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Repubblica in sciopero contro le ingerenze editoriali per l’Italian Tech Week

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Il quotidiano La Repubblica è protagonista di una nuova ondata di proteste sindacali da parte della sua redazione, in concomitanza con l’Italian Tech Week. Si tratta di un importante evento dedicato all’innovazione tecnologica a cui partecipa da protagonista John Elkann, editore del giornale. Lo sciopero, iniziato il 25 settembre, durerà fino al 26 settembre compreso. I giornalisti si oppongono duramente a Exor e accusano la società editrice di influenzare in maniera indebita l’attività giornalistica. E di compromettere l’indipendenza del quotidiano.

Le motivazioni dello sciopero

Il cuore della protesta riguarda le accuse rivolte all’editore di voler monetizzare lo spazio editoriale di Repubblica, vendendo articoli e interviste alle aziende che partecipano all’Italian Tech Week. Secondo il Comitato di Redazione (CdR), questa pratica compromette l’integrità giornalistica del quotidiano, minando la sua storica missione di informare in modo imparziale e trasparente i propri lettori.

Foto Ansa/Tino Romano

In una nota sindacale pubblicata dal CdR, si legge che la redazione “non è in vendita e che nessun editore ha il diritto di compromettere l’autonomia della redazione per motivi economici o commerciali. Questa decisione di scioperare per 48 ore è stata presa dopo che diverse sollecitazioni e richieste di chiarimento da parte dei giornalisti alla direzione di Repubblica sono state ignorate o non hanno ricevuto risposte soddisfacenti da parte della proprietà.

Repubblica, oscurato l’Italian Tech Week

Il tempismo dello sciopero non è casuale. L’Italian Tech Week, evento annuale organizzato a Torino, è uno degli appuntamenti di punta per il mondo della tecnologia e dell’innovazione in Italia, con la partecipazione di numerose multinazionali e figure di spicco del settore. La protesta dei giornalisti di Repubblica ha avuto un impatto diretto sulla copertura dell’evento, con l’interruzione della pubblicazione del giornale cartaceo e dell’aggiornamento del sito web, oscurando di fatto la visibilità mediatica dell’evento.

Secondo i rappresentanti sindacali, questa scelta è stata fatta per sottolineare come la partecipazione a eventi promossi dall’editore non debba influenzare in alcun modo il lavoro giornalistico. Il CdR ha denunciato come la pressione da parte della proprietà per promuovere partner commerciali durante l’evento fosse diventata insostenibile già da mesi.

Maurizio Molinari (a sinistra) con John Elkann (al centro) nel 2022. Foto Ansa/Alessandro Di Marco

La difesa di Exor e di Molinari

L’editore Exor e il direttore del quotidiano, Maurizio Molinari, hanno risposto alle accuse affermando che la gestione dei contenuti editoriali e le decisioni commerciali sono due ambiti distinti. E che il giornale ha sempre operato nel rispetto della libertà e dell’indipendenza giornalistica. Tuttavia, i giornalisti contestano questa visione, sostenendo che le interferenze editoriali siano ormai all’ordine del giorno e che la linea editoriale del giornale sia diventata sempre più subordinata agli interessi economici del gruppo Agnelli-Elkann.

L’accusa principale è che Exor utilizzi Repubblica come uno strumento per promuovere i propri eventi e aziende, mettendo a rischio la credibilità del quotidiano. L’Italian Tech Week appare a molti giornalisti come l’ultimo esempio di questa tendenza, con spazi editoriali concessi a sponsor e partner dell’evento, compromettendo così l’obiettività delle notizie.

Repubblica, le reazioni nel mondo giornalistico

L’Ordine dei Giornalisti e la Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI) hanno pubblicato comunicati ufficiali a sostegno della protesta. E hanno evidenziato come la libertà di stampa sia un valore fondamentale che non può essere sacrificato per motivi economici. “Un editore deve essere consapevole del ruolo che ricopre: non può considerare il giornale come una piattaforma commerciale“, ha dichiarato il presidente della FNSI.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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