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Ludovico Einaudi, l’artista che rende contemporanea la musica classica

Un viaggio attraverso le tappe fondamentali del compositore italiano di fama internazionale, in occasione del suo 66esimo compleanno

Dopo la cerimonia di premiazione degli Oscar 2021, Ludovico Einaudi ha ammesso: “È come se quei premi li sento un po’ miei“; del resto le musiche di Nomadland (che ha vinto il premio come miglior film, miglior regia, miglior attrice protagonista) e The Father (vincitore dei premi come miglior attore protagonista, miglior sceneggiatura non originale), portano proprio la firma del compositore italiano. Un commento modesto, riportato da Ansa, di un maestro che, attraverso il suo pianoforte, restituisce melodie uniche; “La mattina quando mi sveglio il mio pensiero non va all’Oscar ma se riuscirò a scrivere altra musica bella da regalare al mondo“, aggiunge con un’umiltà che si addice solo a chi è veramente grande.

Dagli esordi alla sperimentazione

La carriera di Ludovico Einaudi inizia con il diploma al Conservatorio milanese Giuseppe Verdi e continua ancora oggi, attraverso melodie difficili da inquadrare in uno stile definito, ma sempre estremamente coinvolgenti. Un percorso fatto di tante tappe fondamentali che hanno reso il compositore l’artista inconfondibile conosciuto in tutto il mondo; ispirato alla sua esperienze e agli incontri, durante tutto il corso della sua vita, Einaudi porta in sé e nella sua musica il seme di un’arte sempre attuale.

Negli anni Ottanta il suo maestro è uno dei più importanti compositori del Novecento, Luciano Berio; un mentore di cui Ludovico Einaudi riconosce la grandezza e dal quale prende ispirazione per una musica eclettica, che si apre a tanti generi e ad altre manifestazioni artistiche come la poesia, il teatro e il cinema. Una musica che esce dalle aule dei conservatori per aprirsi al mondo con tutte le sue sfaccettature.

La musica ‘einaudiana’

Gli insegnamenti e le tecniche apprese negli anni di studio sono la base che da origine alla sua arte; ma si tratta di una continua sperimentazione. Nel 1996 esce il primo album, Onde, seguono I giorni, Una mattina e Divenire; quest’ultimo si presenta come un progetto innovativo ed è rappresentato da tre composizioni, eseguite con l’ausilio di un’orchestra di archi: Svanire, Primavera e Divenire, ispirate da tre quadri di Segantini. L’undicesimo album del compositore, Nightbook, esce nel 2009; esso si distingue per la sua natura introspettiva. Gli anni della sperimentazione sono quelli che seguono e prendono forma nelle opere come In a Time Lapse, Elements e Seven Days Walking; progetti in cui non si può notare ed apprezzare la continua ricerca e nuove forme espressive. Questo concede a Ludovico Einaudi la capacità di rappresentare una musica ‘classica’ che si veste costantemente di contemporaneità.

La musica che si potrebbe definire ‘einaudiana‘, proprio per l’originalità che non è possibile inquadrare in uno stile preciso, è innanzitutto una musica semplice; priva di artifici musicali, diretta e fruibile. Nella musica di Ludovico Einaudi ci sono le sue esperienze, il suo vissuto ed è per questo che nel susseguirsi delle sue note è possibile trovare immedesimazione e immediatezza al tempo stesso. E, forse, è proprio per questo che tanti registi hanno scelto proprio le melodie del compositore piemontese come colonne sonore dei loro film.

L”umile’ grandezza di Ludovico Einaudi

Quel che ti dà Ludovico con la sua musica è spazio. Ti permette di andare ovunque tu voglia, anche perché è la sua stessa musica è spazio“; con queste parole l’attore-regista Russel Crowe, che ha voluto Einaudi per la colonna sonora del suo film d’esordio alla regia, The Water Diviner, ha descritto l’essenza delle melodie di Ludovico Einaudi. Come Crowe sono tanti i registi che hanno espresso la loro ammirazione verso il maestro; così come si può apprendere dal podcast Experience: The Ludovico Einaudi Story.

Un pianismo essenziale che allo stesso tempo è in grado di regalare un senso di pace che raggiunge tutti gli ascoltatori, anche oltreoceano. Da Shane Meadows a Èric Toledano, che ha scritto e diretto con Oliver Nakache il best seller francese Quasi Amici, fino ai premi Oscar Nomadlands di Chloe Zhao e The Father di Florian Zeller. Colonne sonore che s’imprimono nella mente, senza indicare un percorso preciso, ma permettendo al cuore e all’anima di esplorare le zone più recondite, con la consapevolezza di trovarsi nel posto giusto, nonostante tutto. “La grandezza di Einaudi? L’umiltà e la capacità di ascolto“; queste le parole del maestro della kora maliano Toumani Diabate e l’elettronicista berlinese Robert Lippok nel descrivere la grandezza di questo artista contemporaneo.

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Francesca Perrone

  • Cultura, Ambiente & Pets

    Messinese trasferita a Roma per gli studi prima in Scienze della Comunicazione Sociale presso l'Università Pontificia Salesiana, con una tesi su "Coco Chanel e la rivoluzione negli abiti femminili", poi per la specializzazione in Media, Comunicazione Digitale e Giornalismo alla Sapienza. Collabora con l'Agenzia ErregiMedia, curando rassegne stampa nel settore dei rally e dell'automobilismo. La sue passioni più grandi sono la scrittura, la moda e la cultura.
    Responsabile dei blog di VelvetMAG: VelvetPets (www.velvetpets.it) sulle curiosità del mondo animale e di BIOPIANETA (www.biopianeta.it) sui temi della tutela dell'ambiente e della sostenibilità.

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