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Venezia e il Mose eterno incompiuto, acqua alta d’agosto e paratoie ferme

Piazza San Marco sommersa come in autunno: è la prima volta che accade in piena estate, mentre il sistema di sicurezza lagunare non entra in funzione

Nemmeno fosse novembre, l’acqua alta fa tremare Venezia a Ferragosto. Sono livelli record, infatti, quelli toccati dalla marea in città negli ultimi giorni: quasi un metro. È la prima volta che succede in piena estate. Solo l’anno sorso l’acqua si era elevata fino a un metro e 2 centimetri alla fine di agosto. Un anno più tardi, due giorni fa, il Centro maree del Comune di Venezia ha registrato 98 centimetri a Punta della Salute, lato Canal Grande. E 99 centimetri a Punta Salute, lato Canale Giudecca. Ma anche un livello di ben 100 centimetri al Lido. Si tratta di altezze d’acqua che hanno sommerso Piazza San Marco, uno dei punti più bassi della città.

Mose fermo, è “tarato” su altri livelli

Il sistema del Mose (acronimo di Modulo sperimentale elettromeccanico) non è entrato in funzione. Per il momento si prevede di attivarlo al di sopra di valori di previsione di 130 centimetri. Una volta entrato a regime, a 110 centimetri. Per vedere livelli di acqua alta di questo tipo ad agosto si deve andare ai 102 centimetri toccati il 30 agosto dello scorso anno. Un test andato a buon fine è invece quello compiuto giovedì scorso 5 agosto alla bocca di porto di Chioggia. Si è proceduto con successo al sollevamento manuale del sistema di barriere del Mose.

Operazioni di collaudo in corso

Si tratta di uno degli interventi periodici che vengono eseguiti quando non vi è necessità di sollevamenti per l’acqua alta. Le operazioni sono iniziate alle 9 del mattino: le paratoie sono state sollevate a gruppi, poi una volta raggiunta l’emersione e successivamente l’assetto operativo, sono state abbassate e riportate in posizione di riposo sul fondo del canale. Il sollevamento è terminato alle 13 con esito positivo, dimostrando l’affidabilità del sistema e la capacità di operare anche in situazioni limite. “Ringrazio le tante professionalità, che hanno permesso il sollevamento manuale delle barriere de Mose – ha detto il Commissario liquidatore, Massimo Miani, in occasione del test – Una risposta indiretta ai tanti scettici. Ora lavoriamo tutti assieme per trovare una soluzione che consenta la ripresa dei lavori e la conclusione dell’opera”.

Consegna dell’opera a fine anno

Sì, perché il punto è questo. Il Mose, sistema di dighe mobili per difendere dal moto ondoso Venezia e la sua laguna, è in costruzione da trent’anni e oltre. Dopo infinite traversie la consegna dell’opera, testata e collaudata, è in programma per il 31 dicembre 2021. Il meccanismo delle 78 paratoie mobili distribuite su 4 barriere alle bocche di porto della laguna di Venezia, è stato messo alla prova (con successo) per la prima volta il 3 ottobre 2020, e quindi presentato all’allora premier, Giuseppe Conte. Fino al termine di quest’anno – dunque al momento della consegna dell’opera – è previsto che il Mose si attivi con maree superiori a 130 centimetri rispetto allo zero mareografico di Punta della Salute. Intanto, però, il centro di Venezia continua ad andare sott’acqua e la “la città più irreale che c’è“, per dirla con Thomas Mann, subisce una ferita dopo l’altra.

Venezia Mose
Una chiatta per il monitoraggio del Mose. Il sistema entrerà in funzione a fine 2021

 

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Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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