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Russia e Ucraina: Abramovich ai negoziati, il ruolo della comunità ebraica dell’ex Urss

Il cineasta Alexander Rodnyansky, su richiesta di Volodymyr Zelensky, ha persuaso il proprietario del Chelsea a mettersi in gioco per la pace

Non è chiaro quale ruolo possa svolgere nelle trattative ma – a sorpresa e su richiesta dell’Ucraina – Roman Abramovich ha assistito ai negoziati in corso fra Ucraina e Russia per far cessare la guerra fra i due paesi. Il miliardario russo-israeliano, patron della squadra londinese di calcio del Chelsea, si trova dunque in Bielorussia, e prende parte allo sforzo per porre fine al conflitto. A rivelare la notizia, il quotidiano israeliano Jerusalem Post. I colloqui fra la delegazione russa e quella ucraina si sono svolti oggi 28 febbraio e sono durati circa tre ore prima di interrompersi e poi riprendere nel pomeriggio.

I legami nella comunità ebraica

Secondo quanto riferisce il giornale di Gerusalemme, il magnate ha stretti legami con le comunità ebraiche sia in Ucraina sia in Russia. A far da tramite fra il Governo del presidente Volodymyr Zelensky, che è di origine ebraica, e Roman Abramovich, sarebbe stato Alexander Rodnyansky. Regista e produttore cinematografico ucraino pluripremiato nei festival internazionali, Rodnyansky, 60 anni, ucraino, è membro dell’Accademia russa delle arti Cinematografiche e dell’Accademia della televisione russa. Anch’egli è di origine ebraica e per due volte è stato candidato all’Oscar.

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I negoziati in Bielorussia fra Russa e Ucraina, lunedì 28 febbraio 2022. Foto Twitter @BelarusMFA

Il ruolo di Alexander Rodnyansky

Nato a Kiev, Rodnyansky è in stretto contatto con Zelensky e il suo staff. Al Jeruslaem Post ha dichiarato che alcuni funzionari dell’esecutivo ucraino hanno contattato lui e altri membri della comunità ebraica in Russia per chiedere un intervento che possa aiutare a porre fine alla guerra. “Gli ucraini stavano cercando di trovare qualcuno in Russia che potesse aiutare a trovare una soluzione pacifica“, ha spiegato Rodnyansky al quotidiano israeliano. “Hanno chiesto aiuto e Roman (Abramovich, ndr.) è la persona che ha deciso di aiutare e mobilitarsi per una soluzione pacifica“.

Abramovich e le sanzioni

Roman Abramovich, 55 anni, è il proprietario del Chelsea Football Club. Il Governo inglese lo ha preso di mira a Londra per le notizie sulla sua passata amicizia con il presidente russo Vladimir Putin. Nel Parlamento di Westminster sono aumentate negli ultimi giorni le richieste per sanzioni a suo carico. Da qui la decisione, da parte dell’oligarca, di affidare la “gestione” del Chelsea – senza cederne la proprietà – agli amministratori della Fondazione di beneficenza del club. Tuttavia, per il momento, la ministra degli Esteri inglese, Liz Truss, non ha dato risposta in merito alla presenza di Roman Abramovich nella black list di oligarchi russi a cui applicare sanzioni in quanto vicini a Putin.

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Il Chelsea, Abramovich e il calcio inglese

A confermare il tentativo di Abramovich di svolgere un ruolo per aiutare i negoziati e favorire la pace è stato un portavoce del Chelsea, precisando che è stata “la parte ucraina a contattarlo per dare sostegno alla ricerca di una soluzione pacifica” e che lui “ci sta provando fin da quel momento“. Questa mattina il club inglese ha preso una posizione ufficiale contro quanto sta accadendo in Ucraina. “La situazione è orribile e devastante. I pensieri del Chelsea FC sono con tutti in Ucraina. Tutti al club pregano per la pace“, si legge in una nota. Hanno fatto il giro del mondo, poi, le immagini dell’abbraccio tra i nazionali ucraini Oleksandr Zinchenko (Manchester City) e Vitalij Mykolenko (Everton) prima della partita fra le loro rispettive squadre in Premier League.

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Oleksandr Zinchenko (a sinistra) e Vitalij Mykolenko, giocatori dell’Ucraina in Premier League

 

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Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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