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Perché Marco Bellocchio ha ancora tanto da raccontarci

Dalla "Nouvelle Vague italiana" al Festival di Cannes 2021: il Maestro di Bobbio è pronto a tornare

Il 16 luglio scorso ha presentato in anteprima al Festival di Cannes 2021 il suo ultimo lungometraggio, Marx può aspettare, dedicato al fratello gemello Camillo, morto 28enne. Alla 16a Festa del Cinema di Roma, invece, ha mostrato alcune sequenze in esclusiva della sua nuova serie tv, Esterno Notte. Irriducibile, a ormai 56 anni di distanza da suo esordio al cinema, segnato da I pugni in tasca, Marco Bellocchio ha ancora tanto da raccontare. Acuto osservatore della realtà e dei suoi cambiamenti, talvolta anticipandoli, il regista di Bobbio si è guadagnato con il tempo il titolo di Maestro. Una “carica” che non dà mai per scontata, riconfermandola di volta in volta. E che, viceversa, il cinema continua a riconoscergli.

Marco Bellocchio e le sue molte vite

Sin dalla giovane età, in Marco Bellocchio era insito qualcosa di inquieto. Dalla primissima infanzia, vissuta tra il Seconda Conflitto Mondiale e l’immediato dopo guerra, fino alla giovinezza e alla prima età adulta, trascorsa nel fervore degli anni 50-60, si può dire che il regista di Bobbio abbia vissuto molte vite. E, ciascuna di esse è stata riproposta nei propri lungometraggi, a partire proprio da quel primo sperimentale approccio alla Nouvelle Vague, con I pugni in tasca (1965). Nella progressiva disgregazione del nucleo familiare, rappresentato nella pellicola, era già stata anticipata quella tendenza ai moti sessantottini. E, di fatto, anche un inquietante presagio di quello che sarebbe capitato, di lì a poco, al fratello Camillo. Ma è già con il secondo lungometraggio, La Cina è vicina, che Marco Bellocchio inizia ad inserire quell’altro grande filtro, attraverso cui interpreta la realtà: la politica.

Ha rivoluzionato l’ordine costituito”

Insomma, rivoluzione e riflessione sono dunque termini chiave, per comprendere al meglio il suo cinema. Un cinema che non si fa solo portatore di istanze innovative, ma cerca soprattutto di ragionare su di esse. E, per riuscirci, non può che tornare a ritroso sugli eventi che, anche in modo doloroso, hanno segnato il Paese, guardando indietro per poi andare avanti. Grazie alla sua opera seconda, Marco Bellocchio riceve il Leone d’Argento alla Mostra del Cinema di Venezia, dando prova definitiva della sua cifra stilistica, riconfermata negli anni successivi. Uno sguardo inconfondibile che, nell’ultima edizione del Festival di Cannes, gli ha fatto valere la Palma d’Oro alla carriera.

A spiegare le ragioni della sua vittoria ci ha pensato Pierre Lescure, presidente del Festival, affermando: “Marco ha sempre messo in dubbio le istituzioni, le tradizioni, la storia personale e quella collettiva. In ciascuno dei suoi lavori, quasi involontariamente o almeno nel modo più naturale possibile, ha rivoluzionato l’ordine costituito.” Quella di Marco Bellocchio è perciò una rivoluzione che dura da oltre mezzo secolo e che non accenna ancora ad arrestarsi (fortunatamente). È il caso, infatti, della sua prima serie destinata su Rai1 che a breve approderà sul piccolo schermo, Esterno Notte.

 

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Cosa sarebbe successo se le cose fossero andate diversamente? Marco Bellocchio ce lo dimostra con Esterno Notte

Allo stesso modo di quanto accaduto nel celebre Sliding Doors, utilizzando l’espediente del come se? Marco Bellocchio ha immaginato un finale alternativo sulla vicenda di Aldo Moro. Con Esterno Notte, il Maestro di Bobbio ha portato a compimento un percorso intrapreso già con Buongiorno, notte nel 2003, liberamente ispirato dal libro Il prigioniero del 1998. Al racconto del rapimento di Moro, terminato poi con l’omicidio del giurista nel 1978, Bellocchio contrappone un esito diverso, una liberazione mai avvenuta di fatto, ma auspicata da tutti.

Con quella tragedia, con la morte di Moro, è come se tutto il mondo avesse subito un cambiamento.” – ha spiegato a proposito il regista, proseguendo – “C’era l’aspirazione di noi giovani che la sua liberazione avvenisse, ci siamo stupiti che non sia accaduta.” E grazie al cinema, Marco Bellocchio ha potuto finalmente liberarlo. Dimostrando, infine, di avere ancora tanto da raccontare.

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Lorenzo Cosimi

Cinema e tv

Romano, dopo la laurea triennale in Dams presso l’Università degli Studi Roma Tre, si è poi specializzato in Media, comunicazione digitale e giornalismo alla Sapienza. Ha conseguito il titolo con lode, grazie a una tesi in Teorie del cinema e dell’audiovisivo sulle diverse modalità rappresentative di serial killer realmente esistiti. Appassionato di cinema, con una predilezione per l’horror nelle sue molteplici sfaccettature, è alla ricerca costante di film e serie tv da aggiungere all’interminabile lista dei “must”. Si dedica alla produzione seriale televisiva con incursioni sui social.

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