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Fuga dall’Afghanistan: stop ai rimpatri fra 72 ore. Panjshir, Massoud verso lo scontro con i talebani

L'Italia terminerà le operazioni di evacuazione dei connazionali e del personale diplomatico, nonché dei civili afghani, al massimo venerdì 27 agosto

Fra domani 26 e dopodomani 27 agosto cesseranno, salvo contrordini, i rimpatri in Italia dall’Afghanistan caduto nelle mani dei talebani. Il ponte aereo volge al termine prima del previsto. La fine delle operazioni di evacuazione è infatti anticipata rispetto alla scadenza del 31 agosto. Finora, come ha riferito ieri in Parlamento il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, sono quasi 4mila gli afghani evacuati dall’aviazione militare italiana. Oltre al fatto che “abbiamo evacuato tutti gli italiani che ci hanno chiesto di lasciare il Paese“ ha detto il capo della Farnesina, Luigi Di Maio.

Afghanistan, gli Usa via dal 31 agosto

Gli Stati Uniti, invece, lasceranno l’Afghanistan martedì 31 agosto. Joe Biden non ha ceduto alle pressioni dei partner del G7 che al vertice di ieri hanno chiesto all’America di procrastinare la data e restare ancora a presidio dello scalo di Kabul. Le 72 ore precedenti gli statunitensi le dedicheranno alla partenza dei militari rimasti. Sono intanto circa 21.600 le persone evacuate dagli Usa nelle ultime ore. Lo ha reso noto un funzionario della Casa Bianca, spiegando che su 37 aerei militari americani hanno viaggiato circa 12.700 persone. Altri 57 aerei della coalizione hanno trasportato via da Kabul 8.900 persone. Sempre secondo il funzionario, dal 14 agosto a oggi gli Stati Uniti hanno evacuato dall’Afghanistan circa 58.700 fra uomini, donne e bambini.

Resistenza al nord, Massoud non cede

E se l’attenzione degli occidentali si concentra su Kabul, arrivano notizie dal Nord del paese. In particolare dalla Valle del Panjshir, dove esponenti delle minoranze etniche non pashtun, come i tagiki, si radunano attorno alla cosiddetta Alleanza del Nord contro i talebani. Guida della resistenza è Ahmed Massoud (a destra nella foto in alto), giovane erede del ‘leone de Panshir’, il generale Massoud. Fiero avversario dei talebani, Massoud morì assassinato da attentatori kamikaze il 9 settembre 2001, due giorni prima dell’attacco di Al-Qaeda alle Torri Gemelle di New York. “I negoziati in corso tra i leader talebani ed i leader della resistenza guidati da Ahmed Massoud finora non hanno raggiunto alcun progresso” spiega su Twitter Panjshir Province, account riconducibile all’Alleanza del Nord (da cui sono tratte la foto al centro e quella a destra, in alto, @PanjshirProvin1). Il Panshir è forse l’ultima roccaforte anti talebana rimasta nel paese. Una soluzione pacifica dello scontro sembra allontanarsi. “I nostri gruppi della resistenza sono pienamente equipaggiati e pronti a combattere – fa sapere l’Alleanza del Nord – in nessun caso ci sarà la resa.

L’Onu: “Il 60% degli sfollati sono bambini”

Non è escluso, dunque, che la situazione precipiti verso una guerra civile. Scenari che gli afghani hanno già vissuto negli anni ’90. In questo contesto l’Onu ha diffuso dati inquietanti: quasi il 60% degli afghani che sono stati costretti a lasciare le proprie case quest’anno sono bambini. A ripotare la notizia è la Bbc. Dal maggio scorso più di 400mila persone sono diventate nuovi sfollati a causa dell’intensificarsi dei combattimenti in tutto il Paese. In totale, quest’anno, sono stati sfollati quasi 550.000 afghani.

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Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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