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Kabul, i talebani: “Donne a casa. Le forze di sicurezza non sono addestrate a parlare con loro”

I nuovi padroni dell'Afghanistan fanno sapere che non consentiranno più alla popolazione di andare verso l'aeroporto. Finora l'Italia ha evacuato quasi 4mila afghani ma dopo il definitivo ritiro degli Usa non manterrà alcuna presenza nell'area aeroportuale

Torna a parlare in conferenza stampa da Kabul Zabihullah Mujahid. Si tratta del portavoce dei talebani che gli occidentali stanno imparando a conoscere come una sorta di volto presentabile degli studenti coranici. Concede persino a una cronista donna di porgli domande (nella foto in alto il portavoce talebano e Sumaira Khan, corrispondente per varie testate internazionali). Le sue dichiarazioni, apparentemente rassicuranti, vanno in realtà dritte al punto. I talebani, ha dichiarato oggi Mujahid, non permetteranno più ai cittadini afghani di raggiungere l’aeroporto di Kabul per tentare la fuga. Le persone dovrebbero tornare a casa, ha aggiunto. “Non inseguiamo nessuno, non diamo la caccia a nessuno – ha detto il dirigente talebano – non ci sono stati incidenti in nessuna parte del paese e non abbiamo nessuna lista. Noi vogliamo portare pace e sicurezza nel nostro Paese“.

“Caos allo scalo? Colpa degli Usa”

L’Emirato islamico sta cercando di controllare la situazione” all’aeroporto di Kabul, ha aggiunto Zabihullah Mujahid. “La strada verso l’aeroporto è stata chiusa, gli afghani non possono più andare lì, possono farlo gli stranieri. Abbiamo impedito ai cittadini afghani di recarsi lì perché c’è pericolo di perdere la vita a causa della calca, e gli americani stanno facendo qualcosa di diverso, quando c’è la calca sparano, e la gente muore. Sparano alla gente. Noi vogliamo che gli afghani siano al sicuro da questo“. “Io non credo che prolungheremo la scadenza. Il 31 agosto è un piano degli Stati Uniti che hanno previsto loro. Loro hanno avuto tutte le opportunità e tutte le risorse per portare via tutte le persone che appartengono a loro. Noi non prolungheremo la scadenza” per il ritiro completo degli occidentali.

Le donne secondo i talebani

Mujahid ha poi sostenuto che alle donne afghane non si impedirà sempre di andare al lavoro. “In questo momento è per il loro bene, al momento, per impedire maltrattamenti“, ha affermato. Secondo lui le donne lavoratrici non hanno perso il posto di lavoro e ricevono il salario. “Le forze di sicurezza al momento non sono operative e non sono addestrate nell’affrontare la donna, nel parlare con le donne – le parole del portavoce talebano riporta dall’Ansa – e in questo momento dobbiamo fermare le donne. Finché non ci sarà una piena sicurezza per loro. Quando ci sarà un sistema appropriato, potranno tornare a lavoro e quindi riprenderanno lo stipendio. Ma al momento devono restare a casa“.

Di Maio: “Non sarà possibile restare dopo l’evacuazione dell’aeroporto

Nelle ultime 24 ore sono state evacuate da Kabul 21.600 persone, di cui 12.700 a bordo di 37 voli militari americani e 8.900 tramite voli della coalizione internazionale. Dalla fine di luglio gli Stati Uniti hanno trasferito circa 63.900 mila persone, di cui 58.700 dal 14 agosto, data d’ingresso dei talebani nella capitale afghana. L’Italia, a oggi, ha evacuato 3.741 afgani. Di questi 2.659 sono già in Italia, grazie a 44 voli. Sono i numeri illustrati dal ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, davanti alle Commissioni Esteri e Difesa, oggi 24 agosto. L’Italia non è stata in Afghanistan “invano” ha detto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, ascoltato anch’egli in Commissione. “A oggi abbiamo evacuato tutti gli italiani che ci hanno chiesto di lasciare il Paese“. “Dopo che gli americani avranno lasciato l’aeroporto di Kabul non sarà comunque possibile, né per noi né per alcun Paese dell’Alleanza, mantenere una qualunque presenza all’aeroporto“, ha aggiunto.

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Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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