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Vivien Leigh: tra Rossella e Blanche

Il successo sul palco e al cinema e la "terribile" vita privata

La storia di Vivian Mary Hartley è lunga 53 anni: interrotta per sempre da una tubercolosi mal curata che ne ha causato la morta. Nel mezzo due Oscar come miglior attrice: il primo nel 1939 per la sua Rossella O’Hara in Via col vento; il secondo nel 1951 per Blanche Dubois in Un tram che si chiama desiderio.
Quella che all’apparenza poteva sembrare una vita da star perfetta sotto i riflettori, sul palco dei teatri più importanti del mondo diretta da quel mito del suo secondo marito, Sir Laurence Olivier, nella realtà è stata segnata per tutta l’età adulta da un disturbo bipolare. Quella declinazione della follia, che da un lato le “permise” di essere Vivien Leigh, con le sue interpretazioni memorabili, ma dall’altro ne ha minato la vita sociale, professionale e privata, per tutta la vita.

Vivien Leigh voleva essere Rossella per forza

Via col vento è forse l’unica pellicola nella storia del cinema a cui si perdona la lunghezza. A priori e non per il racconto tratto dal popolare romanzo di Margaret Mitchell, e neppure per Clarke Gable che reciterà ancora e molto. Soprattutto per Rossella O’ Hara e per l’indimenticabile interpretazione di Vivien Leigh. L’attrice ha sentito subito un legame con il personaggio, tanto che nel febbraio 1938 ha chiesto al suo agente americano di segnalarla al produttore David O. Selznick. Per la riduzione cinematografica dell’opera era in corso un’imponente campagna pubblicitaria per il casting della protagonista. Lei vinse la concorrenza delle 1400 attrici provinate, delle star come Bette Davis e Katharine Hepburn, come delle ultime tre candidate: Paulette Goddard, Jean Arthur e Joan Bennett. Non la fermò nemmeno lo scoglio dell’accento: il suo di perfetta inglese doveva trasformarsi in quello di una americana “suddista”.

Oliva De Haviland - Vivien Leigh - Mami

Le cronache arcinote della lavorazione parlano delle difficoltà nelle riprese del kolossal, dovute soprattutto alla sostituzione del regista George Cukor, amico e sostenitore della Leigh, con Victor Fleming, che firmò la direzione del film segnato da estenuanti discussioni con le due attrici della pellicola, proprio lei, come Olivia de Havilland (al centro nella foto sopra). Con cui ebbe un buon rapporto come con Leslie Howard e proprio Clark Gable: che si rifiuto di baciare in alcune scene – poi tagliate – per l’alito che sapeva di fumo.

vivien leigh

I primi “episodi” di Lady Vivien Leigh

La sua carriera anche se interrotta fu assai profilica: una ventina di film e tanto teatro. Oltre alle statuette si è aggiudicata un BAFTA, due New York Film Critics Circle Awards, un Tony Award e una Coppa Volpi a Venezia. Ha interpretato ruoli molto diversi: dalle eroine delle commedie “british” di  Coward e George Bernard Shaw, a quelle delle tragedie shakespeariane. Quasi sempre diretta dal marito Laurence Olivier con cui solo due anni dopo il successo di Via col Vento girò Lady Hamilton – film girato per favorire un sentimento pro-britannico negli americani – che conferì alla coppia un enorme successo negli States e la gratitudine del primo ministro inglese Winston Churchill.

Proprio la notorietà li spinge in tournée in Nordafrica nel 1943 per partecipare ad alcuni spettacoli per le truppe. Vivien si ammala: tubercolosi al polmone sinistro; dimessa dopo molte settimane di ricovero, apparentemente guarita, ma affetta da una fortissima depressione. Cominciarono gli attacchi maniacali, accompagnati dall’alternarsi di momenti di depressione e di iperattività: il suo male, non più oscuro, si era manifestato del tutto.

Nel 1947 i coniugi Olivier sono ricevuti a Buckingham Palace per la cerimonia di investitura a baronetto di Laurence. Vivien conserverà il titolo di Lady Olivier – e status – anche dopo il divorzio. La tournée in Australia e Nuova Zelanda è devastante. Fanno rientro stanchi e malati in Inghilterra. Il matrimonio si incrina, come ha dichiarato lo stesso Olivier anni dopo, proprio in quel momento. Lui che con pazienza quando entrambi erano sposati con altri l’aveva voluta per averla vicina in tutte le sue produzioni shakespeariane.  Questo non ferma i successi in teatro e la Leigh si misura con la prova attoriale dell’Antigone. Voleva essere protagonista di una tragedia, probabilmente anticipando la vita.

Quando Vivien è diventata Blanche Dubois

L’ossessione dalla vita privata salì ancora una volta sul palcoscenico. Vuole essere Blanche Dubois nella produzione inglese di Un tram che si chiama desiderio. Per la sua opera il drammaturgo Tennessee Williams voleva proprio Vivien. Ma la sua salute mentale era già compromessa e il marito temeva l’impatto dei temi forti trattati nell’opera – la scena di stupro, la promiscuità, l’omosessualità – come possibili aggravamenti per la situazione della moglie. Vivien vinse e recitò la prima nell’ottobre 1949. A dirigerla suo marito Olivier, da cui divorzierà nel 1958. Fu aspramente criticata, non solo per il contenuto, ma anche per l’interpretazione tipicamente inglese di lei: classica, composta e posata.
Dopo 326 repliche in teatro volle portarla anche sul grande schermo. La sua ultima grande interpretazione con  Marlon Brando – che la comprendeva appieno – e per la regia di Elia Kazan, con cui i rapporti furono invece assai difficili.  Purtroppo il personaggio era andato ben oltre; il legame tra Vivien e Blanche era diventato morboso e inscindibile: “Ma certo! Il mio nome è Blanche Dubois”, rispose ai medici che l’avevano in cura poco prima di morire. Quasi 20 anni dopo il film: la visione di quel baratro di follia, in cui era dentro da molto, era intatto.

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Angela Oliva

Direttore Responsabile
Pugliese di nascita, muove le sue prime esperienze giornalistiche tra Palio, Sport e Cronaca bianca a Siena durante il periodo universitario divenendo pubblicista subito dopo la laurea con lode in Scienze della Comunicazione. Con il trasferimento a Roma inizia il praticantato che la porterà a diventare professionista nel 2008. Si è occupata di gambling, dipendenze, politica estera (ha una seconda laurea sempre con lode in Scienze internazionali e diplomatiche), ippica, economia. Ha collaborato con giornali, TV (Telenorba), l'agenzia di stampa nazionale Il Velino-AGVNews e con diverse realtà specializzate. Diverse le esperienze in agenzie come account ed advisor del settore bancario, di associazioni di categoria, di comunicazione pubblica, turismo, trasporti, cybersecurity, compliance & risk management, telecomunicazioni, 5G e di gaming.
In parallelo si è occupata di Comunicazione strategica e Marketing come manager in azienda - trasferendosi a Rimini - assumendo spesso anche la responsabilità delle Relazioni esterne. Ha approfondito, con due diversi master, anche i temi della Corporate Social Responsibilty e della Sostenibilità.

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