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Energia nucleare da fusione, nuovo record grazie a scienziate italiane

Il ministro Cingolani favorevole alle fonti 'pulite' di quarta generazione

I ricercatori del consorzio internazionale Eurofusion hanno raggiunto un risultato storico nel campo della produzione di energia tramite fusione nucleare. Oggi 9 febbraio hanno annunciato di essere riusciti a produrre 59 megajoule. Si tratta di un record assoluto nel settore, raggiunto nell’impianto Joint European Torus (JET) di Oxford, in Inghilterra. Vi hanno contribuito anche scienziati italiani, fra cui due scienziate trapiantate a Oxford e coinvolte in Eurofusion: Costanza Maggi e Fernanda Rimini. “Il record di oggi è un passo entusiasmante verso l’energia nucleare da fusione” ha detto Maggi presentando i risultati di JET. È la Commissione europea a co-finanziare il progetto Eurofusion, il quale consiste in una collaborazione scientifica di circa 5mila esperti di tutta Europa. Il risultato dell’impianto di Oxford dimostrerebbe “il potenziale della fusione nucleare come fonte di energia sicura, efficiente e a bassa emissione di anidride carbonica“.

Triplicato il record di 25 anni fa

Negli ultimi due decenni i ricercatori hanno portato avanti una campagna sperimentale per ottimizzare il reattore nucleare oxfordiano. Il record precedente, raggiunto sempre nello stesso reattore nel 1997, si era attestato a 21 megajoule. Poco meno di un terzo di quella raggiunta adesso. Il proposito, adesso, è di far confluire le attività di Jet in un progetto ancora più grande, il cosiddetto Iter. A esso partecipano, oltre che l’Unione europea, anche India, Giappone, Corea del Sud, Russia e Stati Uniti. L’obiettivo finale? Dimostrare come la fusione nucleare possa essere una sorgente per la produzione di energia su larga scala.

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Il ministro per la Transizione ecologica, Roberto Cingolani

Cingolani: “Non sono nuclearista ma…”

La notizia del record di produzione di energia da fusione nucleare arriva da oltremanica in un momento delicato per l’Europa, Italia compresa. Torna infatti d’attualità il dibattito sul nucleare. In un’intervista alla Stampa di ieri 9 febbraio il ministro per la Transizione ecologica, Roberto Cingolani, ha ricordato di “non essere un nuclearista” e che “l’Italia ha già detto no con due referendum e non torniamo indietro“. Tuttavia, ha sottolineato, “non possiamo neppure ignorare che esiste un nucleare di quarta generazione, fatto di piccoli reattori modulari, che generano pochissime scorie“. Un settore in espansione che sia General Electric che il magnate Bill Gates stanno sperimentando. “Non vedo perché l’Italia non debba fare ricerca e sviluppo in questo settore“, ha affermato Cingolani.

Il nucleare nella tassonomia Ue

Del resto, non senza polemiche, il nucleare si trova adesso inserito nelle nuove regole sulla tassonomia Ue delle energie pulite. Le ha approvate la Commissione Europea. In sostanza si ammette che, ad alcune condizioni, il gas e il nucleare possano considerarsi ‘energie di transizione‘. Perciò la nuova normativa sugli aiuti di Stato relativa agli investimenti verdi estende le categorie dove lo Stato può supportare economicamente i privati. A patto che contribuiscano alla riduzione delle emissioni di carbonio. E l’energia nucleare produce certamente scorie non facili da smaltire ma non anidride carbonica.

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Fernanda Rimini, Costanza Maggi e Athina Kappatou di Eurofusion. Foto Twitter @UKAEAofficial

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Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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