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Toni Servillo e quel legame speciale con Paolo Sorrentino

I due hanno instaurato una fruttuosa collaborazione che quasi non si riesce a pensare a uno senza citare l'altro

Lo abbiamo visto lo scorso settembre alla 78° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, con ben tre film approdati alla kermesse. Ha indossato infatti i panni del commediografo Eduardo Scarpetta in Qui rido io di Mario Martone. Ci ha poi emozionati come Saverio Schisa – padre del giovane Fabietto – in È stata la mano di Dio, diretto dall’inseparabile Paolo Sorrentino – alla loro sesta collaborazione – per poi “diventare” Gaetano Gargiuli in Ariaferma di Leonardo Di Costanzo. Insomma, che Toni Servillo sia uno tra gli interpreti italiani più apprezzati di sempre è  ormai assodato. Lo dimostra anche il fatto che il New York Times lo abbia inserito nella lista dei 25 migliori attori del ventunesimo secolo. Ma questo è solo uno degli innumerevoli traguardi raggiunti nel corso della sua carriera.

Toni Servillo Venezia78

E poi Toni è un attore che ha sempre nuove armi da mostrare

Nato ad Afragola il 25 gennaio, Toni Servillo è tra gli esponenti contemporanei di quella napoletanità d’altri tempi, patrimonio di defilippiana memoria. Ma lo è in una chiave personale, per certi versi malinconica, che mostra l’altra faccia della città partenopea. La stessa del cantante neomelodico Tony Pisapia ne L’uomo in più o il Titta Di Girolami ne Le conseguenze dell’amore. Quella che dietro le risate, la proverbiale ironia e la vis comica nasconde la vera anima di una cultura millenaria. A sfruttare al meglio questa sua peculiarità è stato soprattutto Paolo Sorrentino – anch’egli, d’altronde, proveniente dalla medesima matrice partenopea. Se l’uno ha mosso le fila dietro la macchina da presa, l’altro specularmente ne ha dato voce e corpo ai pensieri, divenendone alter-ego cinematografico.

 

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Da L’uomo in più (2001), nel corso di vent’anni i due hanno dato luogo a sei lungometraggi, tra cui il vincitore del Premio Oscar La grande bellezza (2013). Un traguardo che potrebbero nuovamente raggiungere nella 94a edizione degli Academy, con È stata la mano di Dio. Ma perché questa coppia funziona? A rispondere è lo stesso regista, in un’intervista concessa a Vanity Fair, nella quale ha affermato: “Siamo abbastanza coraggiosi nell’affrontare e creare certi personaggi. E poi Toni è un attore che ha sempre nuove armi da mostrare: per me non sono finiti i ruoli che può interpretare. Spesso capita che gli attori siano uguali a sé stesi, con Toni non accade mai. Abbiamo fatto sei film insieme, magari ci sarà un settimo e un ottavo, spero.”

Al contempo, lo stesso Toni Servillo si è espresso su quella naturale alchimia che li ha legati – e continua a farlo – nel corso di questi ultimi vent’anni. L’interprete partenopeo ha rivelato: “Il collante che ci lega? Non ce lo domandiamo troppo, lascio che si rinnovi la sorpresa ogni volta che Paolo mi presenta una sceneggiatura.” Insomma, quale che sia l’origine di questa sinergia, poco importa, purché continui!

ITaART festeggia l’attore napoletano con un evento speciale

ITsART inaugura il 2022 in compagnia di Toni Servillo. Nella settimana del suo compleanno, arriva una vetrina a lui dedicata, con alcune delle sue più celebri ed emozionanti performance: da Le conseguenze dell’amore, pluripremiato film di Paolo Sorrentino, al documentario sul pittore Emilio Vedova. Dalla parte del naufragio, in cui Servillo è voce narrante, alla pellicola Gorbaciof di Stefano Incerti. E ancora, arriva in esclusiva sulla piattaforma dal 28 gennaio uno spettacolo unico, ricco e variopinto: Stefano Montanari, sul podio dell’Orchestra e del Coro del Teatro Regio di Torino, esegue un programma diviso quindi in tre parti, un viaggio nella musica francese di metà Ottocento.

Dall’ouverture da La Dame Blanche di François-Adrien Boieldieu, alla Sinfonia in do maggiore di Georges Bizet e, clou dello spettacolo, Lélio, ou Le retour à la vie di Hector Berlioz, con Toni Servillo come voce narrante. L’attore dà voce alle inquietudini sentimentali del compositore, Hector Berlioz, rappresentato dal suo alter ego Lélio, che ritorna alla vita grazie alla musica e alla letteratura, dopo aver pensato al suicidio per amore. Amore e disperazione, allegria, pathos e malinconia, caratterizzano questa rappresentazione, andata in scena, nell’ambito del Regio Metropolitano, alle Officine Grandi Riparazioni di Torino, che rivive su ITsART dal 28 gennaio.

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Lorenzo Cosimi

Cinema e tv

Romano, dopo la laurea triennale in Dams presso l’Università degli Studi Roma Tre, si è poi specializzato in Media, comunicazione digitale e giornalismo alla Sapienza. Ha conseguito il titolo con lode, grazie a una tesi in Teorie del cinema e dell’audiovisivo sulle diverse modalità rappresentative di serial killer realmente esistiti. Appassionato di cinema, con una predilezione per l’horror nelle sue molteplici sfaccettature, è alla ricerca costante di film e serie tv da aggiungere all’interminabile lista dei “must”. Si dedica alla produzione seriale televisiva con incursioni sui social.

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