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John Lydon in bancarotta: “E i Sex Pistols si sono venduti a Topolino”

La battaglia legale tra i Pistols è stata persa da John Rotten/Lydon, che ora è finito finanziariamente in rovina. Come è potuto accadere alla band che ha cambiato la storia del punk rock negli anni Settanta?

Johnny Rotten (all’anagrafe John Lydon), l’ex frontman dei Sex Pistols, è tornato a parlare della battaglia legale (che ha perso) contro i suoi ex compagni di band. E di come questo stia riducendo le sue finanze all’osso, con il timore di non potersi occupare di sua moglie Nora, malata di Alzheimer. Tutto questo in un’intervista rilasciata al The Telegraph.

I precedenti: la battaglia legale per i diritti delle canzoni

Prima la battaglia legale tra gli ex componenti della band, che ha visto schierato da una parte John Lyndon, e dall’altra il chitarrista e il batterista dei Sex Pistols, Steve Jones e Paul Cook. Brutta storia, ma esplosa per motivi piuttosto validi. I due ex Pistols, infatti, avevano citato in giudizio Lydon per risolvere legalmente la spinosa questione dei diritti delle loro canzoni. In sintesi: Jones e Cook pretendevano di utilizzare la loro musica nella nuova serie biopic di Danny Boyle (intitolata Pistols) che racconterà la loro carriera, proprio sulla traccia della biografia di Steve Jones pubblicata nel 2018. Ma Lydon si era rifiutato di cedere i diritti. A spuntarla però sono stati proprio l’ex chitarrista e l’ex batterista della band punk: la sentenza definitiva ha stabilito che già nel 1988 tutti i membri del gruppo avevano concordato di prendere qualsiasi decisione in merito ai diritti delle loro canzoni non seguendo un criterio di unanimità, ma di maggioranza. Vale a dire: due contro uno. Per questo il film di Boyle si farà con i brani dei Pistols.

Ma perché tanta ostilità verso una serie sui Sex Pistols?

Al di là della sentenza giudiziaria e di chi ne sia uscito vinto o vincitore, però, i motivi di tanto ostruzionismo da parte di Lydon sembrerebbero essere quasi di natura etica. O meglio: di natura punk-etica. L’ex frontman ha ribadito in diverse occasioni di non essere a conoscenza dell’uso che la serie tv voleva fare delle loro canzoni. Di contro, gli altri membri hanno dichiarato di averlo informato e invitato più volte a partecipare agli incontri con il regista, che però lui avrebbe sempre rifiutato. Ma quello su cui Lydon si è accanito di più, è il progetto in sé. Al Sunday Times aveva dichiarato senza filtri: “Penso che questa sia la schifezza più oltraggiosa che abbia mai dovuto sopportare. Sono arrivati al punto di ingaggiare un attore per interpretarmi, ma su cosa sta lavorando questo tizio? Sicuramente non sul mio personaggio.

Non di meno lo ha fatto infuriare l’idea che la loro storia potesse finire ad essere riassunta in sei episodi su un canale di proprietà di un colosso, come quello della Walt Disney FX: “Questa serie racconta il momento in cui la società britannica e la sua cultura sono cambiate per sempre – aveva sottolineato, con rabbia, sempre al Sunday Times È l’inizio della street culture di questo Paese… Quando i giovani si sono presi il palco e tutti dovevano stare ad ascoltare, tutti avevano paura, oppure li seguivano. Erano i Sex Pistols.

Johnny Lydon dichiara di essere finanziariamente rovinato

Oltre alla beffa, però, ora John Lydon reclama anche il danno. Un danno finanziario di cui ha parlato nel dettaglio proprio nell’intervista a The Telegraph: Il denaro di Walt Disney contro di me. Chi pensi che avrebbe vinto? I Sex Pistols sono diventati proprietà di Topolino del c***o. Dopodiché ha chiarito la sua situazione economica: “Non ho più risparmi, né credito, né pensione. Non ho niente… sono fottuto. Oltre a dichiarare d’essere finito in rovina, però, l’ex frontman dei Sex Pistols è tornato a tirare in ballo anche i suoi colleghi, definendoli “malvagi” e accusandoli di avergli mosso “un assalto orribile e sgradevole”.

Uno scontro che non accenna a finire, ma che in fondo non sorprende troppo. Insomma, sul rapporto tra John Lyndon e gli altri Pistols (in particolare Steve Jones) non non ha mai brillato l’arcobaleno. Fin dalla sua entrata nella band, quando già nel ’75 Steve Jones lo etichettò come “un vero cog**one”; e in ultimo nella stessa biografia da cui è tratta la serie di Boyle, dove in sostanza viene definito alla stregua di “un teppistello”.

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