Jared Leto e le sue incredibili trasformazioni, dal Joker a House of Gucci

Eclettico e talentuoso, Jared Leto compie 50 anni ed è sempre pronto a trasformarsi

Artista camaleontico, sia nei panni del frontman dei 30 Seconds to Mars che, soprattutto, nelle vesti di attore, Jared Leto non si è mai risparmiato. Sebbene le sue scelte, talvolta, lo abbiano reso oggetto di numerose critiche – il Joker in Suicide Squad di David Ayer ne è l’esempio per eccellenza – al contempo ha saputo anche conquistare la critica. È il caso della sua Rayon in Dallas Buyers Club di Jean-Marc Vallée, ruolo che gli è valso il Premio Oscar come Miglior Attore Non Protagonista. Nel corso della sua carriera ci ha abituato a cambiamenti fisici incredibili, anzi delle vere e proprie metamorfosi che ne hanno trasformato l’aspetto in maniera radicale. L’ultimo tra questi, nei panni di Paolo Gucci, è ad oggi visibile nel discusso House of Gucci di Ridley Scott.

Jared Leto: da simbolo della Generazione X a icona trasformista

Già grazie al teen drama per il piccolo schermo My So-Called Life (1994-1995), nei panni di Jordan Catalano, Jared Leto era diventato uno dei simboli della Generazione X. Poi il debutto musicale con i 30 Seconds to Mars, insieme al fratello maggiore Shannon Leto ne ha accresciuto la platea di appassionati. Oggi, infatti, allo scoccare esatto dei suoi – primi – 50 anni, l’artista può farsi forte di una platea ultra-generazionale che arriva fino ai nostri giorni. Un uragano – per citare Hurricane, uno dei suoi singoli più famosi – di creatività, soprattutto dagli Anni Duemila, a partire dai quali ha svestito i panni di Icona Xennials, per iniziare la sua progressiva trasformazione.

Dopo essere apparso in ruoli più o meno incisivi, viene scelto da Darren Aronofsky come protagonista per Requiem for a Dream. La pellicola, divisa in tre parti significative – estate, autunno e inverno – segue il progressivo declino del tossicodipendente Harry Goldfarb (Leto) e dei suoi cari. Pur avendo diviso la critica – come, d’altronde, accade per qualsiasi titolo firmato Aronofsky – il film permette a Jared Leto di proseguire con successo la sua carriera cinematografica. Una carriera che, a partire dal 2002, lo ha portato a dividersi tra musica e recitazione.

Il punto di svolta: Chapter 27 – L’assassinio di John Lennon

Dopo il rapinatore Junior in Panic Room di David Fincher ed Efestione, il più caro amico di Alessandro Magno in Alexander di Oliver Stone, Jared Leto sorprende il pubblico con un’incredibile trasformazione. Pur non riscuotendo grande successo commerciale, nelle sale esce Chapter 27 – L’assassinio di John Lennon. La pellicola ripercorre gli ultimi giorni di vita dell’ex Beatles, vissuti attraverso lo sguardo del suo carnefice, Mark David Chapman.

Per rendere al meglio nella sua performance, Jared Leto è ingrassato di 30 kg. Una scelta che in futuro l’artista avrebbe ritrattato, affermando: “Un mio amico stava per ingrassare per un film ed ho fatto del mio meglio per convincerlo a non farlo. Solo perché dopo puoi perdere peso non significa che l’impatto che l’esperienza ha avuto su di te non ti rimanga addosso.” A causa del repentino aumento di peso, inoltre, il medico ha dovuto prescrivergli il Lipitor, per ridurre i livelli elevati di colesterolo.

Un’icona gender fluid da Oscar (nonostante il disastro Joker)

Il suo eclettismo e il rinomato trasformismo hanno permesso a Jared Leto di giocare con la propria immagine in maniera più fluida (un termine ormai chiave per l’ultima Generazione). Trucco, smalto e outfit sempre curatissimi hanno permesso all’artista di rimanere sulla cresta dell’onda, passando da icona Xennials a precursore degli stilemi della Gen Z. Il 2013 rappresenta per l’artista la consacrazione. Dopo aver perso nuovamente quei kg di troppo, al fianco di un Matthew McConaughey – da Oscar – ricopre il ruolo della transgender Rayon in Dallas Buyers Club. Entrambi gli interpreti fanno incetta di premi, fino all’ambito Academy Award. Ciononostante, tre anni dopo spetta a Leto il compito di ricoprire i panni del nuovo Joker nel corale Suicide Squad.

Se lo scopo, infatti, era quello di distogliere l’attenzione – perché dimenticare sarebbe tutt’ora impossibile – dall’interpretazione di Heath Ledger ne Il cavaliere oscuro, il tentativo non è andato a buon fine. Per la sua performance ha ricevuto, inoltre, una candidatura ai Razzie Awards. Tuttavia, ciò non gli ha impedito di tornare nei panni del villain targato DC Comic in Zack Snyder’s Justice League (2021) e, soprattutto, di proseguire la sua carriera cinematografica, fino alla sua ultima grande metamorfosi. Irriconoscibile, nei panni di Paolo Gucci nel lungometraggio targato Ridley Scott si riconferma, per l’ennesima volta, come l’icona trasformista per eccellenza.

Exit mobile version