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Riforma delle pensioni, le novità nella Manovra 2025

Rivalutazione delle minime, confermate Quota 103 e Opzione Donna. Nessuna riforma strutturale, che invece è sempre più urgente

Il Governo ha presentato la manovra di bilancio 2025, introducendo diverse misure che riguardano le pensioni. Il focus è sulla sostenibilità del sistema e sul mantenimento di un equilibrio tra l’età di pensionamento e l’incentivazione a rimanere sul mercato del lavoro, anche se non è stata ancora varata una riforma strutturale.

Una delle novità principali è l’introduzione di incentivi per i lavoratori che scelgono di continuare a lavorare oltre l’età pensionabile. Si prevede l’estensione del bonus Maroni, che offre vantaggi economici a chi decide di posticipare l’uscita dal mondo del lavoro. Questa misura mira a contrastare l’invecchiamento della forza lavoro e a garantire maggiori risorse per il sistema previdenziale, attenuando l’impatto dell’erogazione delle pensioni sulle casse dello Stato.

Riforma pensioni 2025
Meloni, Salvini e Tajani. Foto Ansa/Uff. Stampa Lega

Pensioni minime

Un altro punto saliente della manovra è la rivalutazione delle pensioni minime, che beneficeranno di un incremento significativo. L’effetto atteso è quello di consentire un miglioramento del potere d’acquisto dei pensionati con redditi più bassi. Questa decisione risponde alla necessità di sostenere le fasce più deboli della popolazione in un contesto di inflazione crescente.

Quota 103 e Opzione Donna

Per quanto riguarda l’uscita anticipata dal lavoro, la manovra conferma la Quota 103, che consente di accedere alle pensioni con 62 anni di età e 41 anni di contributi. Rimane attiva anche l’Opzione Donna, che permette alle lavoratrici di uscire anticipatamente, sebbene ora ci siano modifiche ai requisiti di accesso che li rendono più stringenti.

Pensioni, l’Ape Sociale

Continua ad essere disponibile l’Ape Sociale, una misura che garantisce un ‘ponte’ verso le pensioni per i lavoratori in difficoltà. In modo particolare per coloro che svolgono lavori usuranti o che si trovano in condizioni economiche precarie. L’Ape Sociale è stata prorogata fino a tutto il 2025, senza modifiche sostanziali.

Tuttavia Il Governo ha rinviato la complessiva riforma delle pensioni, attesa da tempo. Una revisione complessiva del sistema dovrebbe affrontare questioni come la flessibilità in uscita e l’introduzione di meccanismi più sostenibili a lungo termine. Questo rinvio ha suscitato perplessità tra i sindacati, che continuano a chiedere interventi più incisivi per garantire un futuro sostenibile al sistema pensionistico.

Pensioni quota 103 opzione donna
Foto Ansa/Claudio Peri

Giovani e bambini sono troppo pochi

Il ritardo della riforma strutturale delle pensioni è legato alle difficoltà economiche che l’Italia sta attraversando. Il lavoro è precario e mal pagato; cresce il numero dei pensionati e diminuisce il numero dei giovani. Mancano lavoratori in molti settori e dunque manca chi paghi i contributi che sostengono il sistema pensionistico.

Sono soprattutto le proiezioni demografiche che continuano a rappresentare una sfida ormai ineludibile. L’aumento dell’aspettativa di vita e il calo delle nascite non compensato dai bambini figli di immigrati rendono urgente una riforma. Altrimenti le pensioni come le abbiamo adesso in Italia – già non alte – in un futuro prossimo non le vedremo più.

In conclusione, la Manovra 2025 presenta novità importanti, ma il rinvio della riforma strutturale lascia aperti molti interrogativi sul futuro del sistema pensionistico italiano. I lavoratori più anziani potranno beneficiare di incentivi per rimanere attivi, mentre i pensionati con redditi più bassi vedranno un miglioramento delle loro condizioni. Tuttavia, la necessità di un intervento più radicale rimane al centro del dibattito politico.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore.

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