen all’Ambasciata d’Italia in Congo. Interviene direttamente il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che prende provvedimenti e parla di “situazione preoccupante“.
Di più. A un presunto giro di corruzione sul rilascio dei visti verso l’Europa, di cui farebbero parte funzionari italiani, potrebbe essere legata la morte violenta dell’ambasciatore Luca Attanasio, che aveva cercato di vederci chiaro e avrebbe pagato con la vita il suo essere un uomo integerrimo. Attanasio, 44 anni, è stato assassinato in un agguato – apparentemente di predoni locali – mentre era in missione nel nord del paese africano il 22 febbraio 2021.
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L’ambasciatore rimase vittima di un assalto da parte di un commando armato in cui persero la vita anche il carabiniere che lo accompagnava, Vittorio Iacovacci, 30 anni, e l’autista del convoglio, Mustapha Milambo. Quest’ultimo ‘decano’ degli autisti del World food programme dell’ONU nell’area – poverissima ma ricchissima di materie prime – del Nord Kivu, dove avvenne il massacro.
Tajani: “Pratiche contraffatte“
Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha inviato di recente alcuni ispettori in Congo per verificare la situazione del rilascio dei visti. Nei mesi scorsi la stessa cosa è avvenuta per le ambasciate italiane di altri paesi, come Sri Lanka, Bangladesh e Pakistan. “L’immagine che ne è venuta fuori – ha detto il ministro al quotidiano Libero – è quella di una situazione preoccupante. Ho disposto il rientro immediato di due funzionari e ho ordinato la sospensione temporanea del servizio visti nazionali a Kinshasa (capitale del Congo, ndr.)”. Tajani ha inoltre “dato stringenti disposizioni a tutti gli uffici della rete al fine di rafforzare la capacità delle nostre sedi d’intercettare le richieste fraudolente di visti e prevenire fenomeni corruttivi“.
Dal punto di vista amministrativo, all’ambasciata italiana in Congo si vedono “troppi visti concessi in maniera superficiale” secondo il ministro. Che ha spiegato: “C’erano pratiche con fascicoli vuoti, altre con incartamenti distrutti. Altri ancora con una serie di documenti contraffatti. Sinceramente non mi aspettavo una situazione di simile gravità. Su un piano più generale, Tajani ha osservato che “ambasciate e consolati offrono un significativo contributo alla lotta contro reti di malaffare ai danni del nostro Paese. Lo dimostrano le regolari segnalazioni di frodi, che spesso avvengono grazie all’aiuto delle organizzazioni criminali presenti in Italia”. Per rafforzare i controlli, però, ci vuole “un incremento degli organici, perché serve personale qualificato“.
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Attanasio nemico della corruzione
Secondo quanto riportava già in settembre Antonella Napoli sull’Espresso, un imprenditore italo-congolese ha contribuito a svelare un racket di rilascio dei visti Schengen. “Un vero e proprio sistema che vedeva nell’ambasciatore (Luca Attanasio, ndr.) un nemico. Secondo la giustizia congolese, autori dell’agguato sono stati sei cittadini del Congo, componenti di una banda dedita a sequestri a scopo di estorsione“.
Ma non sarebbe un ‘banale’ tentativo di rapimento ed estorsione all’origine della strage. “Collaboratori e funzionari della nostra ambasciata, ora non più operativi nella capitale congolese – scriveva l’Espresso – avrebbero rilasciato visti dietro pagamento di cifre che oscillavano tra i 5 e i 6 mila dollari. Somme astronomiche in un paese in cui lo stipendio medio mensile si aggira intorno ai 200 euro”. In particolare, scriveva ancora l’Espresso, ci sarebbe un funzionario molto chiacchierato.
Lo stesso ambasciatore Luca Attanasio lo aveva affrontato e ammonito perché reputava il suo comportamento molto ambiguo. Adesso si muovono la Farnesina e la procura di Roma, anche in base a segnalazioni del nuovo ambasciatore italiano in Congo, Alberto Petrangeli. Ma lo scandalo dei visti facili e prezzolati per entrare nell’area Schengen rischia di allargarsi ad altri paesi e altre sedi diplomatiche italiane.