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Isaac Newton di padre analfabeta: la mente olistica assoluta

Fra i più grandi studiosi di tutti i tempi portò a compimento la rivoluzione scientifica avviata quasi due secoli prima da Niccolò Copernico

Era quello che era il carattere di Isaac Newton, una delle menti più luminose che la storia dell’umanità abbia mai avuto. “Ho minacciato mio padre e mia madre di bruciarli vivi insieme alla loro casa” annotò ad esempio, da ragazzo, su una lista di peccati da confessare in chiesa. E si riferiva al patrigno, un pastore protestante, mentre il genitore naturale, un contadino analfabeta, era morto poco prima della sua nascita.

Cosa ha scoperto Newton

Nato il 4 gennaio 1643 secondo il calendario gregoriano, Newton divenne matematico, fisico, astronomo, filosofo naturale, teologo, storico e alchimista. Si tratta di uno dei più grandi scienziati di tutti i tempi. Si è occupato anche della luce, degli astri, dell’ottica e della formazione dei colori. A lui si deve la formulazione delle tre leggi del moto. E in particolare della legge di gravitazione universale. Quella che tutti crediamo di conoscere a causa del famoso aneddoto della mela che cade in testa a Sir Isaac spaparanzato sotto un albero, inducendolo a riflettere sulla forza di gravità. Fu lui il primo a dimostrare con rigore matematico che il moto delle cose terrestri e quello delle cose celesti obbediscono alla medesima legge. Più in generale, con il suo Principi matematici della filosofia naturale (1687) portò a compimento la rivoluzione scientifica cominciata quasi due secoli prima con Niccolò Copernico e portata avanti da Giovanni Keplero.

Studente-valletto per mantenersi agli studi

Tutti lo sapevano litigioso e vendicativo, introverso e misogino. A scuola i suoi professori definivano Newton “ozioso” e “distratto” ma lui riuscì a iscriversi al Trinity College di Cambridge nel 1661 a 19 anni. Per pagarsi la retta stava al servizio degli studenti figli dei ricchi come cameriere e valletto. È immaginabile che fosse costretto a subire quelli che noi oggi definiremmo atti di nonnismo. A Cambridge studiò geometria e matematica ma poi ci mise del suo. Da solo si lesse Galileo, Cartesio, Hobbes e vari altri filosofi e scienziati del suo tempo.

Il Covid del suo tempo

Alcuni fra gli anni più fervidi di creatività scientifica della sua mente si rivelarono quelli della peste. All’età di 23 anni, fra il 1665 e il 1666, durante una sorta di reclusione forzata nella sua casa del Lincolnshire, a causa della chiusura dell’Università dovuta all’epidemia, Newton inventò il calcolo differenziale. In quell’annus mirabilis lo scienziato inglese cominciò ad abbozzare le sue tesi sulla gravitazione universale e formulò la teoria dei colori dimostrando che la luce bianca solare è composta da 7 colori primari e da particelle. L’invenzione del calcolo infinitesimale, dovette condividerla con il suo collega antagonista Gottfried Wilhelm Leibniz col quale ebbe pessimi rapporti.

Einstein supera la teoria di Newton

Due secoli dopo la sua morte, nel 1905, Albert Einstein confermò le tesi di Newton elaborando l’interpretazione dell’effetto fotoelettrico a partire dal quanto di radiazione elettromagnetica, poi denominato fotone. È vero però che nel corso del XX secolo la concezione newtoniana dello spazio e del tempo è stata superata. Nella teoria della relatività di Einstein lo spazio e il tempo assoluti non esistono, sostituiti dallo spazio-tempo. Ciò comporta dei cambiamenti nelle leggi del moto e della meccanica. Isac Newton fu il primo scienziato a ricevere il titolo di Sir, dalla regina Anna nel 1705. Morì a 84 anni nel 1727 e fu solennemente sepolto nell’Abbazia di Westminster a Londra. Secondo la testimonianza oculare di Voltaire, gli furono tributate esequie degne di un re. I suoi stessi contemporanei lo consideravano una beautiful mind assoluta.

Einstein Albert
Albert Einstein (a sinistra)

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Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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