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Papa Francesco: “La croce non è simbolo politico ma fonte di vita”

Dalla Slovacchia il messaggio del Pontefice rivolto innanzitutto a chi crede affinché non innalzi bandiere identitarie in nome di Cristo per escludere gli altri e "non attenda trionfi quaggiù"

Dal Papa è arrivata prima la condanna assoluta dell’antisemitismo e il richiamo all’Europa perché si distingua per “una solidarietà che la riporti al centro della storia“. Adesso, al terzo giorno della sua visita in Slovacchia, Francesco ha rivolto un appello ai credenti sul valore della croce di Gesù, il simbolo stesso del cristianesimo. “Non riduciamo la croce a un oggetto di devozione – ha detto Francesco nel corso di una celebrazione con rito bizantino a Presov – tanto meno a un simbolo politico, a un segno di rilevanza religiosa e sociale“.

Il Papa nel cuore dell’Europa

Parole volutamente espresse nel cuore dell’Europa dalle radici cristiane, il cosiddetto Est. Un’area culturale, politica, economica e sociale fortemente identitaria. Anche perché ha vissuto a lungo l’oppressione di regimi totalitari come il comunismo e, prima, il nazismo. E che risente di un rapporto spesso conflittuale con le istituzioni dell’Unione, in modo particolare per quanto riguarda i progetti di redistribuzione dei migranti in fuga da Africa, Asia e Medio Oriente.

Il crocifisso secondo Francesco

Non si contano i crocifissi – ha detto il Papa – al collo, in casa, in macchina, in tasca. Ma non serve se non ci fermiamo a guardare il Crocifisso e non gli apriamo il cuore, se non ci lasciamo stupire dalle sue piaghe aperte per noi. Se il cuore non si gonfia di commozione e non piangiamo davanti al Dio ferito d’amore per noi. Se non facciamo così, la croce rimane un libro non letto, di cui si conoscono bene il titolo e l’autore, ma che non incide nella vita“.

La testimonianza che vuole il Papa

Qui oggi, grazie a Dio, non c’è chi perseguita i cristiani come in troppe altre parti del mondo“, ha detto nell’omelia a Presov. “Ma la testimonianza può essere inficiata dalla mondanità e dalla mediocrità“. La croce esige invece una testimonianza limpida. Perché “non vuol essere una bandiera da innalzare, ma la sorgente pura di un modo nuovo di vivere“. “Quale modo? – ha chiesto il Pontefice – Quello del Vangelo, delle Beatitudini. Il testimone che ha la croce nel cuore e non soltanto al collo non vede nessuno come nemico. Ma tutti come fratelli e sorelle per cui Gesù ha dato la vita“. Secondo Francesco, “il testimone della croce persegue una sola strategia, quella del Maestro: l’amore umile. Non attende trionfi quaggiù, perché sa che l’amore di Cristo è fecondo nella quotidianità e fa nuove tutte le cose ma dal di dentro, come seme caduto in terra, che muore e produce frutto“.

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Domenico Coviello

Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze, come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione Internet de “La Nazione”, “Il Giorno” e “Il Resto del Carlino”, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni, sempre su Internet, all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a “City”, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli – Corriere della Sera. Un passaggio alla “Gazzetta dello Sport” a Roma, e al desk del “Corriere Fiorentino”, il dorso toscano del “Corriere della Sera”, poi di nuovo su Internet per il sito di news “FirenzePost”. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma, e da qui l’approdo a “Velvet Mag”. Ha collaborato a “Vanity Fair”.
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