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Musica

Quando ‘I Will Always Love You’ ha raggiunto Whitney Houston (ignorando Elvis)

La vera storia della canzone, brano originale di Dolly Parton, diventata un successo planetario con la Houston e il film 'Guardia del corpo'

Quando nel ’74 Dolly Parton rifiutò di cedere ad Elvis metà dei diritti del suo brano appena uscito, venne ribattezzata nell’ambiente ‘Farfalla di ferro’ (Iron Butterfly). Parton, cantautrice country diventata celebre proprio quell’anno, fece una scelta coraggiosa senza immaginare davvero quanto sarebbe stata ripagata anni dopo. I Will Always Love You era già un ottimo pezzo, ma niente a che vedere con il fenomeno che sarebbe scoppiato nel ’92 grazie alla rivisitazione del brano fatta da Whitney Houston.

Forse Parton subì lo ‘smacco’ di vedere la sua creatura brillare nelle mani di un’altra interprete, destinata quindi a vivere per sempre all’ombra di un pezzo che in origine era suo. Ma c’è da dire che non le andrò affatto male. Da quel momento in poi, la proprietà intellettuale del brano le fruttò milioni di dollari incalcolabili, grazie alle royalties che spettano ai titolari dei brevetti. In poche parole? Dolly si ritrovò, quasi vent’anni dopo, a godere del successo di un brano che in mano alla Houston aveva venduto oltre 16 milioni di copie: “Feci abbastanza soldi da potermi comprare tutta Graceland”.

Guardia del corpo

Semplicemente un successo planetario. E, anche qui, grazie ad un intreccio di coincidenze tutt’altro che prevedibile. Fatto numero uno: I Will Always Love You non fu la prima scelta per la soundtrack di Guardia del corpo. Inizialmente a Withney Houston era stata proposta, come tema del film, Becomes of the Brokenhearted di Jimmy RuffinEsatto, la stessa canzone utilizzata in Pomodori verdi fritti alla fermata del treno, uscito proprio l’anno prima. Ecco il motivo per cui i produttori dovettero cambiare opzione. E per cui noi, invece, dobbiamo rendere grazie a Kevin Costner. Oltre ad essere il partner indimenticabile di Withney nel film, ripescò dai meandri degli anni Settanta il brano di Dolly Parton che all’esordio slittò in vetta alle classifiche, ma che poi perse risonanza (a proposito della differenza tra un’ottima uscita e l’immortalità di un pezzo…). Costner lo trovò perfetto per la Houston. E caspita se aveva ragione.

Che record per Withney Houston 

Rimanendo per quasi 4 mesi in cima alle classifiche statunitensi, vincendo poi tre Grammy più un’infinità di premi internazionali, I Will Always Love You di Withney Houston segnò un successo senza precedenti. La colonna sonora più venduta di ogni tempo (senza dimenticare anche I Have Nothing di Chaka Khan e Run To You, entrambe nominate agli Oscar) ha superato perfino il film in sé (ricordato, comunque, per essere l’esordio cinematografico della cantante). Ad oggi Witheny Houston rimane la prima artista donna della storia a detenere il record di vendite di un singolo.

Quando Parton sentì alla radio il suo brano reinterpretato dalla Houston, faticò a riconoscerlo. La canzone, nata come ‘ultimo saluto’ al sodalizio artistico tra Dolly e il suo storico socio Porter Wagoner, con Withney era diventata una dedica d’amore universale e senza tempo. Un pezzo che, improvvisamente già nel titolo (e così non era stato per l’originale) avrebbe racchiuso per sempre tutta la struggente potenza di un sentimento tormentato. Peraltro rafforzata, grazie all’associazione con il lieto fine della fiaba tra Frank e Rachel (Costner e Houston nel film), dall’idea che di fronte a un certo tipo d’amore predestinato, non ci sia addio che tenga. “Goodbye, please don’t cry. And I… Will always love you”. Alzi la mano chi non l’ha cantata almeno una volta nella vita, piangendo ubriaco su un amore finito.

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