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Emilio Carelli: «In Italia c’è una forte voglia di centro: saremo una nuova forza politica» [INTERVISTA ESCLUSIVA]

Il deputato uscito dal Movimento Cinque Stelle spiega le sue ragioni e rilancia

Immaginare il futuro dell’Italia nel dopo pandemia per progettarlo giorno per giorno. E farlo rischiando di persona, a costo di abbandonare una parte politica in cui si è creduto e a cui si è dato molto. Emilio Carelli spiega a VelvetMag le ragioni della sua scelta, annunciata il 2 febbraio, di lasciare il Movimento Cinque Stelle, per confluire, come deputato, nel Gruppo Misto. Ma per dar vita a una nuova componente parlamentare moderata: il Centro-Popolari Italiani.

Lei ha parlato di un “Movimento che ha perso la sua anima”: cosa è successo in questi tre anni da quando Emilio Carelli è stato eletto deputato?

Il Movimento Cinque Stelle ha sempre avuto sogni e ideali molto belli. Dalla lotta alla corruzione a un nuovo rapporto fra politici e cittadini, solo per citarne alcuni, si voleva rivoluzionare l’Italia. Ma ai sogni non è seguita la realtà. L’errore più grave è stato quello di legarsi ai dogmi. Che iniziavano sempre con il termine “Mai”. Mai con la Tav, mai col partito di Bibbiano… Una rigidità che però poi veniva smentita con scelte di segno diverso.

Il suo addio ai Cinque Stelle giunge nel giorno in cui il nome di Mario Draghi balza in primo piano come possibile risolutore della crisi di governo. Come valuta la figura di una personalità da tutti rispettata ma che esce dallo schema politico classico?

Il governo tecnico è sempre una iattura. Però dobbiamo accogliere e valutare con senso di responsabilità l’appello del presidente della Repubblica, che nel suo intervento di ieri sera ha chiaramente precisato tutte le ragioni per le quali vuole escludere il ricorso a elezioni. L’Italia vive in pieno la pandemia del Covid e le sue conseguenze sanitarie, economiche e sociali. Certo, Mario Draghi, da ex governatore della Banca centrale europea, può assicurare all’Italia eccellenti relazioni con le cancellerie di tutta Europa. Occorre anche capire, però, il suo programma, i suoi comportamenti, la sua squadra. Valuteremo con senso di responsabilità.

Con lei nasce il gruppo Centro-Popolari Italiani: qual è il vostro obiettivo?

Mi propongo come aggregatore di una nuova forza politica moderata di centro. Una realtà in cui potranno riconoscersi deputati e senatori scontenti fra i Cinque Stelle ma non solo. Saremo sostenitori dell’Europa, della difesa dell’ambiente, del mondo delle imprese e della tutela dei lavoratori. Mettendo l’innovazione e la ricerca al centro delle nostre iniziative. Un’iniziativa politica che intende dare voce a tutta quell’area moderata e liberale che guarda con diffidenza agli estremismi di ogni genere.

Non c’è il rischio di dar vita, pur con le migliori intenzioni, a un nuovo gruppo politico che poi non riesca a trovare sufficiente consenso nel Paese?

Il rischio c’è ma dobbiamo correrlo. In Italia c’è una forte voglia di centro. Cioè di equilibrio e di moderazione per dare risposte concrete ai problemi reali che i cittadini vivono ogni giorno.

Qual è il sogno di Emilio Carelli oggi?

Dare una risposta moderata e ragionata ai problemi del Paese che guardi ai bisogni dei cittadini nel momento della pandemia e della crisi sanitaria, economica e sociale. E non all’ombelico dei politici.

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Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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