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“Benelli su Benelli”: il racconto di un marchio che ha fatto la storia delle due ruote

VelvetMAG incontra in esclusiva il cast e la regista del documentario presentato a Venezia78

Due ruote e la polvere trainata dalla velocità tracciano le fila di una realtà degli anni Settanta e di Antonio Benelli, chiamato da tutti Tonino; l’ultimo dei sei fratelli pesaresi. La sua storia e quella del marchio di famiglia, celebre in tutto il mondo, è stata raccontata in un docufilm presentato durante la 78. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, che ha visto Alessandro Gimelli nel ruolo di Tonino, Neri Marcorè voce fuori campo; e poi ancora nel cast: Matteo Gatta, Gaia Bottazzi e Giovanni Maria Briganti. L’idea di questo docufilm nasce da una duplice esigenza, ovvero, raccontare la vita di un campione e la nascita dell’azienda motociclistica Benelli, che quest’anno festeggia 110 anni di attività.

Per celebrare una leggenda italiana e il suo protagonista, la casa di produzione Genoma Films ha realizzato il progetto di Marta Miniucchi dal titolo Benelli su Benelli. Nella splendida cornice di Venezia78, il prodotto cinematografico ha chiuso le proiezioni speciali delle Giornate degli Autori 2021, e noi di VelvetMAG abbiamo incontrato la regista e i protagonisti del docufilm.

Benelli su Benelli cast
Photo Credits: Teresa Comberiati

Alessandro Gimelli è Tonino Benelli

Con la voce narrante di Neri Marcorè, il film racconta la vita privata del pilota e le numerose vittorie, come le delusioni attraverso filmati, immagini fotografiche ed interviste a chi di Tonino Benelli conosceva anche i tratti, più intimi: “Per interpretare Tonino – ci spiega Alessandro Gimelli spiegandoci di essersi rifatto al Metodo Stanislavskij – oltre ad aver fatto molte domande ai parenti, mi sono informato sul galateo dell’epoca e sul ceto sociale della famiglia che era, benestante. In più mi sono immaginato attraverso i filmati di repertorio, come faccio sempre, ho affiancato il carattere di un animale al personaggio, lo asciugato molto, ed è venuta fuori la personalità di Benelli. Mi sono divertito moltissimo – spiega il protagonista – Son tornato indietro di cent’anni e ho studiato i modi di fare dell’epoca tant’è che è stato un lavoro fantastico, eccezionale”.

L’idea di Gimelli per raccontare l’uomo Tonino Benelli: è di Paolo Rossi Pisu, il produttore di Genoma. “Ale, vorrei fare un lavoro nel pesarese in cui tu sei il protagonista. Inventati una storia. Mi sono detto: sono un attore professionista. Sono motociclista, non ho nemmeno la macchina ma solo la moto. Sono di Pesaro, gli assomiglio anche, la storia è già scritta. Raccontiamo la vita di Tonino Benelli. Quando poi gliel’ho detto è esplosa una bomba” (ride, ndr).

Per l’attore è un orgoglio contribuire a riaccendere la luce sul motociclista, che ha fatto la storia della Benelli, marchio tutt’ora ben noto. Ma la vita di Tonino merita di essere più conosciuta, anche dagli stessi pesaresi:Benelli è stato l’ombelico del mondo. Grazie alla capacità e alla sinergia di questi fratelli è venuto fuori questo marchio; e a Tonino che sono io nel docufilm, gli han dato un giocattolino. Lì si è divertito e per quattro volte ha messo la stella più bella in alto nel podio italiano”. 

Gimelli ha confidato a VelvetMAG di essere un motociclista sfegatato: “Sai che noi al centro Italia siamo motociclisti, ci spetta a dar di gas come si dice da noi. E di aver pensato spesso a cosa fosse la velocità per il suo personaggio: Correre con il pensiero, anche se non è un mood che mi piace molto. Oggi non riusciamo a gustare quei valori semplici. Per esempio – continua l’attore – credo di essere uno dei pochi rimasti, da uomo, a saper fare la pasta fresca. Quel ricordo mi riporta a vivere in campagna o correre tra i prati e divertirsi giocando, perché no, con un sasso a chi lo lancia più lontano”

Benelli su Benelli foto

Una interpretazione che racchiude una questione di polvere, coltelli e sguardi come era esattamente con le moto: “Io ho chiesto a Mirco Giovannini (MG atelier), che è il mio stilista, di farmi un vestito anni ’30, ma anche da motociclista e da tanghero. E sì, ho legato tutte le mie passioni; Mirco – persona eccezionale e grande stilista – è riuscito a mantenere nel vestito che indosso uno stile, una classe, veramente semplice ma autentica. E a me, piace tantissimo. Le origini bisogna sempre mantenerle”.

Le “tre stelle” della Benelli raccontate da Alessandro Gimelli

Rispetto sportivo, tenacia; convinzione e passione per una disciplina forse, allora pericolosa. Ancor di più di adesso perché, come ci racconta Gimelli, erano dei matti. Sono stati i pionieri del motociclismo: “Volevano vincere con la più pura della competizioni. Era questo, e gli si leggeva negli occhi. Anche la cattiveria sulla sella, era più pura. Quando un motociclista cadeva, lui correva con le chiavi inglesi, cacciaviti e si rimetteva a posto la moto da solo”.

Prima di salutarci, Alessandro Gimelli ci ha rivelato l’aspetto, forse più romantico che si cela dietro la polvere generata dalle due ruote:Tonino Benelli ha vinto per la prima e l’unica volta in Francia il 9 ottobre … in quella data in direzione di Pesaro si videro tre stelle brillare, e quelle, sono le tre stelle presenti sullo stemma della Benelli”.

Benelli su Benelli Marta Miniucchi Agostini
Photo Credits: Teresa Comberiati

Gaia Bottazzi in Benelli su Benelli è Maria Rattini

Da Bologna ci ha raggiunti nella splendida cornice della Laguna veneziana il volto che ha interpretato la moglie di Tonino Benelli, Gaia Bottazzi. L’attrice, giovanissima, si è fatta carico di un importante presenza nella vita del motociclista, morto giovane all’età di 32 anni. Interpretare Maria, una donna risoluta, che ha amato un uomo e che ha fatto della velocità il suo ossigeno.

“Maria, era un po’ particolare per il suo tempo. Parliamo di una donna che riusciva a gestire un mondo prettamente maschile. Quel carattere forte, emerge anche dal docufilm, sugli spalti per guardare le gare o attraverso gli sguardi che concede a Benelli; fiera e perfettamente connessa con il suo uomo. Vestita spesso da maschiaccio, Maria fumava tantissimo, come d’altronde anche lo stesso Tonino. E si sentiva a suo agio in un mondo di uomini che annusavano la polvere generata dalle due ruote in velocità”.

Benelli su Benelli attori

Ma interpretare un momento altrettanto forte quanto lo è stata la morte di Tonino Benelli, ha portato l’attrice a sviscerare un capitolo della storia complesso, fatto di attese, sospiri e consapevolezza di quello che di lì a poco sarebbe successo: “Grazie a come è stata costruita la scena mi sono calata molto in quella situazione. Maria e Tonino erano abitudinari. Mangiavano sempre alla stessa ora. Quelle ore si evolvono in attese tra un’inquadratura sul suo sguardo e poi sull’orologio. Lei lo aspetta; sa che deve tornare, ma la porta non si apre. Si avvicina l’ora del pranzo, apparecchia e temporeggia un po’. Il momento è potente; i bambini giocano, lei fuma, ma non li guarda neanche e tutto si rende epilogo nel suono del telefono che irrompe in questo clima teso. Gaia Bottazzi interpreta questo momento con la consapevolezza che Maria già sapesse tutto.

Marta Miniucchi per Benelli su Benelli

Il docufilm è stato realizzato attraverso la direzione di Marta Miniucchi e la sceneggiatura di Annapaola Fabbri. Un lavoro, al femminile, che ha dato una visuale aggiuntiva, il quale non ha fatto altro che valorizzare e arricchire uno spaccato di storia umana, sportiva e personale, molto attuale.

Marta Miniucchi
Photo Credits: Teresa Comberiati

“L’idea nasce da Alessandro Gimelli – ci racconta la regista che ha diretto la pellicola – che è il protagonista maschile del nostro Tonino Benelli ed è un’idea che nasce esattamente a Pesaro. Una storia contestualizzata in un certo territorio, perché vuole raccontare un capito italiano in realtà; uno spaccato del nostro Belpaese degli anni ’20 e ’30. Esteticamente erano periodi molto belli – precisa Marta Miniucchi –  e non solo. Raccontando Benelli abbiamo raccontato il Futurismo e l’ascesa del fascismo“.  Genoma Films prima che Benelli su Benelli diventasse un docufilm, ha chiesto a una regista e una sceneggiatrice donna di affrontare l’argomento.

Una richiesta interessante e altrettanto singolare, come dice appunto la film-maker, perché nonostante non ci sia una passione per la meccanica, Marta Miniucchi e Annapaola Fabbri hanno accetto comunque la sfida: ” Ci ha aiutate il professor Paolo Prosperi – ha spiegato la regista a VelvetMAG – che purtroppo è venuto a mancare da poco, con i suoi racconti, le sue informazioni sul motociclismo e sulla vita di Tonino Benelli, presentandocelo come motociclista ma senza però togliere nulla al suo lato umano, intimo”.

Nel docufilm, per dare il volto al motociclista abbiamo scelto Alessandro Gimelli, perfetto nel ruolo anche per il suo fisic du role e la grande espressione interpretativa. Per la voce fuoricampo c’è Neri Marcoré che accompagna il ritorno di suoni fatto di risate, respiri e squilli di un telefono.

Lo sguardo femminile che rende onore alla mente astuta di Teresa Boni

La storia poi nasce al femminile perché rende importanza all’atto di Teresa Boni, la mamma, che ha dato spazio alla passione dei sei fratelli Benelli. Ha portato sulle spalle una famiglia latifondista e dunque benestante: Siamo partiti dall’intuito di questa madre, dandogli slancio, e poi abbiamo voluto raccontare un po’ l’intimità di Tonino, un ragazzo che non ha avuto una vita lunghissima, ma che amava la velocità. Un uomo audace, ardito. Tutti aggettivi che si addicono peraltro all’ascesa del fascismo. È un viaggio da un lato semplice, dall’altro accurato perché a livello di costumi di Magda Accolti Gil, scene di Marco Scarpa e fotografia di Marco Ferri, abbiamo colto il dettaglio, forse sì, grazie anche allo sguardo femminile che va nella cura. Ecco, c’è esattamente questo amore”. 

Benelli su Benelli sceneggiatrice regista
Photo Credits: Teresa Comberiati

Con estrema eleganza e rispetto si affronta una storia realmente accaduta: Emerge in Tonino, come anche nei fratelli, la ricerca di una libertà di espressione nell’arte della meccanica, anche se era un po’ impopolare e sconosciuta”.  Ma che secondo la regista è anche uno dei segreti della longevità del marchio: “Nonostante la sua morte prematura poi c’è il genio dei fratelli che continua ad andare avanti. La forza per l’azienda parte – conclude la regista – da quel ‘timbro’ iniziale che ha dato una bella spinta: un po’ follia, un po’ temerarietà, come in Tonino Benelli, come nelle moto Benelli.

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Teresa Comberiati

Calabrese, a vent’anni si trasferisce a Roma dove attualmente vive. Amante della fotografia quanto della scrittura, negli anni ha lavorato nel campo della comunicazione collaborando con diverse testate locali in qualità di fotografa e articolista durante la 71ª e 75ª Mostra Internazionale D’Arte Cinematografica. Ha già scritto il suo primo romanzo intitolato Il muscolo dell’anima. Colonna portante del blog di VelvetMAG dedicato alla cronaca rosa e alle celebrities www.velvetgossip.it
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